Il DDL Controesodo copre anche gli studenti Mba?

postato da Sergio il 14.06.2010, nella categoria Special Ones
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PUBBLICHIAMO IL “BOTTA E RISPOSTA” INTEGRALE TRA L’ASSOCIAZIONE NOVA (CHE RAGGRUPPA GLI STUDENTI MBA ITALIANI NEGLI USA) E GLI IDEATORI DEL DDL CONTROESODO (I DEPUTATI GUGLIELMO VACCARO E ALESSIA MOSCA). 

CONTROESODO” E’ IL PROGETTO DI LEGGE APPROVATO ALLA CAMERA, PER IL RIENTRO DEI NOSTRI GIOVANI PROFESSIONISTI ESPATRIATI. IL SUNTO DI QUESTO SCAMBIO DI LETTERE, CHE VERTE TUTTO SULL’INTEPRETAZIONE DEL DDL RELATIVAMENTE AGLI STUDENTI DEI MASTER, E’ STATO LETTO IN ONDA NELLA PUNTATA DI “GIOVANI TALENTI” DEL 12 GIUGNO.

-LA LETTERA DI NOVA:

Onorevole Vaccaro, onorevole Mosca,

Vi scrivo a nome di NOVA – Associazione Italiana MBA in merito al DDL N. 2212 “Incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia” approvato dalla Camera dei deputati il 25 maggio 2010 ed attualmente all’esame del Senato. Questo disegno di legge, di grande impatto ed importanza per la comunità di italiani attualmente impiegati all’estero e di grande lungimiranza in termini di prospettive per il nostro Paese, rischia, nella sua attuale formulazione, di escludere gli studenti MBA (ed in generale dei programmi di livello Master). Ricordiamo che gli studenti che frequentano i programmi MBA negli USA hanno superato selezioni rigorosissime, hanno in generale esperienze e profili professionali di livello internazionale, sono già titolari di una laurea o laura specialistica conferita solitamente da un’Università Italiana, e hanno sostenuto costi ulteriori per la propria educazione in America in media di $90,233 [€73,400] (si veda l’allegato due) in aggiunta alle spese per vitto e alloggio ed al costo opportunità di frequentare il programma. Fra tutti gli studenti italiani che completano il programma MBA, i sondaggi NOVA mostrano come storicamente solo circa uno su tre rientri in Italia (si veda l’allegato uno). Il DDL N. 2212 afferma nell Art.2 (Caratteristiche dei soggetti beneficiari) come requisito per gli studenti di aver “svolto continuativamente un’attività di studio fuori di tale Paese e dell’Italia negli ultimi ventiquattro mesi o più, conseguendo un titolo di laurea o una specializzazione post lauream”. Il fatto è che per la grande maggioranza dei programmi di livello Master nei paesi anglossassoni, uno studente di un programma biennale tipicamente mantiene tale status per soli 16-22 mesi. Secondo l’attuale formulazione, la legge sarebbe applicabile unicamente a studenti di Bachelor, di dottorato e/o a studenti in Nazioni che prevedono una diversa durata degli studi di livello Master. In aggiunta, paradossalmente, uno studente di MBA “ritardatario” che impiega un ulteriore trimestre a terminare gli studi avrebbe diritto al bonus mentre tutti gli studenti che terminano i propri studi per tempo invece no. Si noti anche che una qualsiasi delle formulazioni di cui sopra escluderebbe del tutto studenti di programmi di altissimo calibro quali INSEAD in Francia (12 mesi), IMD in Svizzera (12 mesi), IESE in Spana (19 mesi), e London Business School nel Regno Unito (da 15 a 21 mesi).

Non è anche chiaro se studenti che hanno frequentato corsi all’estero, e che hanno optato per registrarsi all’anagrafe italiani residenti all’estero (AIRE) anziché mantenere formalmente la propria residenza in Italia durante il periodo di studi, avrebbe comunque accesso al bonus (in quanto non tecnicamente “residenti nel loro Paese d’origine“). Infine, per sottolineare l’importanza dell’applicabilità di questi incentivi alla nostra categoria, desideriamo sottolineare come con l’attuale carico fiscale, unitamente all’esistente disparità nei livelli retributivi, un graduate MBA guadagna in Italia, al netto, poco piú della metà di quanti guadagni nella stessa società, a pari livello, negli USA (per l’esattezza, il 58% secondo un recente esercizio condotto da NOVA). L’applicazione del DDL 2212 alla nostra categoria consentirebbe di ridurre il gap all’83% per gli uomini e all’86% per le donne. A nostro avviso, la durata degli studi nel DDL in oggetto sarebbe meglio definita in termini di crediti accademici acquisiti (in questa caso 60 “Credits” per un tipico programma di livello Master di durata biennale, equivalenti a 120 ECTS-credits), ovvero di numero di anni accademici frequentati con profitto. Per incentivare al rientro anche studenti di INSEAD, IMD, IESE, ed LBS, sarebbe necessario limitare i crediti accademici acquisiti a 30 “Credits” (60 ECTS-credits equivalenti) nel caso di “specializzazioni post lauream“.

Con ogni osservanza,

Filippo Scognamiglio

NOVA – Associazione Italiana MBA

-LA RISPOSTA DI “CONTROESODO”:

Gentile Dott. Scognamiglio,

le scriviamo in merito alla Sua lettera del 1 giugno c.a., riguardante il DDL N. 2212 rubricato “Incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia”, approvato alla Camera dei Deputati e in attesa di essere sottoposto all’esame dell’aula del Senato della Repubblica.

In primo luogo, cogliamo l’opportunità per ringraziare NOVA – Associazione Italiana MBA per l’apprezzamento espresso nei confronti del lavoro svolto, fino ad oggi, con il disegno di legge; il suo giusto appunto riguardante la durata inferiore, rispetto a quella prescritta dal dettato normativo, dei programmi di livello Master nei paesi anglosassoni, sarà opportunamente da noi palesato al Ministero dell’Economia e delle Finanze che – come recita il comma 2 dell’articolo 2 -, è deputato ad emanare l’apposito decreto ministeriale al fine di individuare e di specificare le categorie dei soggetti interessati dalla norma. E’ infatti conforme alla stessa ratio del disegno di legge garantire al nostro Paese il rientro dell’eccellenza degli studenti italiani che abbiano completato all’estero, e nei tempi prescritti, un programma di studi di così grande prestigio.

Rispondiamo inoltre al suo secondo quesito: gli studenti italiani che abbiano frequentato corsi all’estero, e che abbiano optato per registrarsi all’anagrafe italiani residenti all’estero (AIRE), qualora il testo della disposizione non dovesse subire cambiamenti nel corso del proprio iter al Senato, avranno diritto, ai sensi della presente proposta di legge, ad accedere ai previsti benefici fiscali.

L’auspicio è che la proposta di legge possa avere un rapido percorso anche nell’altro ramo del Parlamento affinché possa, al più presto, entrare in vigore nel nostro ordinamento, così da trovare un elevato grado di applicabilità tra la comunità degli italiani attualmente impiegati all’estero.

Con viva cordialità,

On. Alessia Mosca,
On. Guglielmo Vaccaro

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