Cinquanta anni fa, pugni neri verso il cielo: la parabola di Tommie Smith e John Carlos | Radio24
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Cinquanta anni fa, pugni neri verso il cielo: la parabola di Tommie Smith e John Carlos

16 ottobre 1968, Città del Messico. Sono le 20.41 quando risuonano nello stadio Olimpico le prime note dell'inno americano. C'è un oro, tra i più prestigiosi, da celebrare: quello di Tommie Smith sui 200 metri, col primato del mondo di 19"83. E poi anche il bronzo di John Carlos, preceduto a sorpresa da uno sprinter bianco, l'australiano Peter Norman, autore di una prodigiosa rimonta che l'ha portato all'argento.
Ma il rito del podio, in pochi istanti, diventa protesta, rivolta, condanna: Smith e Carlos, scalzi, piegano lievemente in avanti la testa, e sollevano al cielo una mano ciascuno, avvolta in un guanto nero. Simbolo estremo della denuncia dei soprusi e delle discriminazioni cui sono sottoposti gli afroamericani. Una protesta clamorosa, cui Norman aderisce indossando il distintivo del Progetto Olimpico per i Diritti Umani, il programma di rivendicazione dei diritti umani e civili cui aderiscono gli stessi Smith e Carlos. Quel podio, immortalato in una foto, diventerà una delle immagini-simbolo del Novecento.
Oggi a Olympia, riviviamo quelle ore drammatiche e indimenticabili, e i giorni e i mesi e gli anni che sono seguiti, ricostruendo le parabole di quei tre uomini che, con i loro semplici gesti, hanno lasciato un segno indelebile nella storia dello sport e del Ventesimo Secolo.
"Nulla fu improvvisato, cercammo di mettere a punto ogni dettaglio - ricorda ancora oggi Smith, allora 24enne -: volevamo far capire al mondo che c'era qualcosa di più importante per cui lottare, rispetto a una medaglia olimpica"

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Espulsi dai Giochi, emarginati dalla società civile e dal mondo dello sport, le loro famiglie andate in frantumi: Smith e Carlos, ma anche lo stesso Norman, pagarono duramente quel gesto, su quel podio, in quel 16 ottobre 1968 a Città del Messico, fino a una finalmente ottenuta, seppur tardiva, riabilitazione. "Abbiamo conosciuto povertà ed emarginazione - sottolinea Carlos, oggi 73enne - ma non ho mai dubitato che quello che avevamo fatto fosse sbagliato. e ancora adesso c'è molto da fare"
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Ospite di Dario Ricci e Stefano Tirelli (docente di Tecniche Complementari Sportive presso l'università Cattolica di Milano) è oggi Lorenzo Iervolino, scrittore e giornalista che alla protesta sul podio dei 200 metri a Messico '68 ha dedicato il volume "Trentacinque secondi ancora - Tommie Smith e John Carlos: il sacrificio e la gloria", pubblicato da 66th and 2nd. "L'eredità di quella protesta? Quei pugni alzati verso il cielo, come l'inginocchiarsi di Colin Kaepernick all'esecuzione dell'inno americano, ancora oggi, ci ricordano che quella per i diritti civili e umani una una partita sempre aperta, che ogni generazione deve giocare e vincere", sottolinea Iervolino.
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olympia@radio24.it

La regia della puntata è a cura di Roberta Frisani

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