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EUROPA EUROPA - Jean-Michel Jarre, una star per i diritti degli autori europei


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Appuntamento speciale di Europa Europa, condotto da Gigi Donelli, sabato alle 12,30 su Radio24. Ospite in studio è Jean Michel Jarre, pioniere della musica elettronica, interprete di alcuni tra i più importanti eventi musicali di massa degli ultimi anni.
Jarre, protagonista nel 1981 del primo concerto di un musicista occidentale nella Repubblica popolare cinese è nato e Lione 70 anni fa e negli anni anni ha sempre privilegiato per i suoi show luoghi che avessere un senso, sociale e non solo artistico, da Pechino, a Danzica negli anni '80, a Riad oggi. L'artista francese presenta Equinoxe-Infinity, racconta il suo impegno ambientale e si racconta come "orgoglioso figlio di una combattente partigiana", dalla quale ha imparato che a volte è indispensabile opporsi al pensiero dominante. Presidente da 5 anni della Confederazione internazionale delle Società di Autori e compositori è convinto che la rivoluzione digitale sia favorevole alla creatività a patto di essere capaci di governarla, oggi.


Una formazione musicale classica in gioventù e poi la scelta di comporre con un sintetizzatore. Quando ho cominciato a fare musica ho effettivamente iniziato con una formazione classica. Poi ho fatto parte di alcuni gruppi rock e successivamente sono entrato in un gruppo di ricerca musicale diretto da Pierre Schaffer, che è stato veramente il pioniere della musica elettro-acustica ed elettronica. Ed io, allora, sono stato letteralmente sedotto dal fatto che per la prima volta si parlava di musica non solo basata sulle note e sul solfeggio, ma anche definita in termini di suoni, e l'idea di uscire per strada e registrare il suono della pioggia, del vento, della strada e poi di trasformare tutto questo in musica era qualcosa che in quegli anni - eravamo in pieno '68 con la protesta degli studenti e così via - mi sembrava l'occasione ideale per ribellarmi in un colpo solo tanto alla musica classica che a quella rappresentata dall'establishment del rock&roll.

Un primo album Equinoxe che sembrava invendibile. Brani lunghi, nessuna voce, solo elettronica. Il tutto in casa, 40 anni prima dell'arrivo del "modello youtube". Sì, è vero. E' stata l'occasione per costruire quello che credo fosse il primo "room-studio" mai realizzato in Francia, e forse anche in Europa. Alla base c'era il desiderio di poter lavorare in casa, in quello che era proprio il mio studio. Fare musica in casa come uno scrittore o un pittore. Era una situazione del tutto contrapposta al luogo comune secondo il quale la tecnologia renderebbe più difficile affrontare ed esprimere delle emozioni. Io ho sempre pensato l'esatto contrario: per me la musica elettronica è come la cucina, e...vede io sono lionese, sono nato a Lione e come gli italiani amo cucinare, stare in cucina, in uno spazio che è organico ed al contempo molto tattile, e non penso proprio che fosse un caso il fatto che il mio primo studio sia stato costruito proprio dove prima c'era una cucina.

Dopo la Francia con Equinoxe arriva il momento della Cina. prima artista occidentale a Pechino e Shanghai.E' una storia curiosa. Dopo i miei primi concerti ho avuto l'occasione di suonare a Parigi, in Place de la Concorde, dove con mia grande sorpresa ho raccolto un pubblico di quasi un milione di persone. Poco dopo quel grande concerto ho ricevuto una telefonata dal ministero della Cultura cinese: era il periodo in cui la Repubblica popolare usciva dagli anni di Mao Tse Tung e dalla fine di quella che era chiamata "la Banda dei 4". Era un paese che si apriva dopo tanto tempo, e il ministero della cultura in un primo momento mi chiese di andare in Cina per una sorta di "master class", perché avevano scelto il mio lavoro come prima musica occidentale da trasmettere alla radio dopo 30 anni di blocco totale di brani stranieri. Prima di allora nella Repubblica popolare cinese c'era spazio solo per la musica che serviva a esaltare la gloria di Mao e del partito. Fu un grande shock culturale per tutto il paese. E dopo, altrettanto improvvisamente, l'invito da parte delle autorità cinesi si estese a realizzare due concerti, a Pechino e a Shanghai. E' stato un grande momento, allora mi sembrava di andare a suonare sulla Luna, e penso sia stato lo stesso anche per loro. Da allora ho mantenuto un rapporto molto intenso con la Cina ed i cinesi.

