Le pioniere del calcio: donne in campo durante il Fascismo | Radio24
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Le pioniere del calcio: donne in campo durante il Fascismo

La donna focolare della famiglia, madre premurosa - e pure prolifera, vien da dire - : era quella che cantavano le canzonette, ma anche i megafoni della propaganda fascista, come quella che stiamo sentendo in sottofondo. Ebbene oggi a Olympia facciamo un salto nel tempo e ritorniamo proprio all'inizio degli Anni Trenta quando - sfidando pregiudizi e luoghi comuni - alcune ragazze tra Milano ed Alessandria osarono provare a realizzare un peccaminoso desiderio: giocare a calcio
Giovinezza ben diversa da quella cantata dalla retorica del regime, quella vissute da queste donne, che tra alterne fortune cominciarono a tirar calci a una palla, aprendo così un sentiero che quest'anno ha portato 40mila spettatori all' Allianz Stadium di Torino per assistere a Juventus-Fiorentina della serie A femminile, e che nel giugno prossimo ci condurrà ai quei Mondiali di calcio donne, in Francia, dove l'Italia torna dopo vent'anni di assenza.
L'occasione di ripercorrere a ritroso questa cammino ce la offre il volume, edito da Bradipo Libri "Le pioniere del calcio - La storia di un gruppo di donne che sfidò il regime fascista", scritto da Giovanni di Salvo, ingegnere di professione, ma anche appassionato storico del calcio femminile.
Al suo fianco un altro amico di Olympia, Enrico Landoni, storico dello sport, membro della Società Italiana di Storia dello sport ed esperto proprio del rapporto tra sport e fascismo.
"Come nacque l'avventura di queste prime calciatrici? con un semplice annuncio sul giornale - racconta Di Salvo -: le adesioni furono molte ed entusiastiche. Ma ben presto la reazione del regime e del Coni si fece sentire, spegnendo sul nascere il sogno delle donne calciatrici".

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Eppure campionesse, in altri sport, riuscirono ad affermarsi. Perché allora, questa chiusura da parte del Fascismo rispetto alle donne calciatrici? "Perché quell'esperimento metteva in crisi il concetto stesso di virilità fascista - spiega Enrico Landoni - che per il regime era esemplificata proprio dall'uomo calciatore".
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"Essere pioniere richiede visione, determinazione, ma anche quella leggerezza figlia del coraggio - spiega Stefano Tirelli, docente di Tecniche Complementari Sportive all'Università Cattolica di Milano e mental coach dei campioni -. Forza mentale e capacità di osare si mescolano e permettono di vedere e progettare il futuro. E' quello che fecero allora, quelle donne, aprendo la strada che le ragazze di oggi stanno percorrendo".
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La regia della puntata è a cura di Alessandro Chiappini

olympia@radio24.it

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