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Europa, sessant'anni dal sogno alla crisi

di A.Migliorati, S.Nava, A.Schepisi

Sabato 25 marzo a Roma sarà firmato il libro dell'Unione europea, il manifesto che detta la via per il futuro dell'Unione. L'occasione i sessant'anni dai Trattati di Roma, di fatto l'atto istitutivo dell'Europa Unita. Da quel giorno sono state fatte scelte che hanno cambiato la storia dei paesi del Vecchio continente: dall'euro alla difesa comune, dalla libera circolazione allo studio all'estero. Obbiettivi raggiunti e altri mancati.

Li ripercorreremo in un viaggio a partire proprio da quel giorno di sessant'anni fa.


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Generazione Erasmus: i ragazzi rinuncerebbero all'Europa?
Lo chiamano il lato bello dell'Europa. E' sicuramente uno dei suoi punti di forza. Il progetto Erasmus che dal 1987 ha portato oltre 4 milioni di giovani europei fuori dai loro Paesi per studiare e formarsi. La cosiddetta Generazione Erasmus che rappresenta il miglior antidoto contro razzismo e populismo. Per il 2017 sono stati stanziati due miliardi e 157mila euro, circa 300 milioni in più rispetto al 2016, ma non basta. Bisogna aumentare le risorse secondo Martine Reichert direttore generale istruzione e cultura della Commissione europea. Più risorse e più accessibilità, sono anche i suggerimenti che arrivano anche dagli studenti della generazione Erasmus riunitisi in Campidoglio a Roma qualche settimana fa negli Stati Generali. Richieste messe poi nero su bianco in un documento che i giovani Erasmus consegneranno sabato alle istituzioni italiane ed europee durante una cerimonia di celebrazione dei 60 anni dei Trattati di Roma. Con una domanda: mentre la politica discute i ragazzi di oggi nati in un continente già unito rinuncerebbero davvero all'Europa per un mondo di Stati singoli che non hanno mai visto?


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L'Europa dell'Euro: una sfida vinta o si torna indietro?
Era il 1° gennaio 1999, quando l'Euro entrava ufficialmente in vigore, seppur ancora non fisicamente nelle tasche dei cittadini europei. La Banca Centrale Europea diveniva operativa, dopo soli sei mesi di vita. Ma la storia della moneta unica affonda le sue radici nel rapporto Delors, che porta il nome del più noto presidente nella storia della Commissione Europea. Quel rapporto fissava tre tappe per l'introduzione della moneta unica, nell'intero arco degli anni '90. Il 1° gennaio 2002 l'Euro rimpiazzò definitivamente le monete nazionali in 12 Paesi, tra cui l'Italia. Il loro numero è poi salito a 19, poco più di due terzi sul totale dei Paesi dell'Unione Europea. A quindici anni dall'arrivo nelle nostre tasche, l'Ispi ha effettuato un fact checking su vantaggi e svantaggi della moneta unica. Per Antonio Villafranca, responsabile programma Europa Ispi, l'Euro è stata un'occasione che abbiamo sprecato: "se non ci fosse stato l'Euro, molte fragilità dell'economia italiana sarebbero venute al pettine molto prima", dice Villafranca, secondo cui lo scudo della moneta unica ha paradossalmente posticipato urgenti riforme strutturali necessarie al nostro Paese.


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Europa da 6 a 28. Dall'unità post bellica al sogno di una difesa comune
Era il 14 marzo 1985 quando a Schengen, piccola località del Lussemburgo, venne firmato il Trattato che diede il via alla libera circolazione delle persone. Nasceva uno spazio senza frontiere tra territori dove decenni prima si erano combattute sanguinose guerre. Si realizzava il sogno dell'Europa post bellica, uno dei principi cardine dell'Europa unita. Uno spazio, quello di Schengen, che negli ultimi anni è stato però al centro di polemiche e ripensamenti, soprattutto a causa della complessa gestione dei milioni di immigrati che cercano di entrare in Europa. Quattro Paesi, tra cui la Germania, hanno temporaneamente ripristinato i controlli alle frontiere, mentre sono sei i Paesi che non aderiscono alla Convenzione o che non l'hanno ancora applicata. Insomma, un chiaro caso di Europa a geometria variabile o a più velocità. E anche sulla difesa comune- altra faccia della stessa medaglia perché condizione affinché Schengen possa davvero funzionare- vince il compromesso al ribasso. Secondo Matteo Villa ricercatore dell'Ispi, Istituto di Politica Internazionale "il 6 marzo si sarebbe trovato un nuovo modo per cooperare in maniera rafforzata tra alcuni Paesi nella difesa, quindi già una idea di diverse velocità di cui si parla molto. Si diceva facciamo un comando unificato tra paesi europei che ci stanno, ma alla fine il comando comune non c'è ma solo un direttore amministrativo che si occuperà di gestire delle missioni di addestramento". Una strada costellata di compromessi, dunque, quella che porta a Roma dove sabato si celebreranno i 60 anni dell'Unione europea. Cosa aspettarsi allora da questo importate appuntamento? "Dal punto di vista della difesa pochi passi avanti, probabilmente una dichiarazione congiunta tra tutti i Paesi su quali saranno i prossimi obiettivi, ma non il fatto che il Regno Unito se ne vada non renderà più facile la cooperazione nella difesa. Non sarà quello il fattore chiave".


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Buon compleanno Europa!
25 marzo 1957. Sono le 18 di una lunga giornata piovosa per Roma quando in Campidoglio, nella sala degli Orazi e Curiazi, parla il presidente del consiglio italiano Antonio Segni. Con lui siedono per l'Italia il ministro degli esteri Martino i ministri degli esteri di Germania (rappresentata anche dal cancelliere Adenauer), Francia, Olanda, Lussemburgo e Belgio. Sono i sei paesi che solo sei anni prima avevano dato vita alla comunità europea del carbone e dell'acciaio.
Per il passo successivo gli sherpa hanno lavorato duramente per mettere a punto un testo che vinca le resistenze dei francesi che, scettici, non inviano il loro presidente. All'ultimo sorge anche un inghippo diplomatico: i tedeschi chiedono che i testi vengano tradotti in tutte le lingue. Ma il tempo non c'è. Vengono stampate solo le prime e le ultime pagine, il resto è bianco. Solo il testo francese è integrale. Nessuno se ne accorge.
Il 25 marzo 1957 a Roma ci sono comunque tutti. Vengono firmati i trattati di Roma che sono due: uno istituisce la comunità economica europea, la Cee. Il secondo la comunità europea dell'energia atomica. Obbie ttivi sono tre: cadono i dazi doganali, si lavora alla libera circolazione e si punta ad una Banca europea per lo sviluppo delle aree arretrate. Sul piano istituzionale nasce una Commissione di nove membri, due per i tre Paesi più grandi (Francia, Germania e Italia), uno per i piccoli, e un'assemblea di 142 deputati eletti dai parlamenti nazionali; infine una Corte di Giustizia per vigilare sull'applicazione dei Trattati. Ci sono già tutti i semi di quella che diventerà l'Unione europea. Sessant'anni dopo, certo, le parole di allora fanno ancora riflettere... ".


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