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Grandi multinazionali e tasse - Dazi, i rischi per il made in Italy - Dati Bankitalia su ricchezza e povertà

Le grandi multinazionali stanno pagando tasse sensibilmente inferiori rispetto al periodo precedente la crisi del 2008. Lo scrive il Financial Times sottolineando come a fronte di uno sforzo degli stati per rimettere in ordine i conti pubblici non abbia corrisposto alcun aumento della pressione sui profitti delle grandi aziende. Il tasso medio del prelievo sui profitti si attesta l 9%, il 2% in meno rispetto a 10 anni fa. Regole che permettono alle aziende si spostare i guadagni e rimandare i pagamenti hanno ulteriormente il contributo alle casse pubbliche. Secondo KPMG dal 2008 ad oggi gli Stati OCSE hanno aumentato le tasse sulle persone fisiche in media del 6% mentre hanno ridotto quelle sulle aziende del 5%. Uno studio di Credit Suisse ha messo in luce come colossi come Microsoft, Apple, Qualcomm, Cisco, Pfizer, Google, Merck abbiano depositi in paradisi fiscali per circa mille miliardi di dollari, per lo più investiti in titoli di Stato USA e strumenti finanziari. Il 21 marzo la commissione UE dovrebbe pubblicare il testo per il nuovo regime fiscali dei colossi web. Si ragiona su un aliquota tra l'1 e il 5% sui ricavi (non profitti) realizzati in Europa. La tassa si applicherebbe a web company con giro d'affari globale di almeno 750 mln di euro e ricavi in Europa superiori ai 20 milioni.- In Italia quasi una persona su 4 era a rischio poverta' nel 2016. Secondo l'indagine di Bankitalia sui bilanci delle famiglie la quota di individui con un reddito equivalente inferiore al 60% di quello mediano (che individua il rischio di poverta' ed era pari a circa 830 euro mensili nel 2016) e' salita al massimo storico del 23% dal 19,6% del 2006,. Nel caso degli immigrati l'incidenza di questa condizione e' salita dal 34% al 55%, e una crescita notevole del rischio poverta' si e' avuta anche al nord (dall'8,3% al 15%).
Il 23 marzo entreranno in vigore i dazi decisi dal pres Usa Donald Trump: al 25% sull'acciaio e al 10% sull'alluminio importati, anche se Trump ha confermato l'intenzione di "mostrare flessibilità e cooperazione con i Paesi amici". Per ora il trattamento speciale è riservato a Canada e Messico (subordinato all'esito positivo della rinegoziazione dell'Accordo Nafta di Libero Commercio del Nord America) e Australia. Reagisce l'Ue, che attraverso il Commissario europeo per il commercio, Cecilia Malmstrom, ricorda che l'Unione e' uno stretto alleato degli USA e che dovrebbe essere esclusa da queste misure". Sul tavolo di Bruxelles ci sarebbe una lista di prodotti americani oggetto delle contromisure per 2,8 mld di euro (ossia l'impatto dei dazi Usa): dai jeans Levi's alle moto della Harley Davidson, al whiskey Bourbon. La Cina ha avvertito che si difenderà, la Corea del Sud valuta un ricorso al Wto.
Ospiti: Alessandro Galimberti, Laura Galvagni de il Sole 24 Ore; Luigi Scordamaglia, pres Federalimentare; Antonio Gozzi, presidente Federacciai. Spazio al commento della giornata di Borsa.

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