Lettera di Franco Frattini a “Giovani Talenti”

postato da Sergio il 30.06.2010, nella categoria Decision-makers say
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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO IL CONTRIBUTO DEL MINISTRO DEGLI ESTERI FRANCO FRATTINI SUL TEMA DELL’EMIGRAZIONE DEI GIOVANI PROFESSIONISTI ITALIANI. FRATTINI E’ STATO OSPITE DELLA PUNTATA DI “GIOVANI TALENTI” DI SABATO 12 GIUGNO. IL MINISTRO HA SCRITTO QUESTO CONTRIBUTO IN ESCLUSIVA PER IL BLOG DI “GIOVANI TALENTI”.

“All’idea che qualche nostro giovane sia costretto a lasciare l’Italia perché il suo talento – se ne dispone, beninteso – trovi occasioni e modo di esprimersi, è giusto ribellarsi. Bruciano in particolare le considerazioni a cui ci obbligano periodicamente le storie di ricercatori affermatisi all’estero e che – volendo rientrare in Italia – trovano chiuse tutte le porte della ricerca. Per questo motivo in questa materia così sensibile – perché mette a nudo la cura nazionale dei nostri giovani, l’attenzione al loro futuro che è il futuro di tutti, nazionale – dobbiamo vigilare. Ogni storia negativa di fughe di giovani cervelli mette in gioco, infatti, in un colpo solo, l’idea di un’Italia in cui il merito prevalga sulla “raccomandazione” o sui “cognomi d’arte”, e il sentimento di quella particolare uguaglianza che le società liberali presidiano, anche per contrastare le disuguaglianze provocate dalla lotteria delle nascite. Ma accanto a tutto ciò dobbiamo anche guardare, con atteggiamento positivo, a chi lascia l’Italia magari alla ricerca di quel “dove” possa trovare le migliori condizioni per vincere la sfida personale e individuale per l’affermazione di sé. La dimensione globale che abitiamo conosce un va e vieni continuo, quasi una condizione pendolare tra le sponde degli oceani ed i paesaggi più lontani che non è necessariamente negativa. Al contrario fa ormai parte del bagaglio dell’esperienza necessaria a competere nel mercato delle risorse umane. L’importante semmai è costruire qui da noi situazioni attrattive perché i giovani italiani possano, rientrando, trovare condizioni nuove e migliori: anche assieme a giovani di altre parti del mondo che vengano a comporre in Italia il mosaico di un’immigrazione che può anche non essere l’immigrazione della povertà e del bisogno che abbiamo fin qui conosciuto”.

FRANCO FRATTINI

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Architetto Ecosostenibile in UK

postato da Sergio il 26.06.2010, nella categoria Young Expats say
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Oggi a “Giovani Talenti” (ore 15-15.30 CET) la storia di Maria Cristina Sorvillo, 39enne architetto romana, titolare di un proprio studio a Londra specializzato nella sostenibilità ambientale.

Un espatrio, quello di Maria Cristina, giunto come epilogo di una trafila al limite dell’incredibile: dopo aver tentato di affermarsi con successo nel settore accademico (troppe raccomandazioni e cooptazioni), privato (salari bassi e parentele diffuse) e pubblico (troppi incentivi a non lavorare…), Maria Cristina sfrutta la mobilità del mercato del lavoro europeo per trasferirsi in Gran Bretagna. Dove il suo curriculum sarà apprezzato e valorizzato.

Scrive Maria Cristina a “Giovani Talenti”: “Credo che sia fondamentale usare questo blog come una finestra verso il futuro, per creare nuove opportunità nel nostro Belpaese, per fare in modo che altri giovani non scappino da lì e lo aiutino a cambiare, a svilupparsi come nei secoli generazioni di illustri italiani ci hanno insegnato. E’ una responsabilità nei confronti dei nostri figli ed una speranza per la nostra Italia, di riemergere dalla palude in cui è affondata. Sta a noi cambiare e creare concrete opportunità, con fantasia, entusiasmo e passione”.

