Berlino 1936: la beffa di Johnson all'orgoglio del Fuhrer | Radio24
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Berlino 1936: la beffa di Johnson all'orgoglio del Fuhrer


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Epici squilli di tromba ci accompagnano lungo il sentiero che oggi ci indicano gli dei dello sport. Cammino che ci riporta ai Giochi di Berlino del 1936, per sfatare una leggenda a cinque cerchi e riscoprire un grande campione che proprio in quei Giochi conquistò un trionfo straordinario. No, non stiamo parlando di Jesse Owens, il fenomenale velocista afroamericano che a Berlino conquistò ben 4 ori su 100, 200, staffetta e salto in lungo; ma di un altro atleta nero, Cornelius Johnson, che vinse l'oro nel salto in alto. E fu Johnson, e non - come accreditato dal mito - Owens con la sua vittoria, a far fuggire dalle tribune Hitler in persona, ben poco desideroso di stringere la mano a un vincitore tutt'altro che ariano. Intrecci e destini che riviviamo con un ospite che di salto in alto davvero se ne intende. Torinese, classe 1989, detentore del primato italiano assoluto, con la misura di 2 metri e 34 centimetri, Marco Fassinotti: "Il salto in alto non è solo sport; è libertà e creatività, è istinto e perfezione tecnica: credo che anche Johnson, quel giorno, abbia provato queste sensazioni".

Nicola Sbetti, membro della società Italiana di storia dello Sport e autore del libro "Giochi di potere. Olimpiadi e politica da Atene a Londra", edito da Mondadori, ci spiega cosa accadde quel 2 agosto 1936: "Hitler aveva premiato i vincitori ariani delle gare precedenti, ma molto probabilmente, visto come stava andando la gara dell'alto, si allontanò in tutta fretta dalla tribuna: fu quindi la vittoria di Johnson a spingerlo ad abbandonare lo stadio, non Owens, che pure fu il dominatore di quei Giochi".

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