Kyler Murray e gli altri: i campioni multisport | Radio24
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Kyler Murray e gli altri: i campioni multisport

Un pò emozionato, un pò intimidito, ma anche voglio di far bene e di divertirsi, perché in fondo il segreto è tutto lì. Certo Kyler Murray è un atleta del tutto particolare nello scenario dello sport americano e internazionale. atleta eclettico, mi viene da dire per eccellenza: sì perché il 22enne di Bedford, in Texas, figlio di Kevin ex pro del baseball e nipote di Calvin, ex professionista del baseball, è da sempre un talento precocissimo: fin dai tempi del liceo è il migliore degli Stati Uniti nel football americano e all'Università, la Texas A&M University, sceglie di praticare sia football che baseball, l'altra grande passione di famiglia.

Ebbene anche nel national pass-time americano, come viene indicato il baseball al di là dell'Oceano, Kyer non se la cava per niente male: al punto che nel 2016 si trasferisce ad Oklahoma, e si dichiara eleggibile per il draft della Major League Baseball del 2018, ed è scelto con il numero 9 dagli Okland A's; ma sempre nel 2018 eccolo protagonista di una stagione fenomenale da quarteback nel football americano, tanto da divenire il numero 1 nel draft anche nel football. Da qui allo sbarco nel football a stelle e strisce il passo è breve: Kyler Murray viene scelto come numero uno dagli Arizona Cardinals, di cui è ora diventato il quarterback titolare, che dovrà guidare la rinascita di una delle franchigie più deboli della Lega. Scelta, quella di Kyler, dettata dal talento, ma anche da tanti altri fattori: la popolarità (enorme per i campioni del football, relativa per gli assi del baseball), e quindi il conseguente potere attrattivo per gli sponsor, ma anche la differenza esponenziale d'ingaggio: se dagli Oklands A's Murray avrebbe intascato 4,1 milioni di euro l'anno, mentre Arizona gli garantirà un contratto almeno sette volte superiore.

Insomma, vicenda particolare e con tanti risvolti, per un talento straordinario, se non altro per il livello delle scelte al draft che lo riguardano (lo ricordiamo, primo nel football, nono nel baseball; ma quello di Kyler Murray non è certo l'unico esempio di campione eclettico, in una storia dello sport da sempre caratterizzata dalla dicotomia tra eclettismo ed estrema specializzazione, sperimentazione e specificità esasperata "Essere campioni eclettici e polivalenti? Si può, se il cervello dell'atleta mette a frutto la sua plasticità - spiega Stefano Tirelli - docente di Tecniche Complementari Sportive all'Università Cattolica di Milano e mental coach dei campioni -, perché nella nostra mente ci sono tutte le mappe neuronali necessarie per sviluppare l'intera gamma delle nostre potenzialità: basta, per prima cosa, non avere paura del nuovo e del diverso".

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eppure ci sono stati grandissimi campioni che, pur volendo essere eclettici, non ci sono riusciti. un nome su tutti: Michael Jordan, dominatore nel basket e anonimo giocatore di baseball: perché? "La risposta è facile e complessa al tempo stesso - spiega il professor Tirelli -: nel caso di MJ il basket non era un lavoro o una disciplina sportiva, ma la vita stessa, cui Jordan ha dedicato tutto se stesso, senza possibilità di alternative".
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La regia della puntata è a cura di Valerio Rocchetti
olympia@radio24.it

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