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Washington-Berlino: i nuovi scenari all'indomani delle elezioni

Anche Donald Trump si è congratulato con Angela Merkel per la sua vittoria elettorale, ma per la Cancelliera si tratta di una vittoria a metà; a mutilarla è stata sia l'emorragia di voti dal suo partito rispetto a quattro anni fa sia il rafforzamento in seno al parlamento tedesco del partito dell'estrema destra. Che Trump e la Merkel non vadano d'amore d'accordo non è certo un mistero, ed è inevitabile che oggi ci sia chi sussurri che in fondo Trump abbia festeggiato per l'indebolimento della sua ‘rivale', e per il successo delle forze populiste e xenofobe. Rimane il fatto che una Germania leader, e un'Europa forte, sono un interesse anche e soprattutto per gli Stati Uniti: un'Ue economicamente florida è un elemento fondamentale per la crescita dell'economia Usa, così come d'altronde un suo ruolo da protagonista sullo scacchiere internazionale è irrinunciabile soprattutto in funzione anti russa. Da un certo punto di vista dal voto tedesco l'Unione Europea esce dunque indebolita, soprattutto dal punto di vista economico.

"L'unione fiscale sarà più difficile, non c'è dubbio, così come un bilancio comune per l'eurozona e un unico ministro delle Finanze", spiega Paolo Valentino, ex corrispondente per il Corriere della Sera da Berlino e da Washington, ai microfoni di America24: "La Merkel ora sarà infatti costretta a dialogare con i liberali, che per quanto europeisti non vogliono certo che la Germania debba farsi carico anche degli altri paesi". Per quanto riguarda la Nato e il ruolo internazionale di Berlino Valentino non ha però alcun dubbio: "Non credo che ci sarà un impatto significativo, il Bundetag rimane in mano per oltre il 75% ad un blocco che potremmo definire repubblicano, e cioè in linea con le posizioni tenute fino ad ora da Berlino. Certo il rafforzamento dell'estrema destra, capeggiata da un leader che si permette perfino di elogiare le conquiste militari del periodo nazista, porta in parlamento una retorica nuova, una retorica fatta di temi di cui non dovrebbe neppure esserci il bisogno di parlare".

Resta ora da chiedersi se una Merkel indebolità avvicinerà ancora di più Trump e Macron, allontanando ulteriormente il presidente americano dalla Cancelliera. "Può sicuramente significare un rafforzamento dell'asse con Macron – spiega ancora il giornalista del Corriere della Sera – ma teniamo presente che l'Eliseo non è affatto contento dell'indebolimento di Angela Merkel. Una Germania più debole significa infatti una Germania meno pronta a rispondere alle ambizioni di Macron per un rilancio dell'Europa". Sul fronte Trump-Merkel invece sembra esserci 'poca speranza', nel senso che i due non potrebbero essere più diversi. Spiega ancora Valentino: "Riflessiva, pacata e razionale l'una, impulsivo, egocentrico e smargiasso l'altro. Basti ricordare un esempio: Angela Merkel vive ancora nella sua vecchia casa di Berlino, quella dove abitava prima di essere eletta, un nido domestico che protegge dagli occhi degli estranei e dei riflettori. Sappiamo invece tutti che cosa sia Mar-a-Lago, la lussuosissima residenza in Florida di Donald Trump, assediata al contrario da tutti i sicofanti del presidente Usa".
Marlene Dietrich – Where Have All The Flowers Gone

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