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“Giovani Talenti” non si ferma per le Feste, anche se il nostro blog va in vacanza fino all’11 gennaio. Per trascorrere insieme le vacanze di Natale e Capodanno, vi proponiamo tre puntate da non perdere:
-24 dicembre, vigilia di Natale: “ITALIANI DI FRONTIERA“. Con noi il giornalista Roberto Bonzio, che ci porterà -con i suoi racconti- a migliaia di chilometri di distanza, trasportandoci fino alla Silicon Valley. Dove ci farà conoscere i giovani talenti italiani che in California stanno contribuendo all’innovazione globale.
-31 dicembre, San Silvestro: “MANAGERS DEL FUTURO“. Nell’ultima puntata del 2011, vi facciamo riascoltare due delle migliori storie dell’anno che si conclude. Abbiamo scelto due vicende di giovani managers, una di stanza in Germania e l’altro in Brasile, quale simbolo di una classe dirigente, giovane e competente, che l’Italia non ha saputo -o voluto- valorizzare. Nella stessa puntata, riascolteremo le interviste a Caparezza e Ivano Fossati, due artisti che -nel corso del 2011- hanno dedicato altrettante canzoni al tema dei talenti in fuga.
-7 gennaio: “LITTLE ITALY BIG ITALIANS“. Terza e ultima puntata speciale del programma, con una sintesi del convegno organizzato a Pesaro dai Giovani Imprenditori di Confindustria, interamente dedicato al tema della riattrazione dei cervelli e dei talenti dall’estero. Tra gli ospiti d’eccezione che ascolterete on air, anche Lorenzo Thione (il giovane italiano che ha ideato -negli Usa- il motore di ricerca Bing) e Raphael Gualazzi.
+++Vi aspettiamo -come sempre- ogni sabato alle 13.30 su Radio 24+++
E vi ricordiamo il tema di discussione sul quale vi invitiamo a lanciare proposte. Riporteremo i vostri commenti e le vostre idee sulle pagine di questo blog:
“Tre idee per far ripartire l’Italia nel 2012, e renderla un Paese attrattivo per i giovani talenti, italiani e stranieri. Scrivete a: giovanitalenti@radio24.it”
TANTI AUGURI DA “GIOVANI TALENTI”
BUONE FESTE!
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Dura, durissima denuncia a “Giovani Talenti” di un nostro ascoltatore: Mauro, un giovane architetto, che sta pensando all’espatrio. Un’altra risorsa che se ne va, in un Paese la cui mentalità va cambiata alla radice. Chi lo può fare, se non i giovani? Fra quattro giorni è Natale, ci perdonerete se non siamo molto in tema. Ma è il contesto generale, che impedisce di esserlo, soprattutto se guardiamo ai giovani. Buona lettura!
“Sono un Architetto abilitato alla professione gia’ da quattro anni…Vorrei dire solo che ho passato gli ultimi anni a viaggiare, lavorando all’estero. A volte persino dimenticando la mia vera qualifica e professione…
L’ho fatto per aumentare la mia consapevolezza del mondo, le mie conoscenze, e cercare di migliorare il mio CV con la conoscenza delle lingue.
Ad oggi sono ormai piu’ di dieci anni che investo nella mia formazione professionale, con il risultato che spesso mi sento dire che sono troppo qualificato, e nessuno -o comunque in pochi- considerano la mia assunzione, proprio perche’ sarei un’investimento troppo oneroso.
Ovviamente -dall’altro lato- ci sono i giovanissimi professionisti, quindi privi di esperienza, che vengono sfruttati ingiustamente, lavorando fino a 70 ore settimanali per guadagnare 800 euro al mese, se va bene…
Credo che la responsabilita’ di tutto questo trovi le sue radici profonde esclusivamente nel modo di pensare “all’italiana”…
Lavorare ai minimi termini, cercando di ottenere il massimo dei risultati -e va bene- ma un giorno ci troveremo con pochissimi specialisti e professionisti , perche’ probabilmente sara’ piu’ facile vivere facendo il dipendente.
