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Più film italiani in tv e sanzioni pesanti per chi non si adegua. In arrivo decreto. La protesta dei broadcaster
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Più film italiani in tv e sanzioni pesanti per chi non si adegua. In arrivo decreto. La protesta dei broadcaster

di Adriana Fracchia

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Annunciato più volte, da tempo al centro di un'aspra trattativa e di polemiche, arriva oggi in Consiglio dei ministri, il decreto del governo che obbliga la televisioni nazionali ad aumentare la quota di film e di fiction italiane messe in onda in prima serata, nonché gli investimenti. Ogni canale televisivo deve trasmettere almeno un film o una fiction italiana a settimana, due invece la Rai, nell'ultima versione del decreto messa a punto dopo le proteste di due settimane fa. Per gli investimenti obbligatori il testo prevede che passino gradualmente dal 10 al 15% per le emittenti private (con l'entrata regime fissata per il 2020) e dal 15 al 20% per la Rai. Obblighi di programmazione e di investimento vengono imposti anche a Netflix e ad Amazon. Pesanti le sanzioni per chi non si adegua: andranno da 100mila a 5 milioni di euro (o fino al 3% del fatturato). Quote ridotte rispetto alla prima stesura del provvedimento. Ma le polemiche non si placano. I broadcaster - da Rai a Mediaset, da La7 a Sky Italia, da Discovery Italia a Fox - hanno scritto una lettera di fuoco al Ministro della cultura Franceschini, perché per loro la seconda versione del testo di riforma dell'articolo 44 del Testo unico della radiotelevisione, è "peggiorativa" e sottolineano la loro preoccupazione per le ricadute del provvedimento su tutto il settore, soprattutto a livello occupazionale. Ma per Franceschini, che ha fortemente voluto questo decreto, si tratta di una novità che invece aiuterà il settore. A suo sostegno schierati i produttori indipendenti dell'Anica e l'Associazione 100 autori. Tra i più convinti il premio Oscar Gabriele Salvatores e Daniele Luchetti, che esortano il Ministro della Cultura ad andare avanti.

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