JMJ, una star che cammina nel mondo real. Da qualche anno è presidente dell'associazione degli Autori europei. Ho accettato perché credo che oggi viviamo tutti in una fase storica straordinaria e complessa. La tecnologia ci permette di vivere con la musica in tasca, letteralmente, grazie ai nostri smartphone. E' una cosa fantastica, ma allo stesso tempo c'è un lato oscuro - cosa che con la tecnologia accade sempre. La tecnologia è quella che fa sì che l'industria creativa non sia mai stata così fiorente, non ha mai creato così tanti posti di lavoro, non ha mai prodotto un fatturato complessivo così importante. Allo stesso tempo, però, gli autori e i creatori di contenuti che sono al centro di questa industria non sono mai stati tanto vulnerabili: e sono resi così fragili proprio dal sistema e dalla tecnologia.
Credo che oggi sia davvero indispensabile portare avanti una riflessione per definire un modello economico che si adatti a queste nuove condizioni. Bisogna costruire un modo nuovo di diffondere i contenuti culturali, e non mi riferisco solamente alla musica, ma parlo delle immagini, della scrittura, di quello che fate voi alla radio. E' un sistema nuovo che va letteralmente inventato ed è per questo che ho preso la presidenza di questa confederazione che raccoglie qualcosa come 5 milioni di creatori di contenuti nel mondo, che sono musicisti ma anche realizzatori di film, o pittori, piuttosto che inventori di giochi elettronici.
L'obiettivo è quello di cercare di far passare il messaggio che all'interno di uno smart-phone la vera parte smart siamo noi. Nella grande torta del digitale, che è davvero gigantesca e che serve un'industria che utilizza i nostri contributi creativi, è indispensabile che gli autori ed i creatori abbiano la loro parte. Penso che sia legittimo e nello stesso tempo moderno. Credo che oggi il diritto d'autore, che è stato inventato nel XVIII secolo proprio dai francesi e dagli italiani, sia un fattore di modernità, proprio perché non è tanto legato ad un supporto, ma è legato alla pagina bianca che si riempie di un contenuto che è giusto remunerare per il suo giusto valore.


Dodici direttive europee ma la battaglia per il diritto d'autore è tutt'altro che decisa. Nel mondo di YouTube la si può vincere?E' possibile e decisamente praticabile, considerando anche che tutto è tracciabile. E' più facile oggi di quanto non potesse esserlo 100 anni fa. Oggi dico che possiamo essere fieri di essere europei. Il Parlamento europeo ha preso una decisione molto saggia mettendo gli autori nella condizione di negoziare con Youtube, che oggi è evidentemente la più grossa piattaforma di distribuzione musical del mondo. E' evidente ovunque, e se andate per strada, anche qui a Milano, e chiedete qual'è la piattaforma musicale più grande, vi diranno tutti YouTube. Eppure YouTube si considera come una punto di raccolta e deposito, cosa che gli evita di pagare delle tasse e che gli evita anche di pagare i contenuti creativi. Ecco, questo non va, deve cambiare e tutti possiamo capirlo bene perché in ogni famiglia c'è un ragazzo che sogna di essere musicista, fotografo o scrittore, e che non potrà realizzare il suo sogno se non ce ne occupiamo noi oggi per lui. Non sto parlando di qualcosa che va fatto per me o per chi oggi lavora in questo studio, ma per le generazioni future. Ci perderemo i prossimi Ed Sheeran o Quentin Tarantino se non mettiamo in ordine le cose, e dobbiamo renderci conto che non riconoscerlo significa andare contro la libertà d'espressione.

Con il suo nuovo album, Equinoxe infinity lei affronta direttamente il tema dell'intelligenza artificiale nella fase di creazione artistica.E' vero. Il mio nuovo album - Equinoxe Infinity - riprende l'immagine di quello di esordio, di Equinoxe del 1978. Allora come oggi è segnato graficamente dalla presenza dei "watchers", grandi statue di pietra - ispirate ai Moai dell'isola di Pasqua - che ci guardano immobili mentre percorriamo il ciclo della nostra evoluzione. Quarant'anni dopo vedo che ci troviamo al bivio tra due mondi possibili: da una parte c'è un futuro, abbastanza sostenibile, dominato dal verde e dal blu, e dall'altro un futuro oscuro, spaventoso e apocalittico. Ora la differenza rispetto al passato è che le statue rappresentano proprio la tecnologia: ci guarda avanzare all'interno di questo scenario e intanto ci osserva, in definitiva ci studia. Oggi molte persone dedicano più tempo a osservare il proprio smartphone di quanto non dedichino al proprio partner o alla famiglia, e ci dimentichiamo spesso che tutta questa tecnologia sempre più spesso ci osserva, ci studia per conoscerci meglio e per orientarci in un modo o nell'altro, magari facendoci comperare prodotti di cui non abbiamo veramente bisogno. Una tecnologia che entra nella nostra vita privata, e che dunque solleva tutta una serie di questioni legate al nostro futuro. Che si salda con l'emergere di una vera intelligenza artificiale: nei prossimi 15 anni ci saranno algoritmi capaci di comporre un brano musicale o un intero film in piena autonomia. E' chiaro che questa realtà ci impone una riflessione tanto sulla proprietà intellettuale, quanto sul ruolo dei creatori di contenuti. Non penso che sia qualcosa di necessariamente drammatico, solo che, come qualsiasi grande sviluppo tecnologico, ci metterà di fronte a questioni che sarà bene affrontare e risolvere.

