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Inizia la riconnessione. “Giovani Talenti”, in collaborazione con i Giovani Imprenditori di Confindustria e con il Ministero degli Esteri sbarca a Parigi, per incontrare i nostri talenti “under 40″ espatriati in Francia. E avviare un dialogo con loro. Riconnettendo il “sistema-Italia” con l’”Italia diffusa” all’estero.
In una puntata già nella storia del programma, incontriamo Morena Bernardini, 29enne ingegnere aerospaziale, addetta alla Strategia in EADS Astrium; Silvia De Colle, 27enne addetta alle relazioni esterne per Sotheby’s; Carlo Maria Stoisser, 33enne Engineering Technical Coordinator per il colosso francese EDF; Claudio Panefresco, 36enne Business Development and Sales Director per la società di consulenza NUC Advisor; infine Emanuele Camera, 34enne Head of Purchasing Department di un altro colosso transalpino, SFR.
A raccogliere i loro spunti e le loro richieste Jacopo Morelli e Simone Mariani, rispettivamente presidente e vicepresidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, che con questa tappa concretizzano il primo passo di riconnessione con i nostri talenti all’estero, avviato a Pesaro nel novembre 2011, con il lancio del progetto “Little Italy Big Italians”.
Padroni di casa, l’ambasciatore italiano a Parigi Giovanni Caracciolo di Vietri e il sottosegretario agli Affari Esteri Marta Dassù, che ospitano in Ambasciata questo primo incontro.
Time to re-connect?

Vi aspettiamo alle 13.30 (CET) sulle frequenze di Radio 24 – Stay tuned!
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“Non sono così affezionato al termine “brain drain”, sono più preoccupato dallo squilibrio tra le persone che lasciano il Paese e le persone che rientrano.“ Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Francesco Profumo interviene così alla trasmissione “Giovani Talenti” di Radio 24, la prima interamente dedicata alla nuova emigrazione professionale degli under 40 italiani.
Al microfono del conduttore Sergio Nava, il Ministro Profumo aggiunge a Radio 24: “Sono molto favorevole alla mobilità dei ricercatori. La mia esperienza personale va in quella direzione. E ne sono stato arricchito. Il fatto che i nostri migliori ricercatori facciano un’esperienza all’estero rappresenta un segnale estremamente positivo per la qualità della formazione nel nostro Paese e per la ricerca”. Poi il Ministro riconosce che il problema riguarda il rientro in Italia: “difficile per tre elementi. I salari inferiori, un eccesso di parcellizzazione dei nostri laboratori di ricerca, infine le nostre comunità scientifiche, di buona od ottima qualità, ma senza una sufficiente rete di lavoro con le comunità di altri Paesi“. Per questo “dobbiamo creare le condizioni perché i nostri ricercatori o altri possano venire in Italia: questo mix di sangue crea le condizioni migliori per la crescita del Paese”. Di qui la ricetta del Ministro che detta a Radio 24: “un ruolo più attivo nella ricerca europea, in termini di partecipazione, acquisizione di risorse, e di collaborazione con gli altri Paesi”. Nell’intervista con il conduttore sergio Nava, il Ministro Profumo tocca anche il problema del basso tasso di occupazione dei laureati italiani, in rapporto alle altre grandi economie europee: “il nostro è un Paese fondamentalmente conservatore – continua a Giovani talenti su Radio 24 – la struttura del sistema socio-economico, con circa il 90% di Pmi, crea una situazione di protezione del ‘piccolo’ rispetto all’inserimento di professionalità elevate. Questa è una limitazione. Una policy più attenta di distribuzione tra formazione di tipo liceale o tecnica può essere una carta da giocare”. Infine un accenno alle pratiche nepotistiche che ancora sopravvivono negli atenei italiani, spingendo numerosi giovani ricercatori alla fuga: “io credo che se diventeremo un Paese più europeo, più capace di confrontarsi nella quotidianità con gli altri, anche queste situazioni di malfunzionamento, probabilmente, diminuiranno o si azzereranno. Il Paese deve aprirsi, confrontarsi con gli altri, accettare le regole degli altri. E’ questa la strada da seguire”, ha concluso Profumo, che auspica un Paese “normale e moderno“.
