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Italia penultima per numero di laureati nell'area Ocse: il 18% su una media del 37. Fa peggio solo il Messico
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Italia penultima per numero di laureati nell'area Ocse: il 18% su una media del 37. Fa peggio solo il Messico

In Italia un ragazzo su quattro tra i 15 e i 29 anni non è occupato o non è iscritto ad alcun percorso di formazione (sono i cosiddetti Neet), contro una media Ocse del 14 per cento. Il picco in Campania, Calabria e Sicilia, dove è Neet più di un giovane su tre. Peggio dell'Italia per numero di Neet c'e' solo la Turchia. A rivelarlo il rapporto annuale dell'Ocse sui sistemi d'istruzione dei 35 Paesi membri.
Italia penultima nella classifica per numero di laureati. Il nostro Paese infatti, nonostante qualche piccolo segno di miglioramento, registra appena il 18% di laureati, contro il 37% della media nella zona Ocse. Fa peggio solo il Messico.

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"Il divario è enorme, non è solo una questione di più o meno" - commenta amaro Attilio Oliva presidente dell'associazione TreEllle, il quale sottolinea anche il primato negativo dell'Italia per numero di laureati in scienze umanistiche, che presentano scarsi sbocchi lavorativi.
"I laureati sono già pochi, molti sono nelle materie umanistiche e finisce che per le lauree STEM (scientifiche e tecnologiche) sono ancora meno, Non c'è un'offerta di laureati adatta alla domanda delle imprese" - sottolinea Oliva.


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Insiste sullo stesso punto l'analista Ocse Francesco Avvisati: "I laureati mancanti sono soprattutto nelle discipline più vicine ai bisogni delle imprese, cosa che vediamo dalle opportunità di inserimento lavorativo. Anche fra i neolaureati vediamo che c'è questa preferenza, per discipline come lettere, scienze politiche e scienze della comunicazione che hanno tassi di occupazione piuttosto bassi, mentre le facoltà scientifiche, in economia e diritto - che hanno migliori tassi di occupazione - sono poco frequenti".

Altro dato negativo: Italia maglia nera nell'area Ocse per la spesa pubblica complessiva nell'istruzione nel 2014. Roma ha riservato il 7,1% della spesa delle amministrazioni pubbliche al ciclo compreso tra la scuola primaria e l'universita'. Un calo del 9% rispetto al 2010. Sempre nel 2014, l'Italia ha dedicato il 4% del Pil all'istruzione (contro il 5,2% della media Ocse), con un calo del 7% rispetto al 2010. Nello stesso anno Roma ha speso in media 9.300 dollari statunitensi per studente (contro i 10.800 della media Ocse).

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