Oggi sono costretto quasi a valutare l’ipotesi di tornare a lavorare all’estero per l’ennesima volta, rimandando i miei sogni e la mia vita nel mio Paese a un giorno che chissa’ se verra’ mai…
Mi piacerebbe sentire anche solo un politico o un’imprenditore che si occupasse dell’aspetto e del tema di quello chiamo sempre “SFRUTTAMENTO SILENZIOSO/TACITO” (avvocati e ingegneri non sono esclusi)…”
MAURO
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Il 2012 è alle porte: “Giovani Talenti” cerca le nuove storie del programma, in vista del prossimo anno.
“Sei giovane e “under 40″? Laureato/a, magari con master? Sei emigrato/a dopo svariati tentativi di affermarti professionalmente in Italia, andati a vuoto? Sei espatriato/a grazie a un contratto ottenuto per merito e selezione, che ti ha permesso -pur ventenne o trentenne- di raggiungere posizioni professionali inimmaginabili per te in Italia? Nonostante ciò, non riesci a trovare posizioni equiparabili nel Belpaese, nell`ottica di un ritorno?”
Scrivi a: giovanitalenti@radio24.it – La tua storia potrebbe essere raccontata “on air” in una delle prossime puntate!
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Puntata numero CENTO per “Giovani Talenti”: festeggiamo la ricorrenza con una storia davvero paradigmatica, che ben rappresenta il centinaio di “giovani talenti” che vi abbiamo raccontato nel corso di questi (quasi) due anni.
La storia di Lorenza, che ci introduce a temi imprescindibili: i salari (bassi, in Italia), gli ordini professionali (che in Italia tarpano le ali in ingresso), le donne (la cui carriera, in Italia, è un rebus…), fino ad arrivare alla tanto celebrata ”flexsecurity” del modello scandinavo. Lei vive e lavora in Danimarca.
Lorenza si presenta così, ai lettori del blog:
“Si parla sempre (forse con una punta di gelosia?) della Scandinavia come di un posto ordinato, perfetto, freddo, buio. Io mi sono trasferita qui cinque anni fa, stanca delle difficoltá italiane, per lo piú inutili, dei bastoni tra le ruote dei giovani, dei clientelismi, degli esami farsa, dei baroni, dei politici anziani e delle auto blu, della corruzione, e del malcontento che -inevitabilmente- colpisce quasi tutti nel Belpaese.
Ora ho 32 anni, sono avvocato, sposata, mamma di due bellissime bambine. Quando mi sono trasferita qui ero ancora praticante, ma giá Conciliatore, “Masterizzata” alla Sapienza col massimo dei voti, ed ammessa al patrocinato nei limiti di legge. Facevo un lavoro estenuante, interessante ma troppo gerarchico, minimo 12 ore al giorno, senza orari fissi, possibilitá di fare programmi, senza spazio per la famiglia o -tantomeno- i figli (ed uno stipendio, minimo, l’avevo, mentre molti colleghi di universitá non hanno neanche quello).
Qui in Danimarca ho trovato un lavoro in una societá multinazionale, dove in meno di cinque anni (incluse due maternitá di quasi un anno ciascuna), il mio stipendio (giá triplicato in partenza rispetto a quello italiano) é aumentato ogni anno. Ho ricevuto bonus di prestazione ogni dodici mesi, e durante la seconda maternitá sono stata anche promossa.
Qui sono felice, perché la cultura é diversa. Avere un figlio non é un offesa personale al tuo datore di lavoro (o studio legale, che in Italia di solito non assume, ma fa aprire la partita Iva per non avere responsabilitá sui suoi avvocati che invece sono dipendenti a tutti gli effetti). Qui é davvero possibile avere un lavoro ed una famiglia, ed essere rispettati in entrambi i ruoli. L’etá non conta.
Qui l’etá media dei ministri é di 25 anni. Questa é una societá dinamica, giovane e viva, dove le persone ancora si scandalizzano ed i responsabili vengono puniti, i politici corrotti prima cacciati e poi perseguiti. Almeno in questo preferisco che le mie figlie si ispirino a un modello del genere, piuttosto che a quello italiano.
