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L'esordio all'Onu di Trump, tra minacce di guerra e toni nazionalisti

'Distruggeremo completamente la Corea del Nord, se non dovessimo avere altra scelta. Kim Yong-un, questo 'Rocketman', si è imbarcato in una missione suicida, per sé e per il suo paese". Come previsto sono state parole di fuoco quelle pronunciate ieri dal presidente Donald Trump all'apertura dei lavori della 72esima Assemblea Generale Onu. Un discorso lungo 40 minuti e scandito di fronte a oltre 150 delegazioni, un discorso che in molti non hanno esitato a definire 'sopra le righe'. Trump ha mostrato i muscoli non solo a Pyongyang e a Tehran, con cui ha minacciato di rescindere il 'disastroso accordo sul nucleare' voluto da Obama, ma anche al Venezuela. "La dittatura socialista di Nicolás Maduro ha distrutto una nazione prospera imponendo un'ideologia fallimentare - ha detto ancora Trump in un inatteso intervento senza filtri anche sull'America Latina - un'ideologia che ha prodotto miseria ovunque sia stata sperimentata".
Il presidente ha poi ripetuto come un mantra - per ben 21 volte - un concetto cardine del suo discorso, forse il più importante di tutti: ‘sovereignity', la sovranità nazionale. E' proprio questo, ha spiegato, l'obbiettivo e il metro di giudizio di ogni governo, ovvero la capacità di esercitare la propria sovranità per il bene dei suoi cittadini, per il progresso del Paese. "E' questo in fondo - ha continuato - che permette alle Nazioni Unite di esistere ed essere efficace: la libertà e la sovranità dei suoi stati membri". Tutto vero, se non fosse che qui Trump confonde due concetti: la sovranità di una nazione con il concetto di nazionalismo. E infatti queste capriole filosofiche gli consentono alla fine di enunciare l'unico vero slogan che gli sta a cuore: "Finchè sarò in carica metterò sempre per primi gli interessi degli americani". Ed ecco che alla fine l'America First risuona dunque anche nelle stanze del Palazzo di vetro.
Immediate le reazioni. "E' falso pensare che i Paesi siano piu' forti quando sono da soli. Il multilateralismo e' molto piu' efficiente", ha risposto a tono Emmanuel Macron. Il presidente francese, che a sua volta ha tenuto ieri il discorso d'apertura, ha criticato anche le parole sull'Iran: "L'accordo e' solido. Denunciarlo e rigettarlo senza proporre altro e' un grave errore". Più diplomatico il Premier Paolo Gentiloni, che oggi terrà il suo discorso al Palazzo di Vetro: "Trump mette l'accento sugli interessi americani, ma anche l'Italia non deve avere nessuna timidezza; noi sottolineiamo di piu' l'interesse multilaterale, ma guai a confonderlo con il fatto che noi non ci occupiamo dei nostri interessi nazionali. Bisogna trovare un punto di sintesi". La sintesi Gentiloni l'ha fatta in serata parlando ad un incontro organizzato alla New York University: " I reazionari del nostro tempo hanno scoperto che la nostalgia puo' essere una potente motivatore politico, forse anche piu' potente della speranza. Le speranze possono essere deluse, la nostalgia e' irrefutabile". Implicito e raffinato il riferimento all'America Great Again di trumpiana memoria. E il premier conclude: "I politici della falsa nostalgia possono essere potenti in tempi di tristezza".
Canzone del giorno: U2 - One Love

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