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Istruzione tecnica secondaria. L'appello di Fondazione Rocca e Associazione TreeLLLe: bisogna cambiare marcia

di Maria Piera Ceci

Di ingegneri l'Italia ne ha abbastanza, a mancare sono invece tecnici e periti. E' quanto sostengono Fondazione Rocca e Associazione TreeLLLe che hanno presentato a Milano il Rapporto Innovare l'Istruzione tecnica secondaria e terziaria - Per un sistema che connetta scuola, università e imprese.

L'Istruzione tecnica secondaria, tradizionale punta di eccellenza del nostro sistema scolastico italiano, è stata soggetta negli ultimi 20 anni a spinte e riforme contraddittorie che ne hanno indebolito l'offerta formativa e la capacità di attrazione per famiglie ed imprese, tanto che gli alunni sono scesi dal 45% degli iscritti di scuola secondaria, nel 1991/92, al 33,7% del 2014/15, con una perdita di oltre 400.000 studenti.

Molto è stato fatto - spiegano Fondazione Rocca e Associazione TreeLLLe, basti pensare alla legge 107 sulla Buona Scuola, che introduce l'alternanza obbligatoria per 400 ore nel triennio finale degli Istituti tecnici e professionali, e agli Istituti tecnici superiori (ITS), che avrebbero dovuto assicurare un'alternativa alla frequenza dell'Università, ma non sono ancora riusciti a decollare, tanto che a 7 anni dalla loro istituzione contano appena 4.000 iscritti.

"Occorrono i vecchi periti nel senso tecnici di 19 anni e poi tecnici plus, cioè quelli che dopo il diploma fanno due anni aggiuntivi", spiega il presidente di Assolombarda Gianfelice Rocca. "Sono figure presenti in Francia, Germania, Irlanda e Spagna e noi abbiamo un buco totale. Tecnici di 21 anni con un addendum di preparazione sono assenti dal mercato. E le lauree brevi non riescono a coprire questi buchi".

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"Bisogna investire più risorse per gli ITS e tirare per la giacca le università che fino ad oggi sono state lontane dal problema del lavoro e della professionalizzazione" - sottolinea Attilio Oliva, presidente dell'Associazione TreeLLLe. "Con le loro competenze le università possono creare un'offerta di istruzione superiore biennale per i giovani che non possono fare cinque anni di università, non hanno tempo non hanno voglia non hanno soldi. vogliono andare a lavorare prima e avere una buona preparazione anche universitaria".
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"Il mondo universitario è pronto a dare una risposta a quelle che sono queste nuove esigenze di costruire delle figure intermedie più orientate ad un inserimento rapido nel mondo del lavoro" - dice Gaetano Manfredi, Presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane. "E questo si può fare riguardando l'offerta formativa delle lauree triennali e aggiungendo lauree triennali professionalizzanti simili a quelli che una volta erano i diplomi universitari".
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