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Lettera di Guglielmo Vaccaro a “Giovani Talenti”

postato da Sergio il 23.06.2010, nella categoria Decision-makers say
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A “GIOVANI TALENTI” SCRIVE IL DEPUTATO DEL PD GUGLIELMO VACCARO, IDEATORE DEL DDL CONTROESODO PER IL RIENTRO IN ITALIA DEI GIOVANI PROFESSIONISTI UNDER-40. IL DDL, APPROVATO A FINE MAGGIO DALLA CAMERA, E’ IN ATTESA DEL VOTO DEL SENATO, PER DIVENIRE LEGGE A TUTTI GLI EFFETTI.

“Controesodo – Talenti in movimento è un progetto che nasce circa due anni fa, all’interno di TrecentoSessanta, l’associazione che fa riferimento a Enrico Letta, dopo lunghe discussioni sull’incapacità del nostro Paese, non solo di attrarre talenti dall’estero, ma soprattutto di offrire una possibilità ai nostri giovani connazionali che si spostano all’estero e poi decidono di tornare. È proprio da queste riflessioni che sono nate  le 5 proposte di legge che compongono, al momento, il progetto. Proposte sottoposte al giudizio di internauti e addetti ai lavori sia tramite il blog, www.controesodo.it, dove arrivavano costantemente segnalazioni e proposte di modifica, sia attraverso il tour, che ci ha portati nelle maggiori città, dall’Europa agli Stati Uniti, per discutere insieme alle comunità di italiani all’estero il progetto e le proposte.

Dunque, una grande partecipazione, ma non solo di quanti sono direttamente interessati. Sempre al centro del dibattito pubblico, il tema della fuga dei cervelli, infatti, ha interessato anche le istituzioni, tanto che il primo progetto di legge discusso alla Camera, «Incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia», è stato sostenuto da tutte le forze politiche (basti pensare che, caso più unico che raro, il voto finale alla proposta nel primo passaggio alla Camera non ha registrato neanche un voto contrario!), dall’Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà e da tutti gli esperti, professori e specialisti, intervenuti durante le audizioni informali a sostegno del progetto. La proposta dunque è stata approvata da Montecitorio e si appresta a essere discussa al Senato. Anche la seconda proposta, «Attrazione dei talenti dall’estero», per incentivare i giovani stranieri a venire a studiare in Italia e, successivamente, a fare impresa nel nostro Paese, è stata depositata alla Camera e attende di essere calendarizzata.

Queste proposte non sono quindi orientate a limitare il fenomeno della circolazione del cervelli, di per sé assolutamente positivo, che genera conoscenza e mette a disposizione le esperienze e le qualità individuali, quanto invece ad arginarne la fuga, che in un Paese come l’Italia, con una bassa natalità, rischia di farci perdere la forza giovane, linfa vitale e base necessaria per ritrovare sprint e sviluppo.

Infatti, il nostro Paese esporta il quadruplo dei laureati rispetto ai nostri vicini, Francia, Germania e Inghilterra e inoltre, rispetto a questi Paesi, abbiamo un grado di attrazione infinitamente più basso. Certo le condizioni per ritornare o, semplicemente, per venire in Italia sono difficili da creare, e di certo non è possibile farlo attraverso una proposta di legge. È necessario creare un sistema lavorativo in cui gli avanzamenti di carriera non siano basati sull’anzianità ma sulla meritocrazia, in cui i percorsi siano chiari e definiti, con importanti incentivi e risorse all’università e alla ricerca… Quindi siamo pienamente coscienti che il nostro non è che il primo passo, seppur importante in quanto dimostra tutto l’interesse del Parlamento a risolvere questa situazione. Allora speriamo che questa collaborazione continui, tra le forze politiche, come con quanti ci seguono e ci danno consigli. Noi continueremo nel nostro impegno”.

Guglielmo Vaccaro

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Ingegnere Nucleare nell’Idaho

postato da Sergio il 19.06.2010, nella categoria Nava says
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Oggi a “Giovani Talenti” la storia di Cristian Rabiti, giovane ingegnere nucleare al lavoro nell’Idaho per il Governo americano.

Una storia di successo la sua, dalla laurea a Bologna alla specializzazione a Parigi, passando da un dottorato in Germania, fino alla scelta di espatriare negli Stati Uniti. La parola d’ordine della puntata è: “stimoli“. Perchè i nostri giovani di talento ne denunciano la (quasi) totale mancanza in Italia? Perché sostengono come questo sia un Paese dove se sei bravo e vali, di stimoli a migliorarti e a crescere non ne arrivano praticamente mai?