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Controesodo, la legge che fornisce sgravi fiscali ai giovani professionisti (lavoratori & studenti) italiani, residenti da almeno due anni all’estero e pronti a rientrare in patria, è finalmente operativa. Il 3 giugno anche il Decreto Attuativo è stato firmato, rendendo valida a tutti gli effetti la legge, approvata dal Parlamento a fine dicembre.
Il blog di “Giovani Talenti”, in collaborazione con l’associazione Controesodo, promotrice dell’iniziativa, pubblica oggi delle utilissime istruzioni per l’uso. Buona lettura!
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INCENTIVI FISCALI PER IL CONTROESODO
ISTRUZIONI PER L’USO
La legge n. 238/2010 – “Incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia” - rappresenta il primo tassello del più ampio progetto “bipartisan”, composto da altri quattro provvedimenti e denominato “Controesodo”, il cui intento è quello di favorire il rientro in Italia di risorse umane qualificate e la loro omogenea distribuzione sul territorio nazionale.
Con la Legge n. 238/2010, il Parlamento ha voluto iniziare ad infondere un positivo segnale non solo ai giovani ma all’intero Paese: il tema della cosiddetta “fuga dei cervelli” è nell’agenda politica e i principali Partiti di governo e d’opposizione intendono affrontarlo facendo “fronte comune”.
La norma non comporta discriminazioni nell’ambito dell’Unione Europea e, dunque, avranno diritto agli aiuti tutti i cittadini comunitari che, alla data del 20 gennaio 2009 (presentazione del DDL alla Camera), possedevano i requisiti soggettivi e oggettivi indicati dalla Legge.
I beneficiari delle agevolazioni devono, alla data del 20 gennaio 2009:
- avere avuto meno di 40 anni;
e
- avere maturato, da laureati, esperienze lavorative fuori dall’Italia, per la durata di almeno 24 mesi continuativi;
o
- avere frequentato, ottenendo una laurea o una specializzazione post lauream, un corso di studi fuori dall’Italia, per la durata di almeno 24 mesi continuativi.
Inoltre, il beneficio spetta a condizione che i suddetti soggetti vengano assunti o decidano di esercitare un’attività d’impresa o di lavoro autonomo in Italia e trasferiscano il proprio domicilio, nonché la residenza, in Italia entro tre mesi dall’assunzione o dall’avvio dell’attività.
Sono esclusi coloro che, in quanto lavoratori dipendenti, sono stati “comandati” a svolgere il periodo di lavoro o di studio all’estero.
L’agevolazione fiscale prevista dalla Legge consiste in un abbattimento forfettario e temporaneo del reddito imponibile ai fini IRPEF – sia esso di lavoro dipendente, d’impresa o di lavoro autonomo – dei soggetti che si configurano quali beneficiari. Per le lavoratrici, il reddito rileverà (per tre anni) solo per il 20%, mentre per i lavoratori la tassazione sarà sul 30% del medesimo. Gli incentivi fiscali, dunque, risultano essere proporzionati al reddito: maggiore è quest’ultimo e maggiore è il risparmio d’imposta.
La minore tassazione dovrà, comunque, essere contenuta nel limite dei 200.000 euro su un triennio, fissato dal Regolamento (CE) n. 1998/2006 della Commissione (c.d. de minimis) ed è incompatibile con gli aiuti a favore del rientro di docenti e ricercatori scientifici residenti all’estero (art. 17 del D.L. n. 185/2008) e con il credito di imposta per gli investimenti nelle aree svantaggiate del territorio nazionale (art. 1, commi da 271 a 279, Legge n. 296/2006).
I beneficiari potranno usufruire degli incentivi fiscali previsti dalla Legge 238/2010 dalla data della sua entrata in vigore e fino al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2013; pertanto, i periodi interessati saranno il 2011, 2012 e 2013. Da qui un’altra conseguenza: se si è “già tornati” in Italia (ma, comunque, dopo il 20 gennaio 2009) il beneficio sarà massimo (ovvero esteso agli anni 2011, 2012 e 2013). All’estremo opposto c’è la situazione di chi “rientrerà” solo nel 2013: in questo caso, il beneficio durerà un solo anno (il 2013 stesso).