Per ora la nostra vita, giovane, é qui, ed alla meravigliosa Italia dedichiamo le nostre vacanze e, chissá, forse la nostra pensione…!”

Vi aspetto alle 13.30 (CET) sulle frequenze di Radio 24 – Stay tuned!
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Vorrei personalmente ringraziare Fabrizio, giovane ascoltatore di “Giovani Talenti”, per la splendida lettera che ci ha scritto. Penso che ci offra tantissimi spunti di riflessione. Un Paese non può dirsi “avanzato”, finché non riesce a garantire uguali opportunità a tutti. Quella di Fabrizio è una denuncia amara. Mi piacerebbe che chi ci legge, o condivide i nostri “post” su Facebook, dicesse la sua. E magari desse qualche buon consiglio a Fabrizio.
“Mi chiamo Fabrizio, sono un ragazzo non vedente di Brescia di vent’anni.
Spesso, quando sento le storie dei ragazzi a “Giovani Talenti”, mi pongo veramente molte domande.
In Italia comunque ci sono davvero poche possibilità di trovare lavoro, soprattutto in questo periodo di crisi. Io ho finito la scuola da due anni, e non riesco a trovare nessun lavoro. Poi, essendo non vedente, non posso fare qualsiasi lavoro.
Purtroppo per chi è disabile le liste protette non offrono tanto. Io, Sergio, sono iscritto da ben due anni… mi avessero chiamato una volta! Mai accaduto.
Ma sono un ragazzo determinato e deciso, e non mollerò mai! continuerò ad andare avanti. Prima o poi salterà fuori qualcosa anche per me!
Ho degli amici che sono andati a Londra per vacanza e non sono più tornati! Lavorano là e dicono che -rispetto all’Italia- c’è tutta un’altra realtà. I giovani hanno più speranza di trovare lavoro!
Ho un fratello gemello che è stato assunto come ottico in un negozio solo sei mesi. Ormai fanno tutti i contratti di mese in mese, o semestrali.
Purtroppo il lavoro a tempo indeterminato oggi come oggi per noi giovani è un sogno!
E con queste leggi chissà quando e se andremo in pensione!
Sergio, è brutto dirlo… ma questa è la realtà dei fatti!”
FABRIZIO
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Tornare in Italia? Sempre più difficile per Daniele Cravino, 32enne geologo, nonché protagonista della puntata odierna di “Giovani Talenti”. In una splendida lettera di autopresentazione ai lettori del blog, Daniele spiega così perchè -nella sua storia di vita e professionale- lui abbia già oltrepassato il “punto di non ritorno”.
“Sono un geologo di 32 anni e scrivo da un limbo. Il limbo di coloro che, stanchi di un’Italia immobile e affossante, l’hanno lasciata per l’estero e che ora, dopo alcuni anni, si chiedono se ci siano le condizioni ed i presupposti concreti per il ritorno. Sospeso tra il desiderio costante di costruire un progetto professionale nel mio Paese, e la triste consapevolezza di dover cercare altrove per soddisfare le mie legittime aspirazioni. Mi sono serviti quattro anni di vita professionale post-Laurea per zavorrarmi ad un’amara, ma lucida verita’. Che l’Italia e’ un Paese senza vento, in perenne, colpevole, bonaccia. Ho speso stancamente questi quattro anni tra precariato, prospettive di carriera nulle, livelli salariali ridicoli, scarsi investimenti nella formazione. Un contesto lavorativo statico e passivo, con potere di attrazione nullo, che non garantisce alcuna certezza nel medio e lungo termine. Ma non sono il tipo che sprofonda nella rassegnazione cronica. Ho sempre pensato che per giungere all’affermazione di te stesso come individuo non ti puoi permettere troppa autocommiserazione. Dovevo, gioco forza, cercare un’alternativa che riflettesse le mie ambizioni e valorizzasse le mie capacita’. Detto, fatto: Londra è stata la mia meta. Lavoro per una multinazionale di progettazione geo-ingegneristica. Escavazione di gallerie in ambiente urbano sono il mio pane quotidiano. Stilando un bilancio della mia avventura inglese, sono convinto che un’esperienza professionale all’estero arricchisca chiunque la intraprenda, perche’ promuove la tua crescita personale, fornisce prospettiva e visione globali, consente di maturare una spiccata spinta all’imprenditorialismo, e di integrare il know-how di un Paese straniero con quello nostrano. In sintesi, incrementa esponenzialmente il tuo potenziale di competitivita’ sul mercato delle risorse umane.
