1914-2014: La Grande Guerra, il football e la Tregua di Natale | Radio24
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1914-2014: La Grande Guerra, il football e la Tregua di Natale


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Tutto iniziò così, dal desiderio di celebrare il Natale ognuno nella propria lingua, ognuno con le proprie sofferenze e i propri dolori, con i propri feriti e i propri morti; ma anche dalla volontà di far capire al proprio nemico, che era là davanti, in quelle trincee distanti appena poche decine di metri che un destino diverso, di pace e condivisione sarebbe stato possibile, almeno per poche ore, almeno per un giorno, a ricordare a tutti quegli uomini e all'umanità tutta che non era stata creata per sbranare i propri stessi figli, i propri stessi fratelli. e tra quelle trincee allora, come per magia, come per follia, spuntò un pallone. Gli dei di Olimpia e dello sport ci chiedono oggi di rivivere quel giorno di cento anni fa, di rendere omaggio a quegli uomini che compirono il più grande tatto di coraggio nel pronunciare senza paura tutti insieme una sola parola: pace. E' il Natale del 1914. Sarebbe dovuta durare pochi giorni, così pensavano i più, la Grande Guerra: erano già sei mesi, invece, che il conflitto insanguinava l'Europa, e la fine di quel massacro sarebbe arrivata solo quattro anni dopo. Da mesi appunto, lungo il fronte occidentale francesi e inglesi da una parte, tedeschi dall'altra si combattono senza risparmiarsi, in quelle trincee piene di fango, pioggia, neve, topi... Uno dei punti focali è la cittadina belga di Yeper, Ypres in francese Ma oggi è Natale, e non possiamo continuare ad ammazzarci anche oggi, e poi lì, in quella Terra di Nessuno che divide le nostre trincee dalle loro, ci sono i morti da seppellire, e qualche ferito agonizzante cui magari si può ancora prestare aiuto, devono aver pensato in molti. Forse, dicono le fonti, furono i tedeschi a intonare i primi canti natalizi; ma se è andata poi davvero così, di certo gli inglesi e i francesi furono pronti a rispondere, cantando a loro volta. E allora minuto dopo minuto, eccola la piccola grande magia: quegli uomini posano le armi, e cominciano prima con grande cautela, poi con passo sempre più deciso a uscire dalle trincee, a venirsi incontro, a stringersi le mani, a scambiarsi sigari e liquori, poi ad abbracciarsi, a raccontarsi le proprie vite e le proprie sofferenze. Il pallone come strumento di dialogo e di pace, anche nelle condizioni più terribili ed estreme, come quelle che in quel Natale di cento anni fa, nel 1914, caratterizzarono il fronte occidentale della Grande Guerra, quello che contrapponeva inglesi e francesi da una parte, e tedeschi dall'altra. Ebbene, abbiamo rivissuto insieme momenti e testimonianze de La tregua di Natale, e abbiamo visto come il calcio svolse in quell'occasione un ruolo fondamentale nell'avvicinare i soldati dei due schieramenti. Ne parliamo ora col nostro ospite, il generale Giorgio Seccia, scrittore, storico e membro della Società Italiana di storia dello Sport, autore di un libro, "Il calcio in guerra, gioco di squadra e football nella Grande Guerra", pubblicato da Gaspari editore. "Perché fu possibile la tregua? Era Natale, e poi nella terra di nessuno, fra le due trincee, c'era i morti da seppellire...", spiega Seccia. "Partite di calcio? Certo nulla di ufficiale, ma scattarono spontanee delle partitelle tra amici. Chi portò il pallone? Naturalmente gli inglesi, che ne avevano un bel pò anche nelle retrovie...". Quella tregua farà infuriare re, principi e stati maggiori; rimarrà un episodio unico e isolato; un giornata di fratellanza e pace. La guerra ricomincerà presto a sbranare uomini e sogni, ma chi tornerà da quelle trincee non dimenticherà mai più la tregua di Natale.
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