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"Dal patto della crostata all'Italicum"

di Daniele Biacchessi

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Gli ultimi vent'anni di storia repubblicana sono costellati dalla ricerca spasmodica dei due principali schieramenti, centro destra e centrosinistra, di un'intesa plausibile e duratura sulle riforme, in primis sulla legge elettorale. Del resto, il tema della governabilità resta il centro propulsore dell'azione politica di un Paese e l'Italia, abituata ad un passato di governi balneari, di governabilità e decisionismo ne avrebbe bisogno come il pane. Dal marzo 1994 ad oggi, tutti i tentativi di dialogo sulle riforme avviati da centrosinistra e centrodestra sono sostanzialmente naufragati a causa di personalismi, rendite di posizione, mancanza di una sintesi comune o peggio ancora, mancanza di idee nuove. I primi timidi segnali di avvicinamento avvengono già poco dopo la prima vittoria elettorale di Silvio Berlusconi del marzo 1994. Non sono ancora tempi maturi per un dialogo perché i due partiti principali, Forza Italia e Pds, restano inchiodati su posizioni rigide, contrapposte, veti incrociati. Qualcosa si muove nei mesi successivi alla vittoria di Romano Prodi e dell'Ulivo nel 1996. sono i tempi della Bicamerale che deve cambiare il volto istituzionale e politico italiano. Il presidente è Massimo D'Alema e membro di riferimento dell'allora opposizione è Silvio Berlusconi. L'accordo è quello siglato la calda notte tra il 17 e il 18 giugno del 1997, in Via della Camilluccia, a Roma, nell'abitazione di Gianni Letta durante la cena con Massimo D'Alema, Franco Marini, Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e altri esponenti politici di maggioranza e opposizione. Nel cosiddetto "patto della crostata" D'Alema si impegna a non spingere sulla legge sul conflitto di interessi e Berlusconi intende proseguire i lavori della Bicamerale fino all'accordo finale. Tra gli obiettivi della Bicamerale, oltre a forma di governo, Parlamento, garanzie e giustizia, c'è anche un ordine del giorno che riguarda la realizzazione di una riforma della legge elettorale, che all'epoca è il cosiddetto Mattarellum. In sostanza per i sessanta componenti della Bicamerale è opportuno passare ad un nuovo modello elettorale, cioè ad un sistema a doppio turno. L'onorevole Sergio Mattarella presenta dunque una proposta di legge il 27 maggio del 1998, ma Berlusconi, in dissenso sulla riforma della giustizia, fa saltare il tavolo della Bicamerale e l'ordine del giorno sulla legge elettorale e la relativa proposta di legge di Mattarella rimane dimenticata negli archivi della Camera. Si arriva al 2008 con il patto tra Berlusconi e Veltroni sul bipartitismo, cioè la creazione di due partiti, Popolo delle Libertà e Partito Democratico, per porre fine al rissoso bipolarismo. Ma alle elezioni del 2008, Berlusconi stravince e prende tutto. Quello con il nuovo segretario del Pd Matteo Renzi è quindi il terzo patto siglato dal Cavaliere, oggi alla ricerca di un salvacondotto giudiziario e di un nuovo maquillage politico. Ecco perché, se dovessimo giudicare come sono andate a finire i patti firmati in passato, la nuova intesa tra Berlusconi e Renzi non dovrebbe durare a lungo. Daniele Biacchessi

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