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Trump all'attacco su nucleare, dazi e immigrazione. Tillerson e Kelly in missione in Messico

Continua la striscia di record a Wall Street, con il Dow che ha toccato per la decima volta consecutiva un livello mai raggiunto prima. Quota 21.000 dista ormai solo 200 punti, nonostante gli investitori ieri si siano mossi con cautela. A frenare l'entusiasmo una dichiarazione del segretario del Tesoro Steve Mnuchin, che ha promesso la riforma fiscale entro agosto; il mercato attendeva però il piano già nelle prossime settimane.
Sul fronte politico Donald Trump è tornato invece all'attacco, e lo ha fatto in un'intervista rilasciata alla Reuters in cui ha parlato sopratutto di nucleare. "Sarebbe meraviglioso se nessun paese avesse armi atomiche", ha detto il presidente, "Ma se gli altri stati continueranno ad averle, allora noi saremo in testa al gruppo". Trump ha poi attaccato la Cina, colpevole a suo avviso di non essere in grado di gestire la situazione con la Corea del Nord, ma dalle sue dichiarazioni questa volta non si è salvato neanche il presidente russo Vladimir Putin. "Il 'New Start' per la limitazione dell'arsenale atomico? Un altro cattivo accordo, a senso unico", ha detto Trump, che ha tradito anche una certa irritazione per la decisione di Mosca di schierare una nuova batteria di missili Cruise. "Se e quando vedrò Putin", ha detto, con un significativo cambio di toni e avverbi rispetto all'atteggiamento a cui aveva abituato, "Ne parlerò direttamente con lui". Il presidente ha anche confermato di essere favorevole ad una tassa sulle importazioni; l'ipotesi è al momento al vaglio del Congresso, ma l'affermazione non è piaciuta al Messico, dove si trovano in missione diplomatica il segretario di Stato Rex Tillerson e quello della difesa John Kelly.
"Lasciatemi essere chiaro: non ci sarà alcuna deportazione di massa. Tutto ciò che faremo sarà conforme alla legge e ai diritti umani. Le deportazioni saranno focalizzate sui criminali e saranno coordinate con il governo messicano". Con queste parole Kelly ha cercato di allentare la tensione tra Washington e Città del Messico, cresciuta a partire dalla firma dell'ordine esecutivo per la costruzione del muro e se possibile peggiorata con la stretta sull'immigrazione. Sulla stessa linea si è schierato anche Tillerson, ma a gettare altra legna sul fuoco ci ha invece pensato Donald Trump dalla Casa Bianca, con un commento proprio in materia di immigrazione. "Stiamo cacciando fuori dagli Usa i membri delle gang e i signori della droga" - ha detto - "E questa di fatto è un'operazione militare".
A fare notizia ieri sono stati però anche i consiglieri del presidente. Il capo di gabinetto Reince Priebus e il consigliere di estrema destra Stephen Bannon - in una delle sue rare apparizioni pubbliche - hanno infatti partecipato alla Conservative Political Action Conference, l'evento annuale del movimento conservatore negli Usa. La conferenza è stata l'occasione per ricordare i successi del primo mese dell'amministrazione Trump, ma anche per smentire le voci secondo cui ci sarebbe uno scontro in corso in seno al gruppo di consiglieri del presidente. E in particolare tra Priebus e Bannon. "Tutto quello che leggete su di me e Bannon è una falsità", ha detto Priebus, offrendo il destro all'esponente dell'estrema destra per l'ennesimo attacco ai giornali americani. "I media, ovvero il ‘partito dell'opposizione' continueranno ad attaccare l'agenda Trump, che si propone di smantellare l'attuale sistema di amministrazione: tasse, regole e accordi commerciali". E Bannon lancia un guanto di sfida: "Sarà una battaglia quotidiana".

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