Mi sento all’apice delle mia potenzialita’. Sento una voglia pulsante di testare le mie capacita’, di apprendere, di sfruttare le mie doti creative e gestionali, in un ambiente di lavoro stimolante e meritocratico, dove non si soffoca l’iniziativa e non si premia il privilegio. Qui ho trovato regole trasparenti, meccanismi di selezione espliciti, politiche e programmi di sviluppo in grado di promuovere opportunita’.
E’ l’Italia in grado di offrirmi tutto questo? E’ l’Italia un’opzione plausibile, in risposta alle mie aspirazioni? Al momento, la risposta e’ negativa, non ci sono le basi e le prospettive per “credere” nel rientro. E piu’ passa il tempo, piu’ scema la voglia di rischiare un salto nel buio, e piu’ si concretizza la consapevolezza che lasciare alle spalle l’Italia sia una scelta da fare senza troppi rimpianti.
Alla luce dei fatti, il punto di non ritorno, forse, me lo sono gia’ lasciato alle spalle”.

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Fa piacere ricevere lettere come quella che ci ha inviato Giangiacomo. Storia di autoimprenditoria all’italiana, la sua, nata e fondata sull’esperienza internazionale. Giangiacomo ci conferma due fatti: l’esodo dei talenti esiste, se è vero che -come scrive- molti suoi coetanei sono all’estero. Ma esistono -fortunatamente- anche le “mosche bianche”. Farcela, in Italia, in alcuni casi, è ancora possibile. Wind of change in arrivo?
“Mi chiamo Giangiacomo, sono nato a Venezia, ho 37 anni e una laurea in ingegneria aeronautica conseguita all’università di Palermo. Sarò breve, perché tanto il programma non si occupa di storie come la mia, ma siccome volevo scrivervi lo stesso ne approfitto ora che i “babies” dormono…
La passione per l’Europa mi è nata durante gli Interrail che mi regalavo dopo aver superato gli esami… ma la svolta è avvenuta dopo aver fatto l’Erasmus a Limerick (Ireland), dove ho capito che -fuori dal microcosmo in cui vivevo- esisteva un mondo più bello e vario. Così, dopo la laurea, ho deciso di non provare nemmeno a cercare lavoro in Italia, nonostante arrivassero a casa mia decine di telefonate per richieste di colloquio ed offerte di lavoro nel settore meccanico ed aeronautico… i miei avranno certamente pensato che ero un pazzo a rifiutare, ma ero deciso a partire. Venti giorni dopo la laurea ho preso armi e bagagli e, dopo un breve giro in America, sono approdato in Irlanda, dove sono rimasto a lavorare fino al 2002, occupandomi di IT. Avevo 25 anni quando sono partito ed un mondo fantastico davanti… poi mi sono trasferito in Germania, dove mi sono occupato del controllo dei satelliti in orbita geostazionaria per sei mesi. Avevo guadagnato abbastanza e mi sono licenziato rimanendo altri 5 mesi a zonzo… quando stavano per finire i soldi ho pensato che forse era meglio cercare un nuovo lavoro e così ho fatto. Non so perché, ma l’istinto mi diceva che dovevo tornare in Italia, e fare tesoro delle mie esperienze per mettere in piedi un’attività tutta mia.
Lo stile di vita e le condizioni lavorative dell’Irlanda e della Germania li rimpiango tuttora che vivo a Milano da nove anni, però l’Italia mi ha dato una chance che gli altri Paesi non mi avrebbero mai dato. Oltre le Alpi avrei potuto guadagnare tanti soldi, fare una brillante carriera, godermi la vita in luoghi altamente civilizzati e rispettosi della natura e del prossimo, però non avrei mai potuto fare la libera professione.
