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Trump, sei mesi di presidenza e pochi risultati

Donald Trump si prepara a celebrare, il prossimo 20 luglio, i suoi primi sei mesi alla Casa Bianca, ma in realtà c'è ben poco da festeggiare. Al rientro dal suo terzo tour europeo Trump trova infatti ad attenderlo tutti i suoi problemi, dal Russiagate allo stallo sulla sua agenda di governo; contro di lui nel fine settimana si sono messi anche i numeri, quelli di un nuovo sondaggio pubblicato da Washington Post e ABC News. Il tasso di approvazione per il suo operato è sceso infatti al 36% rispetto al 42% registrato in aprile, mentre quello di disapprovazione ha toccato la soglia del 58%. Nel complesso, il 48% - quasi la metà degli american - afferma di "disapprovare con forza" l'operato di Trump, un tasso mai raggiunto dagli ex presidenti Bill Clinton e Barack Obama. Ad eguagliare il suo primato negativo è stato solo George W. Bush, ma durante il suo secondo mandato. Come risponde Trump? Giocando all'attacco. "I media distorcono la democrazia", ha scritto domenica mattina sul suo profilo Twitter, e aggiunge: "Il sondaggio ABC/Washington Post, anche se quasi il 40% in questa fase non è male, è il sondaggio più impreciso mai visto dalla fase elettorale". Quanto Donald Trump si senta stretto alle corde è però testimoniato da altri 140 caratteri, con i quali è tornato a puntare il dito contro Hillary Clinton, rispolverando le polemiche sul suo utilizzo di un account di posta privato nel periodo in cui era segretario di Stato. "Hillary Clinton può avere illegalmente le domande di un dibattito & cancellare 33.000 email, ma mio figlio Don è stato disprezzarlo dai Fake News Media?". Storia vecchia verrebbe da dire, e forse a sei mesi dall'inizio del suo mandato i tweet non bastano più: servono risultati.

Sul fronte delle riforme siamo però ad una situazione di stallo, e ancora una volta le brutte notizie arrivano dal fronte sanità, il tema a cui i repubblicani hanno deciso di dare la priorità. Il Senato statunitense nel fine settimana ha annunciato un nuovo rinvio dei lavori sulla quarta bozza di riforma sanitaria, un rinvio dettato dal fatto che ancora una volta i repubblicani non hanno i numeri per farlo passare. Tutto questo, ricordiamo, quando è proprio il partito repubblicano a controllare sia la Casa Bianca che il Congresso, dove ha la maggioranza sia alla Camera che al Senato. Se sulla riforma sanitaria si procede a rilento, un risultato concreto su progetti come la riforma fiscale e il piano da 1.000 miliardi per il rilancio delle infrastrutture sembra lontano anni luce. Difficile a questo punto che si riesca a concludere qualcosa prima dell'estate, ma di certo Trump di questi risultati avrebbe oggi un estremo bisogno.

Canzone del giorno: Tyler Childers, Hard Times

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