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Scuola. Pensionamenti a rilento. Bussetti a Radio 24: "Si tratta di un calcolo che adotta l'Inps a cui ci dobbiamo adeguare"
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Scuola. Pensionamenti a rilento. Bussetti a Radio 24: "Si tratta di un calcolo che adotta l'Inps a cui ci dobbiamo adeguare"


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Nella scuola 33.300 fra insegnanti e personale Ata chiedono di andare in pensione. Molti attendono ancora la comunicazione. Cinquemila le denunce arrivate ai sindacati, 900 solo nel Lazio. Lunghe file agli uffici scolastici e ai patronati, mentre Miur e Inps si rimpallano le responsabilità, nel primo anno in cui è l'Inps che deve verificare i requisiti per andare in pensione. Prima i controlli per avviare la procedura erano svolti invece dagli Uffici scolastici regionali.
Oscar Giannino ne ha parlato a "La versione di Oscar", su Radio 24, con il ministro dell'istruzione Marco Bussetti.
"Questo è un fenomeno che non è nuovo, c'era l'anno scorso e in parte l'anno prima. Non è che scopriamo oggi che ci sono numerose persone che devono andare in pensione e che le pratiche sono passate all'Inps. E che oltretutto l'Inps segue regole che non sono quelle che utilizzavano prima gli uffici provinciali. L'anno scorso siamo riusciti a risolverlo e credo che riusciremo anche quest'anno, anche se i numeri sono maggiori. La prima cosa che ho fatto sapendo che c'era questo problema è stato mettermi in contatto con il presidente dell'Inps Boeri e mi sono incontrato con i vertici dell'Inps che si sono subito attivati per cercare di arrivare a questa conclusione. Anche perché poi esiste anche l'altro problema relativo all'anagrafe contributiva che doveva essere risolto".
Che tempi si avranno per risolvere la questione?
"I numeri si sono assottigliati di molto rispetto a tre settimane fa quando ci siamo incontrati. Ogni tre giorni l'Inps mi comunica i dati".
Per la copertura delle cattedre di chi va in pensione tutto a posto?
"Quando si avvia l'anno scolastico la prima operazione che si fa è tenere conto del diritto di chi deve andare in pensione, poi della mobilità. Poi si fanno le nomine in organico.
E' chiaro che c'è la situazione di alcune scuole che sanno che il professore, il titolare, deve andare in pensione, ma non ha ancora avuto la risposta, di conseguenza questa cattedra non si libera per l'eventuale mobilità. Questo è il problema che si sta verificando, ma di fatto si risolverà.
Ci sono situazioni anche paradossali: l'Inps calcola l'anno commerciale e non l'anno solare. L'anno commerciale si compone di 360 giorni e quindi parliamo di 5 giorni di lavoro in meno conteggiati, che per 40 anni di servizio fanno 200 giorni. Queste sono regole dell'Inps e non del Ministero. Docenti che pensavano di poter andare in pensione si trovano a dover fare un anno in più di servizio. Qualcuno l'ha saputo all'ultimo momento. Ma non è un tema attuale. Ma si doveva già prevedere che quest'anno i numeri sarebbero stati maggiori, perché le immissioni in ruolo corposo sono avvenute alla fine degli anni Settanta e inizio anni Ottanta facendo un calcolo aritmetico questo è il periodo in cui arrivano ad avere il massimo contributivo per avere la giusta e meritata pensione. E' un tema questo a cui tengo tantissimo, quello dei diritti dei lavoratori che ritengo fondamentali. Purtroppo si tratta di un calcolo che adotta l'Inps e a cui ci dobbiamo adeguare".

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