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Parlare per immagini: la rinascita della tv nell'era digitale

Da sempre l'uomo si è espresso comunicando per immagini perché sono più immediate e intellegibili, mentre il linguaggio verbale richiede una transcodifica simbolica non semplice e nemmeno immediata. Ma la comunicazione su Internet è nata grazie alla scrittura: all'inizio i siti erano fatti solo di testi che linkavano ad altri testi, che redirigevano su altri ancora, e così via. Le immagini erano poche, in bassa risoluzione, perché rallentavano il caricamento delle pagine (ho vissuto l'epoca gloriosa dei modem U.S. Robotics a 28.8 kbps: il caricamento di una pagina era lento come un tramonto svedese …). Poi la velocità di trasmissione è aumentata, la banda si è allargata, l'architettura di rete ha migliorato la gestione distribuita dei contenuti e questi si sono arricchiti sempre più di tutti quegli elementi che rendono emozionale un racconto: immagini, video, suoni, interazioni. Solo qualche anno fa l'esperimento di Netflix sarebbe stato improponibile: costi di produzione troppo alti, qualità dell'immagine scadente, quantità di risorse per l'erogazione dello stream troppo elevata, numero di utenti che utilizzavano le piattaforme online per fruire di contenuti che fino a qualche momento prima erano disponibili in quello stupido scatolotto sempre più ingombrante e meno pratico.
Ora possiamo dire che la trasformazione sia avvenuta: il device (la TV) ha cambiato pelle e si è connesso alla rete, reso docile e addomesticato da un semplice smartphone; i momenti di consumo si sono frammentati: quante persone vediamo in metropolitana o sull'autobus (per non parlare dei viaggi lunghi…) che guardano serie tv o documentari su youtube? E il contenuto segue i desideri degli spettatori: un palinsesto componibile a piacere, fatto di stellari produzioni e nicchie interessanti, di diretta produzione privata-aziendale. Qui un esempio interessante. Cambia quindi il modo dell'azienda di raccontarsi, di parlare di se stessa: le parole non bastano più. Sono i fatti, le azioni a diventare l'elemento narrativo centrale del racconto, con la presa diretta dell'immagine a raccontare quello che davvero succede. Un'opportunità dunque, non solo per le aziende di grandi dimensioni, ma anche per i più piccoli. Perché, come giustamente afferma Barbara Bontempi, CEO di DigitalBees ospite di #RadioNext di questa settimana, non è la qualità della produzione a fare la differenza, ma del messaggio. Ecco perché alcuni video, orribili qualitativamente, su youtube raccolgono milioni di visualizzazioni. Non basta più dunque saper scrivere, bisogna saper raccontare un messaggio rilevante grazie alle immagini per raccogliere l'attenzione del pubblico. Siete pronti per questa grande sfida narrativa?

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