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Francia e Fuga dei Cervelli

postato da Sergio il 16.06.2010, nella categoria Nava says
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Bella notizia in arrivo dalla Francia: il Governo transalpino si muove per far rientrare i propri cervelli, finanziandone il ritorno. Un progetto cui auguriamo miglior fortuna, rispetto al tentativo italiano dei primi anni 2000, messo in atto col pomposo “Programma di Rientro dei Cervelli”… Programma -di fatto- fallito.

Fa solo sorridere come -a legger bene sui giornali francesi- Oltralpe il dramma della “fuga dei cervelli” sia comunque di gran lunga inferiore rispetto al nostro. Solo il 3% dei ricercatori transalpini espatria, l’80% per rientrare a distanza di pochi anni. A preoccupare Parigi è soprattutto l’aspetto qualitativo di questa fuga: molti dei migliori accademici francesi vivono infatti all’estero. Qui sotto il dispaccio Ansa relativo alla notizia:

ANSA 3 – 15/06/2010 17.03.00 – francia:parigi contro fuga cervelli, aiuti da 700 mila euro

PARIGI CONTRO FUGA CERVELLI, AIUTI DA 700 MILA EURO

OGNI ANNO TORNANO IN PATRIA 25 RICERCATORI SCELTI DA UNA GIURIA (ANSA) – PARIGI, 15 GIU – Pressing della Francia per bloccare la fuga dei cervelli all’estero. Il ministro dell’Educazione superiore e della Ricerca, Valerie Pecresse, ha lanciato un programma, per ora in fase sperimentale, per incentivare i giovani ricercatori che hanno sostenuto un dottorato all’estero a tornare in Francia dopo gli studi. Il programma, lanciato nel 2009 dall’Agenzia nazionale della ricerca (Anr), intitolato ”Ritorno dopo il dottorato”, ha un budget di 11,5 milioni di euro e funziona per concorso a progetto. Gli aiuti per ricercatore possono raggiungere i 700.000 euro distribuiti su tre anni. Una somma destinata a coprire il loro stipendio, ma anche quello dei propri collaboratori, oltre ai costi dell’equipaggiamento e delle infrastrutture. Agli studiosi, viene inoltre data la possibilita’ di proseguire le loro ricerche presso un organismo pubblico come il Cnr francese, ma anche in universita’ od aziende. La scelta dei candidati, per ora il numero e’ fissato a 25 (su un centinaio di candidature), e’ fatta da una giuria internazionale. Ogni anno ‘’si perde un piccolo numero di ricercatori ma spesso sono anche i piu’ bravi”, afferma Valerie Pecresse sulle colonne del quotidiano Le Figaro, aggiungendo: ”Anche se sono poche decine di persone e’ un vero peccato per l’insieme della ricerca francese”. ”Il problema non e’ la quantita’ ma la qualita”i’, taglia corto la Pecresse, I ricercatori espatriati sono attualmente tra i 1.000 e i 2.000 ma sono sempre piu’ numerosi a voler rientrare in patria dopo il ciclo di alti studi. Per la seconda edizione dell’operazione ”Ritorno dopo il dottorato” il numero di candidature e’ infatti aumentato del 43%. ”Senza questo programma non sarei mai tornata in Francia”, ha detto Anne Dejean, specialista in malattie del sistema nervoso che ha passato diversi anni negli Stati Uniti prima di raggiungere un equipe francese. ”Grazie a questo programma – aggiunge la Dejean – si da l’opportunita’ a un giovane ricercatore di essere davvero autonomo”. Ieri i primi 25 ricercatori a beneficiare di questo programma sono stati ricevuti a Parigi dalla ministra Pecresse. (ANSA). Y5K-Z04/CAL

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Il DDL Controesodo copre anche gli studenti Mba?

postato da Sergio il 14.06.2010, nella categoria Special Ones
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PUBBLICHIAMO IL “BOTTA E RISPOSTA” INTEGRALE TRA L’ASSOCIAZIONE NOVA (CHE RAGGRUPPA GLI STUDENTI MBA ITALIANI NEGLI USA) E GLI IDEATORI DEL DDL CONTROESODO (I DEPUTATI GUGLIELMO VACCARO E ALESSIA MOSCA). 

