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A un secolo da Caporetto: cronaca di un'altra Storia

24 ottobre 1917: sono le 2 di notte quando 2mila cannoni degli eserciti tedesco ed austro-ungarico cominciano a riversare la propria potenza di fuoco contro le linee italiane. Siamo lungo il fronte italo-asburgico della Grande Guerra, nei pressi di una minuscola cittadina allora chiamata Karfreit, e oggi, che si trova in territorio sloveno, Kobarid. per noi italiani, invece, da quel giorno e per sempre, quella cittadina diventerà un luogo dell'anima, uno stato mentale: Caporetto.
Iniziava così quella che sarebbe passata alla storia come la disfatta per antonomasia, sinonimo di deplorevole resa frutto di inaffidabilità, indecisione, incapacità organizzativa . Ma fu davvero così? Davvero l'esercito italiano subì una disfatta tale, e quasi senza combattere, sorpreso e stordito dal blitz del nemico? La storiografia più recente, senza mettere in discussione l'esito di quel confronto, è però tornata a interrogare le fonti, i racconti dei soldati, le cronache del tempo, gli archivi, ridisegnando i contorni di quel dramma, definendone un nuovo significato, rovesciando il mito di una disfatta subita da un esercito passivo e demoralizzando, e ritrovando i documenti che attestano il valore di quei soldati che, durante il ripiegamento, combatterono in più di un'occasione all'ultimo sangue per proteggere la ritirata dei commilitoni.
Dario Ricci ritorna in quelle trincee, in quei giorni drammatici, dialogando con Paolo Gaspari, storico e autore di "Le bugie di Caporetto. La fine della memoria dannata ((editore Gaspari), e Claudio Razeto, giornalista e scrittore di "Caporetto, una storia diversa" (Edizioni del Capricorno).

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