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Il "Lodo Moro" e i legami tra i palestinesi e il terrorismo italiano

Il sistema anti-emergenza migranti in crisi per l'emergenza migranti - Costato già trecentomila euro, l' Sga, il nuovo Sistema informatico del Viminale che dovrebbe tracciare e distribuire i migranti sul territorio nazionale, allo scopo di controllare le presenze effettive ed evitare le truffe sui numeri, è già in crisi. Il motivo? L'emergenza sbarchi estiva, perfettamente prevista, ha mandato il tilt il sistema, la cui partenza effettiva è stata nuovamente posticipata – come racconta Fausto Biloslavo nell'articolo "Il sistema di emergenza? In tilt per l'emergenza" (da Il Giornale del 29 giugno)

Strage di Bologna: la bomba fu palestinese? - "E se la strage di Bologna del 2 agosto 1980 non fosse "nera"? - si chiede Maurizio Tortorella in un articolo Strage di Bologna, la bomba fu palestinese?" (da Panorama di giovedì 22 giugno). Valerio "Giusva " Fioravanti e Francesca Mambro, i due neofascisti che 22 anni fa vennero condannati all'ergastolo quali responsabili della strage, si sono sempre dichiarati innocenti, anche se hanno ammesso la paternità di molti altri omicidi e atti di terrorismo. Dell'ipotesi che dietro al peggiore attentato nella storia d'Italia ci fossero invece i palestinesi si è parlato spesso: la causa scatenante della strage, che costò la vita a 85 persone, sarebbe stato l'arresto di tre militanti della sinistra eversiva e di un rappresentante del Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp), che avrebbe così fatto cadere i termini dell'accordo previsti dal "Lodo Moro". Siglato nel 1973 fra il governo Rumor (nel quale Aldo Moro era ministro degli esteri) e il Fplp, l'accordo di non belligeranza prevedeva nessun attentato in Italia il cambio di piena libertà di movimento per i terroristi palestinesi. Di questi ipotesi di parla in due libri usciti di recente: "I segreti di Bologna. La verità sull'atto terroristico più grave della storia italiana" (Chiarelettere), scritto dall'ex giudice Rosario Priore e dall'avvocato Valerio Cutronilli e "Oltre il terrorismo. Soluzioni alla minaccia del secolo" (G-Risk) scritto dal generale Mario Mori.

Le mezze verità di Abu Sharif
- Del "Lodo Moro" si è tornato a parlare qualche giorno dopo la pubblicazione di questo articolo, quando lo scorso 26 giugno Bassam Abu Sharif, già consigliere di Yasser Arafat e portavoce del Fronte popolare di liberazione della Palestina, ha rilasciato una deposizione di quattro ore alla Commissione bicamerale d'inchiesta sulla morte di Aldo Moro. Lo scopo dell'audizione era quello di avere chiarimenti sui rapporti tra gruppi palestinesi e i terroristi europei e su quanto avvenne prima, durante e dopo il sequestro e l'omicidio di Aldo Moro. Secondo quanto scrive Stefano Vespa nell'articolo "Caso Aldo Moro, cosa (non) ha detto Abu Sharif" (pubblicato il 27 giugno sul sito della rivista Formiche) (http://formiche.net/2017/06/27/caso-aldo-moro-cosa-abu-sharif/ ) Abu Sharif si è limitato a dare risposte piuttosto evasive, evitando di parlare di legami tra i terroristi palestinesi e quelli italiani, e cercando invece di tirare il ballo gli Stati Uniti e la Cia. In compenso però, al termine dell'audizione l'esponente palestinese si è impegnato a fornire prossimamente alla commissione il testo del cosiddetto Lodo Moro e i nomi dei brigatisti che, a suo dire, sarebbero stati in realtà infiltrati americani.
Due giorni dopo, su Il Secolo d'Italia, Abu Sharif ha rilasciato un'intervista esclusiva a Franco Bucarelli, contenuta nell'articolo "Ecco tutta la verità sul Lodo Moro" (da Il Secolo d'Italia del 29 giugno).

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