CONTROESODO” E’ IL PROGETTO DI LEGGE APPROVATO ALLA CAMERA, PER IL RIENTRO DEI NOSTRI GIOVANI PROFESSIONISTI ESPATRIATI. IL SUNTO DI QUESTO SCAMBIO DI LETTERE, CHE VERTE TUTTO SULL’INTEPRETAZIONE DEL DDL RELATIVAMENTE AGLI STUDENTI DEI MASTER, E’ STATO LETTO IN ONDA NELLA PUNTATA DI “GIOVANI TALENTI” DEL 12 GIUGNO.

-LA LETTERA DI NOVA:

Onorevole Vaccaro, onorevole Mosca,

Vi scrivo a nome di NOVA – Associazione Italiana MBA in merito al DDL N. 2212 “Incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia” approvato dalla Camera dei deputati il 25 maggio 2010 ed attualmente all’esame del Senato. Questo disegno di legge, di grande impatto ed importanza per la comunità di italiani attualmente impiegati all’estero e di grande lungimiranza in termini di prospettive per il nostro Paese, rischia, nella sua attuale formulazione, di escludere gli studenti MBA (ed in generale dei programmi di livello Master). Ricordiamo che gli studenti che frequentano i programmi MBA negli USA hanno superato selezioni rigorosissime, hanno in generale esperienze e profili professionali di livello internazionale, sono già titolari di una laurea o laura specialistica conferita solitamente da un’Università Italiana, e hanno sostenuto costi ulteriori per la propria educazione in America in media di $90,233 [€73,400] (si veda l’allegato due) in aggiunta alle spese per vitto e alloggio ed al costo opportunità di frequentare il programma. Fra tutti gli studenti italiani che completano il programma MBA, i sondaggi NOVA mostrano come storicamente solo circa uno su tre rientri in Italia (si veda l’allegato uno). Il DDL N. 2212 afferma nell Art.2 (Caratteristiche dei soggetti beneficiari) come requisito per gli studenti di aver “svolto continuativamente un’attività di studio fuori di tale Paese e dell’Italia negli ultimi ventiquattro mesi o più, conseguendo un titolo di laurea o una specializzazione post lauream”. Il fatto è che per la grande maggioranza dei programmi di livello Master nei paesi anglossassoni, uno studente di un programma biennale tipicamente mantiene tale status per soli 16-22 mesi. Secondo l’attuale formulazione, la legge sarebbe applicabile unicamente a studenti di Bachelor, di dottorato e/o a studenti in Nazioni che prevedono una diversa durata degli studi di livello Master. In aggiunta, paradossalmente, uno studente di MBA “ritardatario” che impiega un ulteriore trimestre a terminare gli studi avrebbe diritto al bonus mentre tutti gli studenti che terminano i propri studi per tempo invece no. Si noti anche che una qualsiasi delle formulazioni di cui sopra escluderebbe del tutto studenti di programmi di altissimo calibro quali INSEAD in Francia (12 mesi), IMD in Svizzera (12 mesi), IESE in Spana (19 mesi), e London Business School nel Regno Unito (da 15 a 21 mesi).

Non è anche chiaro se studenti che hanno frequentato corsi all’estero, e che hanno optato per registrarsi all’anagrafe italiani residenti all’estero (AIRE) anziché mantenere formalmente la propria residenza in Italia durante il periodo di studi, avrebbe comunque accesso al bonus (in quanto non tecnicamente “residenti nel loro Paese d’origine“). Infine, per sottolineare l’importanza dell’applicabilità di questi incentivi alla nostra categoria, desideriamo sottolineare come con l’attuale carico fiscale, unitamente all’esistente disparità nei livelli retributivi, un graduate MBA guadagna in Italia, al netto, poco piú della metà di quanti guadagni nella stessa società, a pari livello, negli USA (per l’esattezza, il 58% secondo un recente esercizio condotto da NOVA). L’applicazione del DDL 2212 alla nostra categoria consentirebbe di ridurre il gap all’83% per gli uomini e all’86% per le donne. A nostro avviso, la durata degli studi nel DDL in oggetto sarebbe meglio definita in termini di crediti accademici acquisiti (in questa caso 60 “Credits” per un tipico programma di livello Master di durata biennale, equivalenti a 120 ECTS-credits), ovvero di numero di anni accademici frequentati con profitto. Per incentivare al rientro anche studenti di INSEAD, IMD, IESE, ed LBS, sarebbe necessario limitare i crediti accademici acquisiti a 30 “Credits” (60 ECTS-credits equivalenti) nel caso di “specializzazioni post lauream“.

