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E' UN GIORNO DIVERSO?

Il panorama cambia: ora tutti pretendono risultati dalla politica





ASCOLTA - Castelli della Lega: "una grande responsabilità"


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ASCOLTA - Ferruccio de Bortoli, direttore del Sole24Ore sulla fine della sinistra radicale

E' un nuovo Silvio Berlusconi quello che parla dai microfoni di Radio Anch'io. Ed è lui stesso a dirlo: «Sono diverso dal Berlusconi 2001. Ora conosco bene la macchina dello Stato». Di conseguenza, sulla legge elettorale, si dice sicuro che non occorra rifarla del tutto, ma che «basta una modifica al premio di maggioranza al Senato» dove adesso è su base regionale. «La legge - sostiene il leader del Pdl - ha dimostrato di funzionare con il doppio sbarramento. Non è una legge così cattiva come tutti dicevano. Io avevo previsto - ricorda Berlusconi - che al Senato avremmo avuto trenta senatori in più, quindi la legge funziona».
Sono invece le modifiche alle istituzioni in testa all'agenda del nuovo governo: «Dobbiamo modificare la nostra architettura istituzionale: più poteri al premier, una sola camera legislativa, dimezzamento dei parlamentari e anche dei consiglieri regionali e comunali, eliminazione delle province». Ma per realizzarle, a differenza della sua ultima legislatura, Berlusconi non crede che sia necessaria la ricostituzione della Bicamerale («Non ha mai funzionato, anche se la possiamo considerare un ottimo punto di partenza») e ritiene sufficiente lo strumento dell'articolo 138 della Costituzione. Per quanto riguarda le cariche istituzionali, sempre da Radio Anch'io Berlusconi fa sapere che le presidenze delle due Camere saranno riservate a esponenti del Pdl. In particolare, anticipa che quella del Senato «sarà coperta da una persona di prestigio del partito che nella coalizione ha avuto quasi cinque volte i consensi della Lega».


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Silvio Berlusconi promette un «atteggiamento dialogante» con il Partito Democratico. «Sono commosso per il risultato elettorale e ringrazio i cittadini» ha detto il leader del Pdl, dichiarando di sentire «una grande responsabilità» nei confronti degli elettori e del Paese: «Saranno anni difficili, ha ontinuato, cinque anni decisivi per l'ammodernamento del Paese».
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La telefonata a Berlusconi. «Come é buona prassi in tutte le democrazie occidentali - dice Veltroni - ho telefonato al leader del Pdl per dargli atto della vittoria ed esprimere gli auguri di buon lavoro, come credo in questo momento ogni italiano debba fare». Commentando la vittoria del Pdl Veltroni ha detto che ora «spetta a loro governare e noi ci auguriamo che lo facciano nel rispetto dei valori fondamentali della lettera che ho inviato al leader del Pdl».
ASCOLTA - Veltroni riconosce la sconfitta


Il potere della Lega. La chiave per aprire tutte le porte, però, è in mano alla Lega. «Il risultato elettorale certifica che la destra governerà questo Paese, ma dice anche alcune verità interne che riguardano il Pdl». Veltroni, nel riconoscere la vittoria di Silvio Berlusconi, avanza alcune osservazioni che riguardano il rapporto con il Carroccio.«La prima delle verità - sostiene Veltroni - è che c'è stato un riequilibrio dei rapporti di forza tra le forze tradizionali della destra e la Lega. A favore della Lega si è avuto un successo elettorale consistente mentre il Popolo della Libertà, è questa la seconda considerazione, ha visto una riduzione del consenso rispetto alla somma delle forze che si proponeva di unire». Per Veltroni ora «il Pdl dovrà presto sciogliere il nodo se essere un partito o rimanere un semplice cartello elettorale».
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Il risultato elettorale del Pd. C'è stata una grande rimonta elettorale. «La nostra sfida non ha raggiunto l'obiettivo di portare il riformismo al governo del Paese». Veltroni dice che hanno avuto sei mesi per impostare la battaglia, «abbiamo ottenuto un risultato importante e ora dobbiamo costruire le condizioni perché l'Italia possa avere una sfida riformista al governo». «Il Pd - dice Veltroni - ha raggiunto un risultato molto importante con un incremento al Senato di 6, 7 punti e alla Camera forse ancora migliore grazie al voto giovanile. Penso che questo risultato é tanto più importante date le condizioni da cui siamo partiti". Accolto da un lungo applauso Veltroni è arrivato in sala stampa attorniato dai dirigenti del Pd. Con lui Bettini, Franceschini, Finocchiaro, Fioroni, Fassino.


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