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E' morto Samuel I. Newhouse, ultimo volto di un'epoca editoriale ormai svanita

"Abbiamo canali di comunicazione aperti con Pyongyang". E' stat questo il messaggio di speranza lanciato nel fine settimana dal segretario di Stato americano Rex Tillerson, in visita in Cina proprio per discutere con Pechino della crescente minaccia della Corea del Nord e della prossima visita di Trump nel Paese. SI tratta indubbiamente di una buona notizia, ma è ancora troppo presto per intravedere degli spiragli su una situazione oggettivamente di stallo: Kim Yong-un non è disposto a rinunciare al suo programma nucleare, Washington non è disposta a tollerarlo. E su questo nulla è cambiato. Sul tema ieri è intervenuto anche il presidente Donald Trump, sconfessando le parole del suo segretario in quello che sembra essere il classico teatrino del ‘poliziotto buono - poliziotto cattivo": "Il nostro ottimo segretario di Stato sta sprecando il suo tempo nel cercare di trattate con 'Little Rocket Man' ", ha scritto su Twitter. "Risparmia le energie Rex, faremo quello che c'e' da fare".
Sul fronte giornalistico-editoriale si è chiusa invece nel fine settimana una vera e propria pagina di storia americana. E' morto ieri all'eta' di 89 anni Samuel I. Newhouse Jr, il proprietario del gruppo editoriale Advance Publications e di Conde' Nast, che pubblica alcune fra le riviste più note dell'editoria americana e mondiale, tra cui Vogue, Vanity Fair e The New Yorker. Sotto la sua direzione l'impero di Conde' Nast e' stato rilanciato acquisendo quell'aura di glamour che caratterizza le sue pubblicazioni: a Newhouse si devono infatti le assunzioni di Tina Brown a Vanity Fair, di Diana Vreeland e Anna Wintour a Vogue e di David Remnick al New Yorker. Ciascuno di questi direttori, che da Newhouse hanno avuto fiducia e mezzi economici, ha contribuito ad affermare queste riviste come una voce influente a livello mondiale nel contesto di moda, cultura e politica.
Con la morte di Newhouse si chiude un'epoca. L'avvento di internet sta cambiando profondamente anche questi mostri sacri del ‘glossy magazine' americano, e ad oggi è difficile prevederne il futuro, sia il loro che quello dell'intero settore. La scomparsa del proprietario di Conde' Nast ha intanto già avuto una prima conseguenza, anche se da tempo annunciata: Graydon Carter, il direttore di Vanity fair, ha annunciato ieri le sue dimissioni. E c'è da credere ce anche questa icona dei magazine di moda da oggi non sarà più' la stessa.
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