Con ogni osservanza,

Filippo Scognamiglio

NOVA – Associazione Italiana MBA

-LA RISPOSTA DI “CONTROESODO”:

Gentile Dott. Scognamiglio,

le scriviamo in merito alla Sua lettera del 1 giugno c.a., riguardante il DDL N. 2212 rubricato “Incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia”, approvato alla Camera dei Deputati e in attesa di essere sottoposto all’esame dell’aula del Senato della Repubblica.

In primo luogo, cogliamo l’opportunità per ringraziare NOVA – Associazione Italiana MBA per l’apprezzamento espresso nei confronti del lavoro svolto, fino ad oggi, con il disegno di legge; il suo giusto appunto riguardante la durata inferiore, rispetto a quella prescritta dal dettato normativo, dei programmi di livello Master nei paesi anglosassoni, sarà opportunamente da noi palesato al Ministero dell’Economia e delle Finanze che – come recita il comma 2 dell’articolo 2 -, è deputato ad emanare l’apposito decreto ministeriale al fine di individuare e di specificare le categorie dei soggetti interessati dalla norma. E’ infatti conforme alla stessa ratio del disegno di legge garantire al nostro Paese il rientro dell’eccellenza degli studenti italiani che abbiano completato all’estero, e nei tempi prescritti, un programma di studi di così grande prestigio.

Rispondiamo inoltre al suo secondo quesito: gli studenti italiani che abbiano frequentato corsi all’estero, e che abbiano optato per registrarsi all’anagrafe italiani residenti all’estero (AIRE), qualora il testo della disposizione non dovesse subire cambiamenti nel corso del proprio iter al Senato, avranno diritto, ai sensi della presente proposta di legge, ad accedere ai previsti benefici fiscali.

L’auspicio è che la proposta di legge possa avere un rapido percorso anche nell’altro ramo del Parlamento affinché possa, al più presto, entrare in vigore nel nostro ordinamento, così da trovare un elevato grado di applicabilità tra la comunità degli italiani attualmente impiegati all’estero.

Con viva cordialità,

On. Alessia Mosca,
On. Guglielmo Vaccaro

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Sportivo da Esportazione

postato da Sergio il 12.06.2010, nella categoria Young Expats say
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OGGI A “GIOVANI TALENTI” (ORE 15, CET) LA STORIA DI MARCO CARDINALE, DIRETTORE DELLA SCIENZA DELLO SPORT E DELLA RICERCA AL COMITATO OLIMPICO BRITANNICO (BOA). MARCO HA ACCETTATO DI RACCONTARE LA SUA ESPERIENZA PROFESSIONALE IN ESCLUSIVA AI LETTORI DEL BLOG DI “GIOVANI TALENTI”:

“Le mie passioni sono sempre state la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica. Dopo un diploma ISEF ottenuto a Roma nel 1993 con 110 e lode prima di aver compiuto i 20 anni in anticipo sul percorso di studi volevo proseguire con studi avanzati. Nel 1995 ho fatto il corso di perfezionamento ottenendo 70/70 e lode nel primo tentativo in italia di sviluppare i corsi di laurea in Scienze Motorie e in quel corso mi sono appassionato ancor di piu’ alla ricerca grazie a un paio di docenti stranieri che mi hanno detto subito che sarei dovuto andare all’estero. In Italia infatti era impossibile a quei tempi non solo ottenere la laurea e/o proseguire per fare il dottorato di ricerca in questo settore disciplinare, diciamo che non esisteva proprio una cultura scientifica nello sport. Gli ISEF servivano a formare insegnanti di educazione fisica o “maestri de zompi” come ci prendevano in giro studenti romani di altre facolta’.

