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Il lampo spento: il passo d'addio di Usain Bolt

Avrebbe dovuto risuonare sulla pista dello stadio olimpico di Londra, il reggae giamaicano, così come del resto era accaduto cinque anni prima in occasione di quei Giochi Olimpici londinesi che Usain Bolt aveva dominato, vincendo 100, 200 e staffetta 4x100 con quattro anni prima a Pechino. Invece come sapete e come abbiamo sentito l'epilogo della carriera del lampo è stato decisamente diverso: appena terzo sui 100 metri vinti dal controverso Justin Gatlin (più volte in passato squalificato per doping) e dietro anche all'altro statunitense Coleman. E nella staffetta, l'ultima gara in carriera, è andata addirittura peggio.
La vittoria ai padroni di casa inglesi,davanti agli statunitensi e lui, Usain Bolt, che chiude senza neppur aver tagliato il traguardo, nell'ultima frazione della staffetta 4x100, con uno stiramento che ha costretto l'asso giamaicano a sdraiarsi sulla pista, senza concludere la gara. Ma come si è arrivati a un flop di questo tipo? Cosa non ha funzionato, nelle gambe più veloci del pianeta, in quel cervello, in quel cuore?
Seguire il sentiero che porta dritto alla conoscenza della mente (e del cuore) dei campioni è infatti il nuovo percorso intrapreso da Olympia quest'anno: proveremo a capire come funziona quel congegno affascinante capace di trasformare questi uomini e queste donne in semidei, ma anche di bruciarne, in un istante, i sogni e i desideri più intensi. Nostra guida in questo percorso sarà il professor Stefano Tirelli, docente di tecniche Complementari Sportive presso l'Università Cattolica di Milano.

"Quello visto a Londra era un Bolt ben lontano da quello dei giorni migliori - spiega Andrea Buongiovanni, inviato de La Gazzetta dello Sport che ha seguito tutta la carriera del fenomenale giamaicano -; dal punto di vista tecnico sembrava pesante, incapace di distendersi, quasi goffo, come si è ben visto nella macchinosa azione di partenza della finale dei 100 metri".


"Proprio quella partenza è stato il sintomo più evidente di un meccanismo, che dopo aver funzionato tante volte, a Londra si è inceppato", sottolinea il prof. Tirelli. "Quando manca un autentico desiderio, quando non c'è più la voglia, si inceppano proprio questi automatismi, azioni che siamo invece abituati a reiterare sempre uguali a se stesse. L'addio lo abbiamo visto sulla pista londinese, ma Bolt mentalmente aveva lasciato l'atletica già prima delle ultime sfortunate gare mondiali della sua carriera".

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