La Legge n. 238/2010, per evitare usi impropri degli incentivi nonché ogni possibile forma di comportamenti elusivi finalizzati all’ottenimento dei meri vantaggi fiscali, prevede delle specifiche cause di decadenza dai medesimi.
Il diritto alla tassazione agevolata si perde se il beneficiario trasferisce la propria residenza o il proprio domicilio al di fuori dell’Italia prima che siano decorsi cinque anni dalla data della prima fruizione dell’agevolazione. In questo caso, sarà l’Amministrazione finanziaria italiana a recuperare l’importo delle minori imposte versate, aggiungendovi sanzioni e interessi. In altri termini, chi torna in Italia e si avvale della tassazione agevolata di “Controesodo” deve rimanere nel nostro paese almeno 6 anni, dato che il primo utilizzo del beneficio avviene con la presentazione del modello Unico relativo alla tassazione dei redditi dell’annualità precedente.
Chi vorrà utilizzare l’incentivo fiscale – avendone i requisiti – potrà farlo “automaticamente”, direttamente con la presentazione del modello Unico o, se lavoratore dipendente, mediante la gestione diretta da parte del datore di lavoro. L’Agenzia delle Entrate emanerà a breve delle istruzioni operative. Nel frattempo, sarà possibile porre quesiti sull’applicazione della legge anche per il tramite di questo blog o inviandoli al webmaster del sito Controesodo, www.controesodo.it.
Amedeo Sacrestano
Consulente tecnico giuridico di Controesodo
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BOTTA E RISPOSTA TRA UN’ASCOLTATRICE DI “GIOVANI TALENTI” E IL TEAM DI CONTROESODO, SU BENEFICI E DESTINATARI DELLA LEGGE SUGLI INCENTIVI AL RIENTRO DEI PROFESSIONISTI “UNDER 40″, VARATA A FINE DICEMBRE.
Scrive Alice da Legnano:
“Stavo seguendo la trasmissione di oggi, devo ammettere un po’ distrattamente, quando mi si sono rizzate le orecchie: il contributo al rientro delle donne è quotato al 20% del salario preso, e quello dei maschi al 30%? Sogno o son desta? E c’è un contributo di 10.000 euro per le donne e di 20.000 per i maschi? Ho capito bene? Ma siamo impazziti? Una istituzione dello Stato che certifica nero su bianco che il lavoro femminile vale di meno di quello maschile? Cosa racconto a mia figlia che si diplomerà a giugno? Viviamo proprio nel paese dei gamberi… Io sono un “vecchio” talento (femmina), espulso dall’industria farmaceutica, che ora non trova più occupazione adeguata, né alcun riconoscimento delle passate glorie (brevetti, pubblicazioni, conoscenza dell’inglese), neppure presso le istituzioni scolastiche. Riesco a fare l’insegnante di chimica, matematica, persino di sostegno, solo qualche mese all’anno, in coda dietro ai neolaureati….”
Risponde il Team di Controesodo:
“Gentile dottoressa,
innanzitutto grazie per aver mostrato interesse verso la legge c.d. Controesodo. Mi fa piacere chiarirle che la legge regola il beneficio fiscale esattamente nella direzione da lei auspicata: gli uomini avranno infatti uno sconto fiscale del 70%, mentre per le donne lo sconto sarà dell’80%. In pratica, saranno favorite le donne e non gli uomini. Purtroppo, il tecnicismo della materia fiscale ha generato diversi fraintendimenti nella fase divulgativa del provvedimento. La legge dice che il reddito prodotto al rientro in Italia concorre alla formazione della base imponibile nella misura del 30% per gli uomini e del 20% per le donne. In altre parole, ciò significa che i ricavi dell’attività svolta al rientro in Italia saranno tassati solo in parte, con una misura più favorevole per le donne. L’intenzione di chi ha promosso la legge è stata proprio quella di voler colmare il gender gap, presente anche nel mercato del lavoro italiano. Mi auguro con questa spiegazione di aver chiarito i suoi dubbi. Ad ogni modo, qualora avesse bisogno di ulteriori chiarimenti, la invito a contattarci su questo blog o direttamente sul sito www.controesodo.it”.
