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Sotto (ignote) spoglie: la storia di Francesco Zucchetti

C'è una storia di rispetto e amore, legata a quell'oro penzolante al collo di quei ragazzi che a Parigi, in quella domenica 27 luglio 1924 in cui l'Olimpiade stava per concludersi, difesero con classe e orgoglio l'oro che l'Italia aveva già vinto quattro anni prima ad Anversa. Ed è questa la storia che vogliamo raccontarvi oggi a Olympia. Angelo De Martini, Alfredo Dinale, Aleandro Menegazzi e Francesco Zucchetti: questi i nomi dei componenti del team azzurro di ciclismo, specialità inseguimento a squadre. Nomi che nascondono parabole, vite, storie, parallele e intrecciate come i raggi di una ruota di bicicletta, sull'asse che collega Lombardia e Veneto
Menegazzi è un 24enne di Buttapietra, vicino Verona; De Martini, anche lui del veronese (da Villafranca) di anni ne ha 27; veneto e 24enne è anche Dinale, di Vallorana di Vicenza. Lombardo di Cernusco sul Naviglio, ma già da tempo trasferitosi a Milano, è il più giovane del quartetto, Francesco Zucchetti, classe 1902. Come Zucchetti, anche la famiglia di Dinale ha dovuto lasciare i luoghi d'origine, quando la Grande Guerra è arrivata in Valbrenta. I due si sono allora ritrovati nel capoluogo lombardo, uniti anche a De Martini, cui li lega la maglia blu del Genova 1913, il club milanese per cui corrono. Quanti intrecci, intorno alla pista di quel velodromo a cinque cerchi, vero?
A distanza di decenni, su quell'asse tra Lombardia e Veneto che tanti legami aveva propiziato tra i protagonisti di questo trionfo, si realizzerà un altro piccolo grande miracolo, che davvero è il sugo di tutta questa storia fatta di coraggio, velocità, fatica, sudore, amicizia. Un piccolo grande miracolo che ha un altro attore protagonista, il signor Tiziano Protti, cernuschese, appassionato di ciclismo e proprietario di un negozio di biciclette. nell'estate del 2015, Protti si trova in vacanza nel bellunese, a Trichiana, dove quasi per caso viene a conoscenza che le spoglie di Francesco Zucchetti, morto proprio a Trichiana nel 1980 senza eredi né parenti, sarebbero ormai state destinate all'ossario comune. Subito, Protti si attiva, coadiuvato dai due piccoli Comuni, per recuperare quelle spoglie e dare a Zucchetti degna sepoltura nella sua città natale.
La sensibilità delle amministrazioni comunali di Cernusco sul Naviglio e di Trichiana, unita alla passione del sig Protti, hanno permesso, nella scorsa primavera, di riportare le spoglie di Francesco Zucchetti a Cernusco, dove sono state accolte con tutti gli onori del caso. Ora Francesco Zucchetti riposa nella sua Cernusco: la vittoria più bella, per colui che pure aveva accarezzato l'oro più desiderato.
A Olympia riviviamo questa storia di dignità, cultura sportiva e rispetto, con le voci dei protagonisti: ritorneremo a Parigi, in quell'esaltante domenica di fine luglio del 1924, per poi spostarci tra Cernusco sul Naviglio e Trichiana. Nella seconda parte, grazie alla voce di Felice Fabrizio, storico dello sport e membro del comitato scientifico della Società Italiana di Storia dello Sport, rivivremo invece l'atmosfera di fine '800 e inizio '900, per scoprire le radici e gli albori dello sport lombardo, in cui attecchì e si sviluppo il talento di Francesco Zucchetti. "Allora il ciclismo più amato era proprio quello su pista - spiega Fabrizio -, che suscitava le passioni dei tifosi e degli appassionati, e Milano era il cuore di questa passione. solo dopo arriverà la strada, ben presto riempita dalla carovana rosa del Giro d'Italia..."

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