Ho preso per la prima volta la valigia in mano nel 1996 per andare a fare una laurea specialistica (un master of science) negli USA. Grazie a una borsa di studio vinta alla US Sports Academy in Alabama che copriva le mie fees e al finanziamento di una ditta Italiana che produce attrezzature per lo sport chiamata Trial, oltre naturalmente all’uso dei risparmi fatti lavorando in palestra e in piscina in estate e al supporto della famiglia. Finito il Master sono tornato in Italia pieno di entusiasmo, per mettere in pratica le cose imparate e per provare a fare un dottorato. Sono quindi dovuto “emigrare” di nuovo per fare il dottorato di ricerca alla Semmelweis University a Budapest vista l’impossibilita’ in Italia di fare studi avanzati nel settore. Nel frattempo lavoravo come consulente per federazioni sportive nazionali, squadre di club e aziende per mantenermi. Nel 2001 stanco dell’Italia sono andato in Scozia dove avevo ricevuto un’offerta per un incarico di docenza in fisiologia dell’esercizio e biomeccanica. Nel 2002 ho conseguito il PhD e sono stato promosso a una permament position nell’Universita’ di Aberdeen. Dal 2005 sono direttore della scienza dello sport e della ricerca al comitato olimpico della Gran Bretagna e sono senior lecturer onorario nell’Universita’ di Aberdeen dove continuo le mie ricerche sulle vibrazioni e dove ho brevettato una nuova apparecchiatura, e nell’University College London dove sto cercando di sviluppare un Istituto di Scienza e Medicina dello sport e della salute. In questi anni ho fatto il tipico iter dei cervelli in fuga, pubblicazioni, 1 brevetto, grant per la ricerca, innovazione tecnologica nello sport e 2 Olimpiadi come direttore dei servizi di scienza dello sport per il Team GB (con responsabilita’ per oltre 370 atleti) e mi avvio a fare la terza a Londra nel 2012 (dove il numero di atleti sara’ intorno ai 520). In questi anni ho imparato tantissimo da colleghi di tutto il mondo e ho collaborato per le mie attivita’ di ricerca con varie istitutioni accademiche, enti governativi, aziende private. Sono stato invitato a relazionare come invited speaker in 20 nazioni, insomma mi sono tolto parecchie soddisfazioni e ho avuto la fortuna di incontrare persone incredibilmente preparate da cui sono riuscito ad imparare tanto ed in fretta e spero di continuare ad avere queste possibilita’. La voglia di continuare ad imparare sicuramente non manca.

L’Italia e’ un paese incredibile dove e’ bello venirci in vacanza. Nel mio settore come in altri non solo e’ impossibile far carriera, e’ proprio impossibile iniziarla! Non e’ infatti chiaro dove accedere ad informazioni sulle posizioni di lavoro disponibili oltre ad avere trasparenza sulle modalita’ di accesso a queste posizioni. Il mondo dello sport e’ semplicemente una delle tante caste all’Italiana dove il merito conta poco e la trasparenza non esiste. Qui anche il Manchester United e il Chelsea mettono un annuncio sul loro sito se cercano un medico, un fisioterapista o uno sport scientist…da noi questo non esiste. Senza naturalmente parlare della situazione accademica dove troppi individui dal dubbio profilo scientifico (e aggiungerei anche senza dottorati di ricerca) hanno ottenuto cattedre da professore associato! Le aziende poi sono anche peggio, visto che molte aziende di alto profilo pretenderebbero di assumere persone altamente qualificate e sottopagarle (forse per tenersi in linea con la tradizione accademica italiana?). Non c’e’ purtroppo una cultura che apprezza la qualita’. In questo settore ci sono tantissimi “specialisti” anche invitati nelle trasmissioni televisive che troppo spesso non hanno neanche titoli di studio di livello universitario, nello sport troppi non capiscono la differenza tra chi sa e sa fare e chi non sa e non sa fare. Il consiglio che do sempre a qualche giovane italiano che mi contatta e’ di studiare l’inglese, conoscere l’uso degli strumenti informatici in maniera avanzata e spendere qualunque soldo guadagnato o regalato in libri e/o opportunita’ per imparare qualcosa di nuovo (troppi giovani oggi non spendono soldi per comprare libri purtroppo!). Naturalmente l’altro consiglio e’ di evitare a tutti i costi di spendere tempo e denaro a fare dottorati di ricerca o lauree specialistiche in Italia perche’ servono a poco.

