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Il calcio e il dovere della memoria

Puntate speciali, quelle di Olympia, nel periodo natalizio. Dal 24 dicembre al 7 gennaio vi regaleremo alcune straordinarie storie di sport, descritte da chi le ha raccontate in prima persona in alcuni splendidi libri tra sport, società e avventura.
Il calcio, le sue radici, la sua memoria sono i protagonisti della puntata odierna di Olympia. Perché senza la memoria, è impossibile costruire qualsiasi futuro, anche quello del football.
La penna di Adam Smulevich ci conduce sulle tracce e tra le pagine di Presidenti (edito da Giuntina), che racconta le storie tra amore per il calcio e persecuzioni di tre grandi protagonisti, di origine ebraica, del nostro football. Raffaele Jaffe, l'uomo che regalò a Casale un incredibile scudetto alla vigilia della Grande Guerra. Giorgio Ascarelli, il fondatore del Napoli in una stagione contraddistinta da tante felici intuizioni. Renato Sacerdoti, il presidente che per primo fece assaporare ai tifosi della Roma il sogno tricolore. Tre protagonisti del nostro calcio, oggi quasi del tutto dimenticati. Fu il fascismo, e più precisamente furono le leggi razziali, a renderli degli indesiderati. Ascarelli era già morto da tempo quando le leggi entrarono in vigore. Ma ciò non gli evitò una feroce ritorsione postuma. Jaffe e Sacerdoti, pur convertiti al cristianesimo da tempo, furono messi ai margini della società. Il preludio a quello che sarebbe successo di lì a poco. Il fascistissimo Sacerdoti, in clandestinità, riuscì a scamparla. Jaffe invece, arrestato da militi in camicia nera, terminò la sua vita ad Auschwitz. "Questo libro vuole ricostruire le loro storie, non accontentandosi di ripercorrere cronologicamente fatti e situazioni. È uno sguardo d'insieme a una stagione di scelte e responsabilità, in ogni senso. Perché l'orrenda pagina del pregiudizio e della violenza fascista riguarda un po' tutti", sottolinea Smulevich.

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L'altro volume di oggi ci riporta a una tragedia contemporanea, ma che ha colpito l'immaginario collettivi degli appassionati di tutto il mondo
Era il 28 dicembre 2016, la Chapecoense, squadra della prima divisione brasiliana, si apprestava a raggiungere Medellin dove avrebbe dovuto prendere parte alla finale di Coppa Sudamericana contro i colombiani dell'Atletico Nacional. L'entusiasmo in quell'aereo diretto in Colombia la faceva da padrone. Dopo poche ore quegli istanti dominati dalla goliardia si sarebbero tramutati in attimi, ore e giorni di panico. A poco più di un anno dal tragico accaduto non svanisce lo sgomento e non sembrano essere mai abbastanza le parole per descrivere il dolore che ha avvolto la 'Superga d'America'. Ci ha provato, a dare voce e senso letterario a questo sgomento, Lucio Rizzica, inviato di Skysport e autore di "Proprio come una Cometa" (Infinito Edizioni), che ricostruisce la storia delle vittime, dei sopravvissuti, e soprattutto, racconta quello che ancora oggi è la 'nuova' Chapecoense, e fa il punto sull'inchiesta giudiziaria che è seguita a quel dramma. "le responsabilità ci furono, e sono evidenti: sapere che quella tragedia avrebbe potuto essere evitata, oggi, fa ancora più male", spiega Rizzica.
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La regia della puntata è di Valeria Bernardi

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