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MOSCA A PECHINO

Visita di Medvediev. Firmato accordo sul nucleare


23 maggio. Dmitri Medvedev ha scelto Pechino per la sua prima missione all' estero, dopo la visita di ieri in Kazakhstan, un paese col quale la Russia sta costruendo una ''collaborazione strategica'', e oggi incontrerà il presidente cinese Hu Jintao. Si prevede che nel corso della visita verranno firmati una serie di accordi, in particolare nel settore energetico. In un'intervista diffusa oggi da alcuni mezzi d'informazione cinesi, il presidente russo afferma che i due paesi hanno ''un accordo di base'' per la costruzione di un oleodotto che colleghi la Siberia alla Cina. Sul piano della politica internazionale, Medvedev cerca in Cina un appoggio per la sua opposizione all' allargamento della Nato, l' alleanza militare occidentale, ad alcuni dei paesi che in passato erano nella sua ''sfera d' influenza'' come la Georgia e l' Ucraina. Russia e Cina fanno entrambe parte della Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, creata tra l' altro per far da contrappeso alla Nato.
Accordo sul nucleare russo-cinese senza precedenti, per un valore "superiore a 1,5 miliardi di dollari". Il documento include la costruzione in Cina del quarto impianto di arricchimento di uranio e la fornitura di uranio arricchito prodotto in Russia. Lo ha annunciato il capo della russa Rostatom, Sergey Kirienko, secondo Ria Novosti. "Stiamo costruendo un impianto di arricchimento di uranio" ha affermato Kirienko, nel primo giorno di visita del leader del Cremlino Dmitri Medvedev a Pechino. "L'accordo prevede un contratto a lungo termine per la fornitura di uranio bassamente arricchito per 10 anni". Per poi aggiungere: "Si tratta di un progetto interessante". Secondo il top manager, la Russia non ha mai affrontato in precedenza simili progetti partendo da zero.


8 maggio 2008
SOLDATI IN PIAZZA ROSSA - Monito di Medvedev: "Le ambizioni provocano conflitti"

Le due parti si sono messe d'accordo sul principio di un proseguimento del dialogo avviato nel 2002 e che era stato sospeso meno di un anno fa, ha spiegato il rappresentante del Dalai Lama, Lodi Gyari, da Dharamsala, sede del governo tibetano in esilio in India dal 1959. "Nonostante alcune divergenze di fondo su questioni importanti, le due parti hanno espresso la volontà di trovare un terreno d'intesa e ognuna ha fatto proposte concrete che potrebbero essere inserite nell'ordine del giorno delle future discussioni", dichiara in un comunicato il rappresentante tibetano. "Di conseguenza, è stato concluso un accordo per proseguire il ciclo ufficiale di colloqui. Una data per il settimo incontro sarà stabilita dopo le consultazioni", ha precisato Gyari.


2 MAGGIO 2008 - Pechino riceve 3 giorni gli emissari del Dalai Lama
I primi colloqui tra rappresentanti del Dalai Lama ed esponenti del governo di Pechino dall'inizio della rivolta anticinese del Tibet si sono tenuti domenica 4 maggio a Shenzhen, nel sud della Cina, nella massima segretezza. In un' intervista rilasciata a mezzi d'informazione giapponesi in vista della sua delicata visita della prossima settimana a Tokyo, il presidente cinese Hu Jintao si è dichiarato ''fiducioso'' sul loro esito. ''Spero che questa volta i contatti portino a risultati positivi'', ha affermato Hu secondo l'agenzia ufficiale Nuova Cina. ''La nostra politica verso il Dalai Lama'' - ha proseguito il leader cinese - ''è chiara e coerente e la porta per il dialogo rimane aperta''. Hu ha aggiunto di sperare che ''il Dalai Lama intraprenda azioni concrete per bloccare i crimini violenti e le attività che comprendono il sabotaggio delle Olimpiadi di Pechino e la divisione della madrepatria, per creare condizioni per ulteriori consultazioni'', sempre secondo Nuova Cina. Dall' India Tenzin Taklha, un collaboratore del Dalai Lama, ha affermato che i colloqui proseguiranno lunedì e forse martedì.

