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All'università come in chiesa?

All'Università di Torino un professore di economia aziendale, stufo di vedere studentesse scollacciate e ragazzi in ciabatte, ha pubblicato un regolamento su alcuni principi di decoro nell'abbigliamento che, con l'arrivo della primavera e in vista dell'estate, devono essere osservati dagli studenti nel rispetto dell'istituzione universitaria.
Agli studenti è fatto divieto di indossare pantaloni strappati, pantaloni troppo corti e di presentarsi con i sandali o le infradito. E in particolare le ragazze non devono vestirsi come se fosse venerdì sera. I trasgressori non veranno ammessi a lezioni, colloqui ed esami.

Oggi vogliamo sapere se ritenete che un certo abbigliamento giovanile sia davvero eccessivamente provocante e sciatto e se auspicate che queste regole di decoro vengano in futuro estese anche a tutte le altre università, alle scuole, e magari ai luoghi di lavoro.
Questi gli schieramenti:
1 -Libero ciabattisti minigonnisti. Ma che male fa un ragazzo o una ragazza a vestirsi come gli fa più comodo o secondo la moda? Vogliamo imporre alla gioventù di tornare agli anni 50 e all'era pre-minigonna?
2 - Giaccacravattisti.strappofobici. Giusto introdurre regole di decoro. Non se ne può più di vedere ragazze in jeans ridotta brandelli, perizomi sulla schiena,scollature provocanti. L'università e la scuola sono istituzioni che vanno rispettate come le chiese.
3 - Uniformisti radicali. Per evitare esibizionismi sciatti e provocanti l'ideale è far indossare agli studenti una divisa per ragazzi e ragazze ugali per tutti. L'ordine nell'abbigliamento è segno di disciplina mentale e di rispetto.

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