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VIAGGI DI RADIO 24 - Si torna a scuola

I primi sono stati gli studenti della Provincia di Bolzano il 5 settembre, oggi tornano sui banchi quelli del Piemonte, poi a seguire tutti gli altri. Un anno scolastico particolarmente difficile quello che prende il via, fra pensionamenti record degli insegnanti, provvedimenti legislativi rimasti appesi con la caduta del governo gialloverde e alcune novità, come la drastica riduzione dell'alternanza scuola-lavoro.
Parte dunque oggi un viaggio di Radio24 per capire meglio che cosa trovano famiglie e ragazzi quest'anno al suono della prima campanella.
E partiamo dal boom di pensionamenti, anche per il provvedimento di Quota 100 e il boom di supplenti.

14 settembre - Insegnanti che non ci sono (ne abbiamo parlato nelle puntate precedenti del nostro viaggio). Ma se la cattedra che resta vuota è quella dell'insegnante di sostegno, il problema per le famiglie si trasforma in dramma. Manca all'appello quasi il 40% dei docenti di sostegno - denuncia il sindacato Anief - i contratti si faranno in 8 casi su 10 a docenti non specializzati, e in alcuni casi si chiede alle famiglie di tenere a casa i propri figli con disabilità, come denunciato dall'assessore regionale all'Istruzione del Veneto, Elena Donazzan. Questo in barba al bellissimo progetto di riforma del sostegno disegnato dal governo Cinquestelle-Lega (con più ore di sostegno, più coinvolgimento delle famiglie, Piani personalizzati). Progetto che dovrebbe entrare a regime il prossimo anno scolastico, ma che resterà carta straccia se gli insegnanti di sostegno continueranno a non esserci.
E le famiglie hanno solo due possibilità: stare zitti e prendersi quel poco che il sistema scolastico è in grado di garantire per i loro figli, oppure ricorrere alla magistratura che sempre in questi anni ha ribadito il diritto allo studio per tutti.
Maurizio Benincasa, presidente della FIRST, Federazione Italiana Rete Sostegno e Tutela dei diritti delle persone con disabilità.

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13 settembre - E nuova puntata del viaggio di Radio24 nel nuovo anno scolastico che prende il via proprio in questi giorni, fra tanti problemi vecchi e nuovi.
Scuola che è fatta di aule e banchi, studenti ed insegnanti, ma anche di segreterie che devono far funzionare la macchina organizzativa. E la cronica mancanza di personale rischia di causare gravi disagi.

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12 settembre 2019 - Nata con la cosiddetta legge della Buona scuola di Renzi, fra lo scompiglio delle scuole che hanno dovuto in fretta e furia attrezzarsi a relazionarsi con il mondo del lavoro, sempre più apprezzata poi da scuole-famiglie-studenti-imprese, spazzata via dal governo gialloverde. L'alternanza scuola lavoro, in barba al quasi milione di studenti coinvolto, con la legge di bilancio 2019 è diventata "Percorsi per le competenze trasversali e per l'orientamento". E non è solo una questione di termini. Meno soldi stanziati (i fondi statali sono scesi da 100 a 42milioni e mezzo annui) e meno ore (da 400 a 210 per i Professionali, da 400 a 150 per i Tecnici, da 200 a 90 per i Licei).
Le scuole, beninteso, sono libere di realizzare percorsi di alternanza anche per un periodo superiore (ma devono trovarsi i fondi) e molte hanno già fatto sapere che lo faranno, alcune regioni come la Toscana si dicono pronte a trovare finanziamenti.
Perchè per gli studenti non provare l'assaggio del mondo del lavoro sarebbe una perdita. Ne è convinto anche Giovanni Brugnoli, vicepresidente di Confindustria per il capitale umano.
Le imprese continueranno a fare la loro parte e chiedono al nuovo governo che si torni a dare all'alternanza scuola lavoro più attenzione, con più ore e più finanziamenti.

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11 settembre 2019 - L'istruzione in Italia (dalla materna all'università) esce male dal confronto internazionale fatto come ogni anni dall'Ocse nello studio "Education at a glance". Nel nostro paese si spende poco, solo il 3,6% del Pil rispetto a una media del 5% nei 35 paesi a economia di mercato più sviluppati, e al 5,5% dei principali paesi europei. La spesa italiana è in linea con la media per materna ed elementari, ma scende per le superiori e il ritardo è forte per l'università. I laureati in Italia sono ancora pochi, ma tra le giovani generazionj la crescita è costante. Ancora pochi, rispetto alle richieste del mercato, i laureati in alcune materia scientifico-ingegneristiche. Insegnanti troppo anziani, entro dieci anni la metà del corpo docente dovrà essere rinnovato.

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10 settembre 2019 - Prosegue il viaggio di Radio24 fra le novità e i problemi dell'anno scolastico al via.
Dicevamo ieri del boom di supplenti, oggi parliamo di un problema antico della nostra scuola, che ha del paradossale: prof introvabili su alcune materie e in alcune zone e precari che non riescono a conquistare stabilmente una cattedra. In alcune regioni come Lombardia, Veneto e Piemonte, è vera emergenza.

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Oltre 53mila le assunzioni autorizzate dal Ministero dell'Economia quest'anno, ben 23mila - secondo la Cisl Scuola - i posti che non verranno coperti con nomine in ruolo perchè le graduatorie per alcune materie sono esaurite. Lo raccontavamo ieri - almeno 170mila i supplenti necessari quest'anno, ma non facili da trovare. Per cui anche quest'anno si ricorre alle "messe a disposizione", cioè i presidi pescano dalle domande che arrivano direttamente alle scuole - a volte si tratta anche di mille domande - che mettono a dura prova le risicate risorse delle segreterie scolastiche che non a caso hanno scioperato qualche giorno fa. Un meccanismo di reclutamento che non funziona, spiega Antonello Giannelli, presidente dell'associazione nazionale preside, e che si ripercuote sugli studenti. Non solo: come spesso accade l'Italia viaggia a più velocità. Nel nordovest si fa fatica a trovare insegnanti di italiano, latino, greco e matematica. In Lombardia nessuno vuole più fare il prof, stipendi troppo bassi e discrete possibilità di trovare un lavoro altrove: servono 40mila supplenti (15mila solo a Milano). Supplenti che nella maggior parte dei casi arrivano dal sud, dove il posto pubblico rappresenta ancora invece l'unica speranza di avere un lavoro.

9 settembre 2019 - Circa 17mila i docenti che hanno beneficiato del provvedimento voluto dal governo gialloverde di Quota 100, secondo la Cisl Scuola. Che vanno a sommarsi al normale numero di insegnanti che va in pensione ogni anno (oltre 15mila). E su un esercito totale di prof di 884mila unità, almeno 170mila (fino a 200mila - azzarda il sindacato Anief) sono quest'anno i supplenti. Il conto è presto fatto: un insegnante su cinque è precario, alla faccia della continuità didattica per i nostri studenti e dello stop alla supplentite sbandierato dai governi di turno. Per effetto di Quota 100, ma anche per i concorsi che non arrivano e per il mancato varo definitivo del cosiddetto decreto "salvaprecari", perso per strada a causa della crisi politica agostana.
Da qui la richiesta di provvedimenti urgenti. Maddalena Gissi, Cisl Scuola.

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