In Italia ho messo su uno studio tecnico che si occupa di progettazione nel settore edile, ho una decina di collaboratori, un ufficio tutto mio ed il lavoro va a gonfie vele… sono il capo di me stesso. Ho potuto comprare una casa e regalarne una alla mia compagna (ora moglie)… i clienti sono arrivati col passaparola, riadattarsi al settore civile (che andava forte otto anni fa) è stato un gioco da ragazzi…. l’attenzione al cliente, la elevata precisione e rapidità con cui svolgo la mia attività, la conoscenza di cinque lingue (italiano incluso, perchè non mi va di parlare di Germania o Irlanda come Paesi esteri con le loro lingue… l’europa è una), la disponibilità, e molte altre cose le ho apprese non solo da tedeschi o irlandesi, ma francesi, danesi, australiani, sudafricani ecc.. Gente con cui lavoravo e con cui ho condiviso anni di vita… in sostanza non mi interessavano le brillanti carriere, ma la libera professione… e l’Italia in questo è senz’altro ad un livello superiore a tutti gli altri Stati.
Peccato che ho imparato anche a non essere intrallazzino, leccapiedi, simpatizzante politico, e corruttore… altrimenti ad oggi avrei uno studio tecnico da favola. Però, ripeto che riconosco a questo Paese il merito di aver dato a me (e non sono il solo) la possibilità di mettersi in proprio, in alternativa ad una splendida carriera in azienda… provate ad immaginare un ingegnere aeronautico italiano, che lavora nell’IT,che inizia un’attività in proprio nel settore edile in Irlanda o in Germania (o in un altro paese del Nordeuropa)… sarei finito a vendere noccioline dopo un mese.
Sapete come faccio a capire che ho fatto la scelta migliore??? Perchè di tutti quelli della mia generazione che sono andati via dall’Italia insieme a me, sono l’unico che viene tempestato di domande per sapere come ho fatto. Anche loro se potessero lo farebbero… 40 anni è un po’ tardi però, meno male che ho aperto gli occhi quando ne avevo ancora 28.
Scusate se sono stato noioso, adesso vado a farmi una pinta al local bar con un amico che sta arrivando. Complimenti per la trasmissione!”
Saluti,
Giangiacomo
03
Ventisette anni, quattro lingue parlate, studi nelle maggiori università d’Europa (a costo di duri sacrifici), riconoscimenti internazionali… e in Italia? “Missing”, verrebbe da dire. L’ennesima, incredibile storia, che vi raccontiamo oggi a “Giovani Talenti”. E’ quella di Maria Fantappie, giovane professionista toscana, attualmente Visiting Scholar a Beirut, per uno dei maggiori think tank internazionali. Maria si presenta così ai lettori del nostro blog:
“Laureata in Scienze Politiche, Studi Internazionali a Firenze, ho deciso di lasciare l´Italia nel 2005. Le mie ricerche mi hanno portato prima a Parigi, Laurea specilistica sul Medio Oriente (Institut d’Études Politiques de Paris/Sciences Po Paris), a Londra per continuare gli studi di dottorato (King´s College, Department of War Studies) e a lunghi soggiorni in Siria, Iraq e Libano, dove attualmente risiedo.
Ho ventisette anni e sono ricercatrice nel Think Tank americano Carnegie Endowement for International Peace, che si occupa di fornire analisi approfondite sulla politica del Medio Oriente, contribuire alla risoluzione dei conflitti nella regione, lavorando a stretto contatto con le istanze diplomatiche, le organizzazioni internazionali e i media.
Come molti dei miei colleghi italiani, nonostante la conoscenza di lingue straniere e una specializzazione in centri di eccellenza, non ho trovato possibilita´di sviluppare la mia carriera in patria. Spero di poter tornare un giorno, far conoscere il Medio Oriente nel mio Paese e far parte di un´Italia dal volto giovane e nuovo”.

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