In Italia mi piacerebbe molto tornare per mettere in pratica le tante cose che ho imparato e provare a cambiare la cultura in questo settore. Sono naturalmente molto realista e so che questa possibilita’ e’ molto remota per via dei soliti problemi e del fatto che non ci sono reali possibilita’ lavorative e/o di carriera al momento nel mio settore. Quindi mi rimane solo di fare il tifo per il cambiamento e per i successi degli atleti Italiani, naturalmente quando non sono impegnati in competizioni con i “miei” atleti britannici”.

MARCO CARDINALE

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Ricerca e Fuga dei Cervelli

postato da Sergio il 07.06.2010, nella categoria You say
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RICEVO E PUBBLICO LA LETTERA A “GIOVANI TALENTI” DI LUIGI GUZZO, ASTRONOMO ASSOCIATO ALL’INAF-OSSERVATORIO DI BRERA

Caro Dr. Nava,

e’ interessante notare come la recentissima manovra finanziaria abbia un atteggiamento a dir poco contraddittorio riguardo alla “Fuga dei  Talenti”, specchio chiarissimo di quanta poca comprensione ci sia  nella classe politica sulle ragioni concrete e molto pratiche che  portano i nostri giovani a lasciare l’Italia. Da un lato, all’articolo 44 si promulgano delle agevolazioni fiscali per agevolare il “rientro dei cervelli” dalle Universita’ e Enti di Ricerca stranieri, detassando il 90% del loro reddito per tre anni fiscali.  Si potrebbe obiettare subito che per poter far rientrare qualcuno, e godere cosi’ delle agevolazioni, si dovrebbe innanzitutto poter bandire dei concorsi, cosa estremamente problematica al momento. Ma anche tralasciando questo, la stessa manovra opera tagli finanziari generalizzati che non si preoccupano di entrare nel merito di quali “enti pubblici” siano virtuosi e produttivi e quali invece siano una zavorra da tagliare.  Tutto va inesorabilmente a finire nel gran calderone, definito “pubblico impiego”. E li’ dentro ci stanno proprio quelle voci dove, a maggior ragione in tempo di crisi, andrebbero concentrati gli investimenti: scuola, universita’, ricerca.

Per considerare un possibile ritorno in patria, ai nostri giovani talenti emigrati interessa molto poco di avere un abbuono dell’IRPEF su due o tre anni di lavoro, come la legge prospetta, se poi qui non trovano un “sistema” in cui sia possibile lavorare con prospettiva di lungo periodo. Un sistema in cui, se sei bravo, sai di avere la possibilita’ di acquisire fondi per sviluppare le tue idee, formando un tuo gruppo di ricerca focalizzato e dinamico, e potendo contare su fonti di finanziamento certe per un sufficiente numero di anni. In altre parole, un giovane ricercatore cerca innanzitutto un ambiente attivo, che offra sostegno nelle strutture e risorse per crescere.  Lo stipendio viene dopo. 

Posso fare un esempio pratico che mi riguarda direttamente: da due anni coordino un team europeo di 30 persone su un progetto di ricerca in cosmologia, che utilizza il Very Large Telescope, il telescopio piu’ grande del mondo, in Cile.  Lo scopo e’ capire l’origine della famosa “energia oscura” che sembra dominare il cosmo. Nel 2009, dopo una gara valutata con il sistema della Peer Review (un cosiddetto bando PRIN), ho ricevuto un  finanziamento biennale specifico dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) per sostenere le spese del progetto, in particolare per pagare per due anni tre contratti “post-doc” a giovani ricercatori nei tre “nodi” italiani che ne fanno parte.  In questi progetti il contributo dei giovani ricercatori e’ cruciale per il ritorno scientifico. Alla luce dell’ultima manovra, mi sto chiedendo se saremo in grado di poter ancora assegnare contratti di questo tipo nei prossimi 4 anni, durante i quali il progetto arrivera’ ad essere completato.

Con i tagli previsti, INAF -che gia’ soffre di un budget sotto-finanziato- sara’ impossibilitato a bandire un altro programma PRIN, e quindi non e’ chiaro come faremo. Da qui nasce anche in me lo scoraggiamento e la voglia di scappare. Anche se ho 48 anni, di fronte a queste incertezze sono costretto a considerare la possibilita’ di tornare all’estero, proprio per poter trovare quella tranquillita’ operativa che mi permetta di non vivere costantemente sulla lama di un rasoio.  Anche perche’ sento la responsabilita’ di quei giovani che -con me- stanno lavorando, e ai quali non posso offrire prospettive concrete che vadano oltre l’anno.