SEGUI - Il lungo viaggio da Olimpia alla Cina

GUARDA - Gli scontri di Lasha del 14 marzo e le vittime. Immagini trasmesse dalla televisione cinese

GUARDA - CCTV9. La televisione cinese in lingua inglese per seguire l'attualità in Cina

LEGGI -La stampa cinese in lingua inglese assicura ampio spazio al diaologo





25 marzo 2008
La Fiamma olimpica è stata consegnata ieri al responsabile cinese del Comitato organizzatore dei giochi Liu Qi. La consegna è avvenuta nel corso di una cerimonia allo stadio dei marmi di Atene. Poco prima, diverse persone hanno tentato senza successo di aprire una bandiera all'entrata dello stadio. I manifestanti, una decina in tutto, sono stati subito fermati mentre gridavano "Tibet libero". Oltre 2 mila i poliziotti dispiegati per garantire la sicurezza.
A Londra, intanto, la prima mondiale di Unwinking Gaze (Lo Sguardo Imperturbabile) il documentario rivelazione del regista inglese Joshua Dugdale sul Dalai Lama che accende nuove speranze e le pressioni internazionali per la fine delle violenze ed il dialogo tra Cina e Tibet.
ASCOLTA - Il servizio di Giorgia Scaturro


GUARDA - L'anteprima del documentario



25 marzo 2008 - Sarkozy non esclude di boicottare l'inaugurazione
ASCOLTA - Il presidente francese Nicolas Sarkozy

"Credo che sia molto importante condividere la nostra viva preoccupazione e allo stesso tempo è importante graduare la nostra risposta in funzione della risposta che daranno i cinesi da oggi ai Giochi olimpici. Tutte le opzioni sono aperte e io mi appello al senso di responsabilità dei dirigenti cinesi. Credo che questa sia una reazione corretta: l'effetto annuncio non ci basta, vogliamo invece ottenere dei risultati. Ho le mie idee in materia di diritti dell'uomo e non ci ho mai rinunciato per convenienza. Sono andato in Tchad quando ho ritenuto opportuno farlo, e abbiamo comunque ritrovato due delle tre persone che cercavamo. Sono scelte strategiche sviluppate in varie occasioni: per gli infermieri in Libia, per Ingrid Betancourt, per i monaci in Birmania e oggi per il Tibet. Credo che questa strategia che propongo sia ben ferma sul principio dei diritti umani e credo possa dei risultati".



"Tutte le opzioni sono aperte" riguardo al boicottaggio della cerimonia inugurale delle Olimpiadi di Pechino 2008. Lo ha dichiarato il presidente francese, Nicolas Sarkozy, nel corso di una visita a Tarbes, nel dipartimento degli Alti Pirenei. Il presidente Sarkozy è tornato a parlare dell'eventuale boicottaggio della cerimonia inaugurale dei giochi olimpici di Pechino affermando che "tutte le opzioni sono aperte... tutto è possibile". Sarkozy ha detto di aver "manifestato al presidente (cinese Hu) Jintao viva preoccupazione" sulla situazione in Tibet
chiedendogli quale "fosse la sua posizione rispetto alla ripresa del dialogo". Il capo dello Stato francese ha detto di avere "un emissario che è stato in contatto con i collaboratori più stretti del dalai lama. Voglio che il dialogo cominci e prenderò una decisione in funzione della risposta che sarà data dalle autorità cinesi", ha affermato. "Tutte le opzioni sono possibili,
dipenderà dal senso di responsabilità dei dirigenti cinesi", ha aggiunto Sarkozy.
ASCOLTA - Lunedì 24 marzo a Olimpia. Un blitz filotibetano durante la cerimonia di accensione della fiaccola olimpica



22 marzo 2008
Lhasa cerca dialogo. Pechino incassa il si di Bush

Il Dalai Lama porge una mano a Pechino ma la sua posizione è oggi più debole. Il presidente Usa Bush ha chiesto moderazione al governo cinese ma ha chiarito che sarà comunque presente ai Giochi. Il Vaticano invoca il dialogo e persegue il disgelo con il gigante comunista che dopo anni di muro contro muro è oggi a un punto di svolta. Intanto la polizia cinese ammette di avere sparato contro i manifestanti tibetani anche nella provincia del Sichuan.

