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Con il Crowdfunding finanzi la crescita senza banche o venture capital

È possibile trovare i capitali necessari per far partire una startup senza i soldi di papà o delle banche? Certo, ci sono sempre i Venture Capital o, in piccolo. i business angel. Ma, oltre ad essere molto selettivi, sono arroganti e poco trasparenti. Va detto. Altre soluzioni? La diversificazione del rischio di investimento, grazie al Crowdfunding. Il crowdfunding (dall'inglese crowd, folla e funding, finanziamento) o finanziamento collettivo in italiano è un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro in comune per sostenere gli sforzi di persone e organizzazioni. È una pratica di microfinanziamento dal basso che mobilita persone e risorse. Questa è la definizione di Wikipedia. A cui aggiungerei il concetto di community: chi partecipa non lo fa (solo) per diventare ricco, ma (anche) per sentirsi parte di un progetto, per farsi coinvolgere e dare il suo piccolo contributo. La remunerazione del capitale non sempre è sotto forma di denaro, ma anche di esperienza. Le soglie di ingresso possono sfiorare il ridicolo: parliamo di 250/500/1000€, praticamente alla portata anche di uno studente universitario.
Le forme di partecipazione sono molteplici: innanzitutto il crowdfunding equity-based che prevede la cessione di una quota della società per ogni finanziamento ricevuto. Questo percorso viene seguito da chi richiede finanziamenti significativi per lanciare, consolidare o fare crescere la propria azienda. Di segno contrario invece il crowdfunding donation-based, una sorta di liberalità per progetti ben strutturati di associazioni non profit. In mezzo ai due oppsti troviamo il reward-based, utilizzato prevalenwtemente per lo sviluppo di nuovi prodotti dove, a fronte di un versamento si ha diritto a ricevere in anteprima l'oggetto una volta prodotto. Ci sono infine i lending-based, una sorta di piattaforme di prestito tra privati o da proivati ad imprese, con scoring creditizi definiti da un ente terzo indipendente (ad esempio Borsa del Credito), sotto il controllo della Consob. Senza entrare nei particolari del Keep it all o All or nothing, la scelta della piattaforma su cui puntare non è semplice: Concetta Desanto su EconomyUp ne ha censiti oltre 90, vi invito a leggere la lista e a iniziare a curiosare tra le varie proposte online.
I numeri di questo mercato stanno crescendo a vista d'occhio, anche per la relativa facilità di accesso al credito rispetto ai canali tradizionali e alle richieste insostenibili di garanzie da parte delle banche (ricordatevi sempre: più i debiti saranno grandi e più soldi vi daranno… ;-). In Italia nel 2018 sono stati finanziati quasi 100 progetti, contro i 19 di due anni fa. Le prime tre piattaforme (Mamacrowd, CrowdFundMe e Walliance) da sole hanno raccolto 30 milioni di Euro nell'ultimo anno. Interessante soprattutto Walliance, che finanzia investimenti immobiliari in Italia e all'estero con remunerazioni sul capitale attorno al 10% in un anno e tagli di investimenti più significativi per singolo investitore. Per farvi un esempio, il progetto Jesolo Baia Blu ha generatio il 12% di ROI. Il numero di partecipanti alle campagne di Crowdfunding sono in costante crescita anche in Italia: dai 134 del 2014 agli 8.195 del 2018, and counting... Le campagne di successo riescono a raccogliere quasi il doppio rispetto a quanto richiesto dal progetto. Soisy ha raccolto 500mila euro in 48 ore e ora si prepara a scalare il milione di euro. I numeri sono stati presi da Crowdfundingbuzz, un bel magazine, che li ha realizzati con un bel tool. Ma se pensate che il challenge sia semplice, provate a leggere la descrizione della campagna lanciata da Innovitas Vitae su CrowdFundMe: ricca, articolata, basata su dati scientifici richiamabili e consultabili, con un chiaro obiettivo di finanziamento e un progetto innovativo e sfidante. Ma loro non sono una startup partita da un garage. Sono un laboratorio di analisi mediche del milanese che ha investito con successo in strumenti di diagnosi e terapie naturali per superare l'infertilità femminile. Bello vero?
Anche una piccola impresa può farcela. Ne sono testimoni le numerose iniziative che potete vedere sulle piattaforme citate in precedenza. Sotto allora: prima di tutto è necessario individuare un bisogno, costruirci attorno un'idea, strutturarla con un business plan e lanciare la propria campagna. Perché, parafrasando il Novecento di Baricco, non sei veramente fottuto fino a quando hai una buona idea e qualcuno a cui venderla. :-)

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