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I migliori insegnanti d'Italia, quelli che sanno fare scuola oltre la scuola

C'è chi si improvvisa prestigiatore pur di appassionare i propri ragazzi alle scienze, c'è chi usa i numeri per aprire le sbarre del carcere, chi non ha paura di insegnare matematica a chi in ospedale domani a lezione potrebbe non esserci più.
Sono la nostra meglio docenza - si potrebbe dire - sono gli insegnanti che sanno fare scuola oltre la scuola - li ha definiti la ministra Valeria Fedeli che li ha scelti come i nostri migliori docenti, fra 11mila candidature, nella prima edizione del Premio Nazionale Insegnanti - Italian Teacher Prize, gemellato con il Global Teacher Prize.
A loro vanno dai 30mila ai 50mila euro ciascuno, soldi che vengono versati direttamente alle scuole in cui insegnano e che verranno utilizzati per la realizzazione di attività e progetti coordinati dagli stessi premiati.
E lei, Annamaria Berenzi, la prima classificata, con i 50mila euro fara' partire "In viaggio per guarire", una campagna itinerante in cui i suoi ragazzi, quelli attualmente in cura e quelli già guariti, andranno in giro per l'Italia per condividere con altri studenti la loro esperienza.

Sì, perchè lei Annamaria Berenzi, 51 anni, da nove anni insegna matematica all'ospedale di Brescia.
"Sembra improponibile l'impegno cognitivo per chi non sta bene, invece questo impegnarsi, ottenere dei risultati, essere partecipi di una vita normale che prosegue è motivo terapeutico importante". La scuola e la matematica per affrontare una malattia, la matematica anche per inventarsi un nuovo modo di vivere.

Daniela Ferrarello, 40 anni, per il secondo anno insegna matematica in una sezione carceraria, quest'anno nel carcere di Catania. E ci spiega cosa significa parlare di numeri a chi ha sbagliato."La matematica aiuta a ragionare e insegna a vedere le cose da più punti di vista, ha un valore per tutti gli studenti e anche per i miei studenti detenuti".

Consolata Maria Franco, 64 anni, da 33 anni insegna italiano nel carcere minorile di Nisida. E così ci parla dei suoi studenti. "Ho imparato cos'è il dolore e cos'è la sofferenza. Questo è un luogo dove si perde facilmente, perchè sono ragazzi che partono da situazioni molto complicate, a cui spesso tornano. Le soddisfazioni però, quando ci sono, sono eccezionali".

Da Nisida torniamo al nord. Qui siamo a Trieste, all'istituto comprensivo Valmaura. Dario Gaspàro, 55 anni, da 20 insegna alle scuole medie. Qui non ci sono letti d'ospedale, non ci sono sbarre, ma lui, il nostro prof speciale, si è inventato un nuovo modo di fare scienza. Via banchi e libri, si studia a contatto con la natura, si studia facendo esperimenti ed esperienze. "Io porto i ragazzi in bicicletta di notte, in grotta, in barca, faccio fare attività scientifiche direttamente sul campo. I genitori sorridono, i ragazzi arrivano a casa entusiasti, credo sia importante lavorare sempre con il sorriso, non con quello sguardo truce che ricordo in alcuni docenti che avuto quando ero giovane che mi facevano studiare la materia per timore e non per passione. I ragazzi devo venire invece a scuola con felicità e divertirsi prima di tutto".



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