IL CONTESTO - Il Dalai Lama ha annunciato il 18 marzo che se le violenze perpetrate dai suoi compatrioti in Tibet dovessero diventare incontrollabili, si dimetterebbe dalle sue funzioni di capo politico. Le manifestazioni contro il regime cinese, iniziate pacificamente il 10 marzo, hanno assunto durante la settimana un carattere violento. Sono state duramente represse dalla polizia cinese, la quale ha fornito un bilancio ufficiale di 16 morti e decine di feriti. Il governo tibetano in esilio parla dal canto suo di oltre 80 morti. Il primo ministro cinese, Wen Jiabao, ha accusato i tibetani di voler intaccare gli sforzi messi in atto da Pechino per l'organizzazione delle Olimpiadi, previste per quest'estate.

IL TIBET A PORTATA DI MANO - Il monastero di Rikon, nel canton Zurigo, si è forgiato nel mondo una reputazione degna del suo titolo di Istituto di alti studi tibetani. Dispone di una ricca biblioteca e offre possibilità di studi filosofici e spirituali. L'approfondimento di www.swissinfo.ch

Il Dalai Lama è pronto a incontrare i leader cinesi, compreso il presidente Hu Jintao. Un incontro che potrebbe avvenire anche a Pechino, a condizione che ci sia un "reale, concreto sviluppo" della situazione, ha precisato il leader spirituale tibetano, dicendosi comunque lieto di incontrarli in qualsiasi altro luogo.
C'era una volta il Tibet. - Tratto da National Geographic, usato dalla propaganda cinese


PRIMAVERA TIBETANA - Le aspirazioni di Lhasa e le risposte di Pechino
19 marzo 2008
1 - Il Dalai Lama ringrazia il mondo intero che si è appassionato alla causa tibetana di questi giorni. 'Voglio esprimere la mia profonda gratitudine - scrive - ai leader mondiali e alla comunità internazionale per il loro interesse per la triste svolta degli eventi in Tibet e per i loro tentativi di convincere le autorità cinesi ad esercitare un freno nei comportamenti con i dimostranti'.

2 - "E' un lupo sotto le spoglie di un monaco": le autorità cinesi non hanno risparmiato critiche al Dalai Lama affermando che i recenti disordini scoppiati a Lhasa marcano l'inizio di una lotta "senza quartiere" con il governo in esilio.

3 - Andare sulla cima del Monte Everest, e quindi attraversare la regione himalayana del Tibet, rimane il punto culminante del cammino della torcia Olimpica verso Pechino 2008. A ribadirlo è il vice-presidente del comitato esecutivo organizzatore cinese, Jiang Xiaoyu. Gruppi di attivisti tibetani non sono d'accordo e hanno lanciatoappelli per impedire alla corsa a staffetta di attraversare il Tibet.


GUARDA - La situazione a Lhasa raccontata da sky-news

GUARDA - Il dalai Lama a Dharmsala, capitale dell'esilio nel nord dell'India


COMMENTO. "La violenza eplosa nei giorni scorsi nella capitale provinciale Lhasa non ci può sorprendere. Quando 50 anni fa l'esercito popolare mise in fuga il Dalai Lama e pose fine alla monarchia religiosa sul tetto del mondo, l'eco di quegli eventi raggiunse l'India e sfiorò appena l'Europa. Oggi, i meccanismi maturi della globalizzazione, scagliano frammenti di realtà attraverso la rete. Vediamo fiamme e tumulti, scontri e dolore. Pechino parla di provocazioni e atti premeditati: molto probabile. Quando si nega la libertà di parola solo il sorvolo dell'occhio globale permette di esprimersi. I ragazzi di Lhasa e Shigatze conoscono le nuove regole del gioco e sanno che il tempo è maturo ma breve. I Giochi Olimpici sono alle porte, l'attenzione è sollecitata. Alla fine di agosto sarà tutto finito e l'occhio globale passerà oltre. Solo alla fine della breve estate tibetana si potrà capirà se il sangue versato avrà almeno giustificato il raccolto". gd