In questo senso, vedere cosa stanno facendo altri Paesi europei di fronte alla crisi non puo’ che invitare ad andarsene (si veda ad es. la pagina web del Ministero dell’Educazione e Ricerca della Germania – in inglese) dedicata al budget 2010 per la ricerca: http://www.bmbf.de/en/96.php , dove si legge emblematicamente nella prima frase: “The 2010 federal budget provides for a €750 million increase in funding for education and research…”

 
Cordiali saluti,
Luigi Guzzo
LA “TORTA” DEI FINANZIAMENTI TEDESCHI ALLA RICERCA – 10.9 MILIARDI DI EURO:
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postato da Sergio il 04.06.2010, nella categoria Nava says
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Un Paese normale è quello dal quale non emigrano più i giovani migliori, perché non trovano un lavoro retribuito dignitosamente” – ENZO BIAGI

Il blog di “Giovani Talenti”, che inauguriamo oggi, prosegue online la filosofia della trasmissione di Radio 24, in onda dal gennaio 2010. Una trasmissione che -col tempo- ha risvegliato l’interesse delle decine di migliaia di nostri giovani professionisti espatriati: lo sapete che -dati Aire alla mano- nell’ultimo decennio sono emigrati oltre 316mila giovani tra i 20 e i 40 anni? E che nel solo 2006, ben 11.700 neolaureati hanno lasciato l’Italia, con un costo per il sistema-Paese in termini di formazione pari a quasi due miliardi di dollari?

Qualsiasi esperto del mondo universitario vi dirà che -oggi più che mai- la domanda numero uno sulla bocca di tutti i laureandi è: “resto, o me ne vado?” Dall’Italia, ovviamente. Si imputerà tutto ciò alla crisi, ovviamente, un vero e proprio ”spazzino sociale” che sembra sempre più farsi carico di problemi in realtà pre-esistenti. Il fenomeno dell’esodo dei nostri giovani professionisti, la cosiddetta “Nuova Emigrazione”, è infatti in corso da almeno 10-15 anni. Tuttavia, solo da poco sembriamo averla scoperta. Per anni l’abbiamo confusa con il solo -seppur grave- fenomeno dell’espatrio dei “cervelli”, i ricercatori. In realtà, questa emigrazione riguarda tutte le professioni di livello, a 360°: manager, professori, architetti, ingegneri, medici, giornalisti, musicisti, compositori, pubblicitari, ecc.. Un’intera “élite generazionale”. Con una perdita enorme, per il sistema-Paese, in termini di forze giovani e innovative.

Se ne vanno, rispondendo -con i fatti- a un’Italia i cui problemi strutturali impediscono ai giovani di talento di emergere e farsi spazio. Ogni settimana le loro voci ce li raccontano, questi problemi: diffusa assenza del merito, pesante gerontocrazia e gestione familistica delle selezioni (col collegato fenomeno della “raccomandazione”), poca sensibilità alla formazione specialistica e ai profili di livello internazionale, scarsa apertura all’estero e diffuso provincialismo, incapacità del sistema-Paese di fare largo ai giovani, le forze vive e creative della società. Questi per citarne solo alcuni.

Il blog di “Giovani Talenti” ospiterà -a partire da oggi- i contributi dei giovani professionisti protagonisti ogni settimana della trasmissione, dei decision-makers che chiamerò personalmente a contribuire, e di voi ascoltatori. Scriveteci, a giovanitalenti@radio24.it . Pubblicheremo i vostri commenti e le vostre riflessioni sul tema della “Nuova Emigrazione”. Un tema (e un problema, sotto molti punti di vista) che -a quanto pare- ci trasciniamo ormai da qualche decennio…

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Sei un giovane espatriato od espatriata? Oppure vivi in Italia, ma stai pensando di emigrare? Scrivici una lettera, con le tue riflessioni e i tuoi pensieri sui perché della tua scelta. La pubblicheremo online. Scrivi a: giovanitalenti@radio24.it