JMJ, una lunga carriera e uno sterminato elenco di collaborazioni. Compresa quella con Edward Snowden, l'uomo più ricercato dalla Casa Bianca. Beh, il fatto stesso che fosse l'uomo più ricercato dalla casa Bianca mi ha incuriosito. In secondo luogo, devo dire che nell'ambito del mio progetto "Elektronika", l'idea era proprio quella di collaborare con persone che sono legate a questo mondo in maniera indiretta, o comunque non strettamente musicale. Il caso di Edward Snowden - in maniera un po' strana - mi ha fatto pensare a quello che era stata mia madre, a suo tempo una partigiana, una combattente della resistenza francese. Mia madre mi educato a pensare che quando il potere dominante genera dei pensieri o degli atti contrari ai nostri interessi collettivi, allora è bene reagire. Snowden ha fatto esattamente questo: ci ha offerto uno sguardo sui pericoli della tecnologia. Se recentemente Mark Zuckerberg ha ammesso di aver passato delle informazioni all'Nsa o alla Cia, è proprio grazie a persone come Snowden. Attraverso la sua denuncia abbiamo capito come la tecnologia possa violare la nostra vita privata. E' per questo che sono andato a Mosca, che ho registrato un brano con lui che è un fan di musica elettronica e che ama il mio lavoro. Edward non ha mostrato nessuna particolare ambizione artistica, ma ha apprezzato il fatto di poter usare la mia musica per veicolare il senso di quello che ha fatto. E' stato un momento importante che ho portato con me nella tournée americana e che ho avuto modo di concludere al Coachella Music and Arts Festival, dove mostrare la sua immagine mi è bastato per misurare in quali stati la gente fosse pro o contro Donald Trump.
JMJ autore politico, oggi lei ha scelto di suonare a Riad, un luogo al centro della polemica, anche per la vicenda Kashoggi.
In primo luogo perché sono contrario a qualsiasi forma di boicottaggio. Sono andato a fare un concerto a Riad poco tempo fa e anche dopo quello che è successo con l' "affaire Kashoggi" intendo tornarci. Perché? Perché penso che non si debba mai mischiare l'ideologia con il popolo. L'artista deve esserci, nei luoghi essere presente. Essere parte di un momento storico, in cui il pubblico che mi ascoltava era composto tanto da uomini che da donne è stato emozionante. Solo un anno fa era impensabile avere di fronte un pubblico misto in cui le donne potessero ballare e battere pubblicamente il ritmo con le mani. Aggiungo che il 50% della popolazione saudita ha meno di 30 anni, e non possono certo essere ritenuti responsabili di quello che decidono le loro élite. Domani bisogna andare in Iran, bisogna andare in Corea del Nord: l'agenda di un musicista e quella di un politico non coincidono. Un governo può prendere delle "misure contro", non un'artista, che si rivolge a un'intera popolazione.


Nel suo futuro ancora musica e una forte attenzione all'ambiente? Non è tanto una mia sfida personale, ma è senza dubbio una preoccupazione che vivo da quando ho scritto Oxigene. A differenza di alcuni colleghi in particolare del mondo rock, non intendo trasformare il mio palco in una piattaforma politica. Ma allo stesso tempo sono contento se riesco a veicolare delle idee attraverso la mia musica e i miei concerti. Credo che potremo parlare realmente di evoluzione nel XXI secolo, solo se riusciremo a combinare nella maniera più proficua il rapporto tra ambiente e nuove tecnologie. Ecco, questo è proprio il tentativo che faccio con il mio Equinox-Infinity.

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