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Giuseppe Costanza, l'autista di Falcone: "Sono indignato, io sono sopravvissuto a Capaci e Pietro Grasso neppure mi cita"
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Giuseppe Costanza, l'autista di Falcone: "Sono indignato, io sono sopravvissuto a Capaci e Pietro Grasso neppure mi cita"

di Alessandro Milan

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L'autista di Giovanni falcone parla a 24 Mattino nel giorno dell'anniversario della strage di Capaci. Lui quel giorno era a bordo della macchina con il magistrato e la moglie Francesca Morvillo. Costanza è sopravvissuto ma da allora le istituzioni lo hanno totalmente emarginato. Anche martedì, nella trasmissione Ballarò, il presidente del Senato Pietro Grasso lo ha definito "l'autista", senza ricordarne il nome e senza dire che è sopravvissuto. E oggi Costanza si sfoga: "Sono indignato per come si sono comportati e continuano a comportarsi. A Ballarò la seconda carica dello Stato, Pietro Grasso, che peraltro mi conosce, mi definisce autista. Io sono un dipendente del ministero della Giustizia, ho un nome e un cognome, ho guidato la macchina di Falcone negli ultimi 8 anni della sua vita, ho rischiato la vita ogni giorno. E ora come vengo trattato? Come un numero. Io conosco Grasso da sempre e ora lui mi chiama 'autista'? E poi senza dire se sono vivo, o morto. E' il modo di fare? Sono stato completamente dimenticato per più di 20 anni. L'anno scorso, grazie all'intervista fatta a Radio 24, arrivò per la prima volta l'invito a partecipare alle commemorazioni. Mi chiamò l'allora ministro all'Istruzione Profumo. Poi mi chiamò anche la sorella di Falcone, Maria. Anche quest'anno è arrivato l'invito ma io non ci andrò. Oggi, 23 maggio, lo passerò a casa. Io voglio dire a tutti che sono vivo, non sono morto. Però forse se ero morto venivo ricordato. E ancora non capisco queste celebrazioni e queste sceneggiate di chi si presenta sul palco a parlare... Ma chi sono? Dov'erano allora? Io ho vissuto una guerra per 8 anni, io ero a Capaci, altri no".

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