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C'era una volta la primavera. Il clima che cambia

Un'annata secca poteva capitare anche nella pianura Padana. Come anche un'annata piovosa. Ma erano eccezioni che confermavano la regola degli autunni di pioggia, gli inverni rigidi, il marzo pazzerello e le estati bollenti fino a Ferragosto, quando la prima nebbiolina sul mais maturo segnalava l'autunno incipiente. Stagioni padane di una volta, ora sempre più rare. Il cambiamento climatico è evidente nella progressiva contrazione delle precipitazioni, nell'aumento delle temperature medie. Nella frequenza di eventi estremi. Compresa la siccità del Po, traduzione plastica, della siccità di un distretto idrografico che si estende su 8 regioni, con quasi 20 milioni di abitanti e parchi di straordinario valore naturalistico. Il Po e i suoi affluenti sostengono il 37% dell'industria nazionale, il 55% di quella zootecnica, il 35% di quella agricola e il 55% della produzione idroelettrica.
La siccità che ha caratterizzato l'inizio del 2019 è stata solo in parte attutita dalle piogge di aprile. Senza neve in montagna, come si farà d'estate? L'Autorità di distretto del fiume Po ha già convocato le prime riunioni dell'osservatorio sulle crisi idriche. Bisogna subito risparmiare, recuperare, ridurre gli sprechi d'acqua. Ma bisogna anche progettare il futuro: migliorare le reti, progettare altri invasi, cambiare colture o sistemi di coltivazione. "Non è ancora tutto perduto - dicono intanto gli agricoltori - ma nel 2019 avremo senz'altro una riduzione delle rese e un aumento dei prezzi dei prodotti". Forse anche ittici. Dipenderà dall'evoluzione della stagione al Delta del Po, sempre in precario equilibrio tra mare e fiume.

di Laura Bettini

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