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Dall'abisso all'oro: Vanessa Ferrari e Jury Chechi

Una farfalla ferita, una farfalla combattente. Questa è Vanessa Ferrari, la pluricampionessa della ginnastica azzurra. Ancora lacrime a rigarne il viso: stavolta non per un'amara delusione olimpica, come a Londra 2012 o Rio2016; la fuoriclasse della ginnastica italiana piange per un gravissimo infortunio, che potrebbe aver segnato la fine della carriera dell atleta bresciana. Durante la seconda diagonale della finale del corpo libero ai Mondiali di Montreal, infatti, l' azzurra dell Esercito si è infortunata gravemente, uscendo dalla pedana su una sedia a rotelle e tra le lacrime. Drammatica la diagnosi: rottura del tendine di Achille del piede sinistro, lo stesso che era stato operato un anno fa. La Ferrari aveva aumentato la difficoltà dell esercizio per tentare di portare a casa una medaglia in una finale alla portata del suo enorme talento, ma ancora una volta la fortuna non è stata dalla sua parte.
Eppure la farfalla bresciana ha subito reagito con grinta straordinaria: "In troppi, e tante volte, mi hanno già dato per finita. Non sono finita, invece, neppure questa volta: ora mi concedo una vacanza, poi farò di tutto per tornare: solo a quel punto deciderò se continuare o no. Ma lo deciderò io, non il destino".
Come può una campionessa così profondamente ferita nel proprio corpo, e nel proprio morale, avere già la forza di immaginarsi di nuovo in volo, ancora una volta vincente e protagonista? Ne parliamo oggi a Olympia con un altro mito della nostra ginnastica, che da gravissimi infortuni è riuscito a risorgere fino al podio olimpico, conquistando l'oro (Atlanta 1996) e il bronzo (Atene2004): Jury Chechi, "Il signore degli anelli" del nostro sport.

"La reazione di Vanessa non mi sorprende - spiega Chechi: la conosciamo per la sua combattività. il primo passo per risalire è accettare quanto accaduto, poi bisogna trasformarlo in opportunità, poi ancora individuare una strada, una strategia, per arrivare al nuovo obiettivo".

"Come è possibile risorgere? La prima forza del campione è l'immaginazione - ci spiega il professor Stefano Tirelli, docente di tecniche Comparative Sportive alla Cattolica di Milano -: la mente del campione è già in grado di produrre le immagini dell'attesa, della prospettiva, del cammino, del ritorno. Sono quelle le prime mattonelle su cui ricominciare a camminare, per ritornare grande, o almeno fare tutto il possibile perché ciò accada. La Ferrari ritornerà? Difficile dirlo, ma è già sicuro che non lascerà nulla di intentato".

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