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Comunicato della trasmissione “Giovani Talenti”
CERVELLI IN FUGA. FRATTINI A RADIO 24: “ITALIA IN RITARDO: PIU’ “CERVELLI” IN USCITA CHE IN ENTRATA. GOVERNO PREOCCUPATO”
“Il flusso dei giovani che lasciano l’Italia continua ad essere negativo. Sono più quelli che partono che quelli che rientrano“: così il Ministro degli Esteri Franco Frattini commenta il fenomeno del crescente esodo dei giovani professionisti dall’Italia. Frattini è stato intervistato dalla trasmissione di Radio 24 “Giovani Talenti”, condotta da Sergio Nava, in onda sabato 22 gennaio alle ore 13.30.
Di fronte ai dati resi noti nelle scorse settimane dal programma di Radio 24, che segnalavano un forte incremento -negli anni 2000- dell’emigrazione dei laureati, originari del Centronord Italia, appartenenti alle classi più giovani e produttive, Frattini ha dichiarato: “Questi dati mi hanno fatto un effetto di tristezza, per l’incapacità di un grande Paese come l’Italia di trattenere i suoi giovani migliori. Viaggiando molto per il mondo, quella tristezza si trasforma però in orgoglio, quando incontro giovani connazionali che occupano posizioni di prestigio in laboratori di ricerca o in istituti tecnologici all’avanguardia“.
Frattini ha quindi ammesso: “Siamo certamente in ritardo, ma stiamo recuperando il tempo perduto nella capacità di attrarre o di mantenere l’eccellenza italiana, i nostri giovani talenti. Stiamo investendo sulla nuova università, sulle nuove prospettive per i giovani al Sud, e sulla ricerca. Dobbiamo dare delle prospettive di sviluppo per i giovani che escono dall’università“.
Il Ministro degli Esteri ha infine riconosciuto: “Non esiste un censimento ufficiale del Governo italiano sul flusso dei giovani talenti in uscita, ma i dati che abbiamo a disposizione li riteniamo credibili. E sono dati che ci preoccupano“. Per chiudere, un invito all’istituto di statistica nazionale: “L’Istat potrebbe pensare a un rapporto ufficiale sui giovani talenti che lasciano il Paese, in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, per fare il punto sui nostri talenti all’estero“.
FRANCO FRATTINI
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IL MINISTRO DELLA GIOVENTU’ GIORGIA MELONI A “GIOVANI TALENTI” (RADIO 24):
“PRIORITARIA LA RIFORMA DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI”
“La riforma degli ammortizzatori sociali è un tema prioritario. Dobbiamo lavorarci immediatamente. Su questo occorrerà però ragionare col Ministero dell’Economia”. Lo ha dichiarato il Ministro della Gioventù Giorgia Meloni, intervenendo a “Giovani Talenti”, il programma sulla nuova emigrazione giovanile italiana, condotto da Sergio Nava e in onda sabato 25 settembre alle ore 15.
Giorgia Meloni ha riconosciuto la gravità del problema della fuoriuscita crescente di giovani professionisti qualificati dall’Italia (o “fuga dei cervelli”): “Possiamo sicuramente parlare di un problema che esiste. Occorre fornire risposte, ai tanti giovani di talento del nostro Paese. Non dobbiamo però commettere l’errore di considerare l’immobilità come una risorsa: in quest’epoca “infame” per le giovani generazioni, tra gli elementi “fortunati” rispetto al passato c’è sicuramente l’emergere della prima generazione “mass-europea”, in grado di muoversi con grande facilità e a costi ridotti. Il vero punto -sul quale noi siamo “fallaci” come sistema- riguarda la capacità di riprendersi questi ragazzi che si sono arricchiti all’estero. Evitando che se ne vadano per sempre”.
