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Gli esodati del sangue. Donatori in pensione più tardi per la riforma Fornero

di Giorgia Wizemann

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La riforma Fornero torna a far parlare di sé, questa volta non per gli esodati ma per i donatori di sangue. Gli iscritti all'Avis in procinto di andare in pensione, infatti, sono costretti ad aspettare perché dovranno recuperare i giorni in cui, con regolare permesso, sono rimasti a casa per il prelievo. Un allarme lanciato dalla sede dell'associazione a Cremona, comune che registra in Italia il maggior numero di iscritti (6.000 che diventano 17.000 con la provincia). Se si fa un rapido calcolo, per un iscritto che dona il sangue da quando ha 18 anni e lo fa a pieno regime (cioè quattro volte l'anno), in quarant'anni di vita lavorativa dovrà recuperare 160 giornate di astensione dal lavoro, che si traducono il 7-9 mesi in più di servizio. L'alternativa è smettere di lavorare nella data prevista, ma con una decurtazione del 2% della pensione. Lo spiega bene Ferruccio Giovetti, presidente di Avis Cremona: "Con una aspettativa di vita di 25 anni, considerando un assegno mensile di 1300-1400 euro, si parla di alcune migliaia, se non decine di migliaia, di pensione in meno". Il rischio, ora, è una diminuzione dei donatori e una conseguente ricaduta sugli ospedali: "Il sangue è un farmaco salvavita - continua Giovetti - che non si può comprare da nessuna parte e che può essere soltanto donato. Le sale operatorie rischiano di trovarsi in difficoltà perché non hanno le sacche di sangue necessarie per effettuare gli interventi". Giorgia Wizemann

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