Al premier cinese Wen Jiabao che lo accusa di essere dietro alle manifestazioni di Lhasa organizzate apposta per boicottare i Giochi Olimpici, il Dalai Lama risponde di essere pronto alle dimissioni se ci saranno nuove violenze. Ma i tibetani come vedrebbero eventuali dimissioni della loro guida spirituale? Lo abbiamo chiesto a Tam Ding, tibetano dissidente, in Italia dal 1998, fondatore della Tibet Cultural House. In questi giorni, Tam Ding è in contatto con i ribelli tibetani

Prossime manifestazioni pro-Tibet: Mercoledi 19 marzo, alle 17,30, i lavoratori si troveranno davanti alla Prefettura in Piazza Castello a Torino. A Milano, giovedi 20, alle 16,30 manifestazione dei lavoratori in Piazza San Babila. Al microfono di Cristina Balotelli il sindacalista Claudio Tecchio, che da 30 anni si batte per il Tibet




18 marzo 2008
PACE ORA O MI DIMETTO! Il Dalai Lama chiede la fine di ogni forma di violenza in Tibet




Era già accaduto 20 anni fa, quando durante le proteste del settembre 1987 il dalai Lama aveva minacciato le dismissione se non si fossero fermate tutte le forme di violenza nella proivincia tibetana. Oggi, dal suo esilio indiano di Dharmsala il XIV Dalai Lama ha nuovamente usato la minaccia delle dimissioni per arrestare le placare la situazione.

ASCOLTA - Gianni Vernetti e la posizione del governo italiano


18 marzo 2008

Il primo ministro cinese Wen Jiabao ha accusato oggi la ''cricca del Dalai Lama'' di aver ''premeditato e organizzato'' le violenze dei giorni scorsi a Lhasa, capitale del Tibet. Wen ha sottolineato le ''violenze'' commesse dai manifestanti tibetani contro ''innocenti cittadini e le loro proprieta''' e li ha accusati di agire su ordine del leader tibetano. ''Il loro comportamento - ha detto - dimostra che tutte le loro affermazioni sul fatto che chiedono l'autonomia e non l'indipendenza non sono altro che menzogne''. Il premier, che ha tenuto oggi la sua tradizionale conferenza stampa annuale, ha respinto, definendola una ''menzogna'', anche l'accusa rivolta dal Dalai Lama a Pechino di compiere in Tibet un ''genocidio culturale''.

ASCOLTA - Il servizio di Cristina Balotelli


LINK - Le immagini pubblicate su FreeTibet.org





Giovedì si riuniranno in seduta comune le Commissioni esteri di Senato e Camera per fare il punto sulla questione tibetana. ll presidente della commissione di Montecitorio, Umberto Ranieri, ha partecipato ieri a Lubiana a una riunione delle Commissioni Esteri dei Paesi dell'Unione europea . In questa sede ha posto il problema di un'azione comune nella crisi fra Tibet e Cina. Sentiamo Ranieri al micronofo di Paolo Panceri

ASCOLTA - Umberto Ranieri



17 marzo 2008
ULTIMATUM AL TIBET - Pechino ordina la fine delle proteste e attende

Il governatore del Tibet, Champa Phuntsok ha dichiarato che sono 16 le persone rimaste uccise in seguito alle violenze degli ultimi tre giorni in Tibet; il governo
tibetano in esilio, invece, parla di un'ottantina di morti. L'uomo forte di Lhasa ha riferito, nel corso di una conferenza stampa questa mattina dalla capitale del Tibet, che è tornata la calma in città e ha negato che le truppe cinesi abbiano sparato per reprimere la rivolta.

ASCOLTA - Il punto sulla tensione a Lhasa

ASCOLTA - L'intervista di Anna Marino al Dalai Lama


ASCOLTA - La puntata di Viva Voce del 10 Dicembre





LEGGI - La posizione ufficiale del Dalai Lama dal suo esilio di Dahrmsala, India


GUARDA - La televisione cinese parla di ritorno alla normalità e condanna i tentativi separatisti della "cricca del Dalai"


GUARDA - Il paese sul tetto del mondo


LEGGI - La posizione di Pechino sugli scontri di Lhasa dal ChinaDaily





17 Marzo 2008

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