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Donald Trump e le politiche sull'immigrazione. Intervista con Marco Valsania

Tutto rimandato alla prossima settimana per il secondo capitolo della vicenda ‘muslim ban'. Dopo la bocciatura della Corte d'Appello, il presidente Trump aveva promesso di presentare un nuovo decreto sull'immigrazione - epurato dalle imprecisioni che avevano fatto arenare la prima versione - entro questa settimana, ma non sarà così. La Casa Bianca, che sta rivendendo i dettagli, ha annunciato ieri di avere bisogno di più tempo.
L'immigrazione resta comunque il tema centrale della settimana. A far discutere continua ad essere la stretta voluta da Donald Trump sugli immigrati irregolari, che stando alle nuove direttive firmate dal segretario della Sicurezza Interna, John Kelly, potranno ora essere passibili di espulsione anche senza aver commesso reati gravi, come prevedeva invece la normativa sotto Obama. "Resta da dimostrare se il pugno duro dell'amministrazione sarà davvero in grado di risolvere i problemi legati all'immigrazione illegale, o se invece finirà solo per trascinare ancora più persone nella clandestinità e nell'illegalità", spiga Marco Valsania, corrispondente da New York per Il Sole 24 Ore, ai microfoni di America24. Ma a preoccupare è anche il numero di persone potenzialmente coinvolte. Negli Stati Uniti si stima infatti che risiedano circa 11 milioni di immigrati senza documenti, che da oggi potrebbero subire l'espulsione anche solo per un'infrazione stradale.
Di immigrazione parleranno anche il segretario di Stato Rex Tillerson e John kelly, atterrati ieri sera a Città del Messico per incontrare il presidente Enrique Pena Nieto e il ministro degli Esteri Luis Videgaray. "Abbiamo relazioni fenomenali con il Messico, sono convinto che l'incontro darà ottimi risultati". Queste le parole del portavoce Sean Spicer, ma il suo ottimismo non rispecchia la realtà. "Sicuramente c'è più tensione che allegria in questo momento fra i due paesi", ricorda Valsania. A inasprire la situazione è proprio la stretta sugli immigrati irregolari, che secondo i piani dell'amministrazione Trump dovrebbero essere espulsi - a prescindere dal fatto che siano messicani, centro o sud americani - proprio dal confine meridionale Usa. Un'ipotesi che ovviamente al Messico non piace affatto. A questo terreno di scontro si aggiungono poi la questione del muro e l'ipotesi di un suo finanziamento attraverso l'imposizione di una tassa del 20% sulle importazioni messicane. La barriera al confine, come ricorda Marco Valsania, non è però l'unica questione a dipendere da questo ipotetico introito: "Servirebbe infatti anche per poter finanziare gli altri sgravi fiscali promessi, come ad esempio l'abbassamento dell'aliquota aziendale dal 35% al 20-25%. Per quanto questa tassa sia invisa tanto al Messico quanto ad alcune aziende americane - quelle che basano la propria attività sull'import da questo paese - tuttavia rimane un elemento molto probabile nel contesto del prossimo piano fiscale del presidente".
Un piano fiscale che, stando ai verbali della Federal Reserve publicati ieri, potrebbe però anche non prendere corpo. Ma se l'attenzione della Fed sull'economia Usa resta alta anche per via dell'incertezza legata alle politiche della nuova amministrazione, ad avere grande fiducia nell'operato di Trump sono invece i mercati. Il Dow Jones ieri ha archiviato la nona seduta consecutiva da record, una serie positiva che non si verificava da oltre 30 anni. "Ci sono sicuramente dei fondamentali incoraggianti per la borsa", spiega Valsania, che cita il buono stato dell'economia americana e i numeri altrettanto rassicuranti sul fronte societario. "C'è indubbiamente però anche molto ottimismo per i piani dell'amministrazione Trump" - conclude - "Ma nella pratica questo ottimismo rimane ancora tutto da verificare".

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