Il Ministro Meloni ha sollecitato una “rivoluzione del merito”: “L’Italia è una nazione bloccata da rendite di posizione, nella quale stenta ad esistere un ascensore sociale. La prima sfida da affrontare è dunque la rivoluzione del merito: dobbiamo passare da una società che ha voluto che l’uguaglianza fosse il punto d’arrivo, a una società dove l’uguaglianza diventi il punto di partenza”.
Giorgia Meloni è tornata infine sulla questione del welfare per i giovani: “C’è un problema di scontro generazionale: abbiamo ereditato un’Italia dei diritti acquisiti. Noi siamo il primo Governo che ha deciso di dare una forma stabile di ammortizzazione a circa cinque milioni di lavoratori atipici, soprattutto giovani, investendo nove miliardi di euro. Io credo che il tema del welfare, connesso al tema del sostegno alla natalità, siano le due grandi tematiche nelle quali sarà necessario investire le risorse, non appena usciremo dall’emergenza”.
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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO L’ARTICOLO DI ALESSANDRO ROSINA, DOCENTE DELL’UNIVERSITA’ CATTOLICA DI MILANO ED ESPERTO DI POLITICHE GIOVANILI. IL SUO LIBRO “NON E’ UN PAESE PER GIOVANI” (ediz. Marsilio) RESTA UNO DEI SAGGI-CHIAVE DI DENUNCIA DELL’EMARGINAZIONE SOCIALE DEI GIOVANI IN ITALIA.
A cosa serve la laurea? Serve per trovare lavoro altrove. L’elevato titolo di studio si sta infatti rivelando sempre di più una spinta verso la mobilità. Se da un lato ci sono i fattori di pull, legati al fatto che un capitale umano elevato è anche più spendibile fuori dai confini regionali e nazionali, è altrettanto vero che un contesto economico e sociale non in grado di riconoscere e valorizzare i talenti che produce, fa diventare la laurea un fattore di push. Ovvero respinge chi è troppo qualificato, chi non accetta di essere sottoutilizzato e non si adatta a rivedere al ribasso le proprie aspettative professionali e di vita.
I dati Istat e le elaborazioni Svimez, mostrano chiaramente come dal 1996 al 2006 si siano ridotte le fuoriuscite di persone con al massimo un diploma superiore e invece siano sensibilmente aumentate (più che triplicate) quelle con laurea. Nel decennio 1996-2006 oltre 43 mila laureati hanno trasferito la residenza all’estero, contro circa 38 mila che hanno fatto il percorso inverso. Un bilancio, quindi, sensibilmente negativo. Queste dinamiche valgono ancor di più per il Mezzogiorno: la quota di laureati tra chi lascia tale area del Paese è passata in dieci anni dal 3,7 al 9,7%.
Una parte crescente di uscite, dal Sud verso il Nord e dall’Italia verso l’estero, è quindi costituita da persone altamente qualificate. Eppure la quota di laureati tra i giovani italiani è inferiore alla media dei paesi Ocse. Questo significa che produciamo relativamente pochi laureati rispetto agli altri Paesi, ma relativamente troppi rispetto alle opportunità che essi possono trovare nel nostro Paese. A conferma di tutto ciò c’è anche il fatto che siamo uno degli Stati che meno investono in ricerca e sviluppo (pari a 1,1% sul PIL, contro un valore pari a 1,8% nel Regno Unito, 2,1% in Francia e 2,5% in Germania).
Quello che ne esce è un quadro coerente e molto inquietante. Perché significa che invece di allineare i livelli di crescita e di sviluppo del Paese alla qualità del capitale umano delle nuove generazioni, stiamo abbassando le aspettative e le opportunità dei giovani, per allinearle ad una economia avviata verso il declino. E’ possibile spezzare questo circuito vizioso? Forse sì, ma non con questa classe dirigente.
ALESSANDRO ROSINA

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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO IL CONTRIBUTO DEL MINISTRO DEGLI ESTERI FRANCO FRATTINI SUL TEMA DELL’EMIGRAZIONE DEI GIOVANI PROFESSIONISTI ITALIANI. FRATTINI E’ STATO OSPITE DELLA PUNTATA DI “GIOVANI TALENTI” DI SABATO 12 GIUGNO. IL MINISTRO HA SCRITTO QUESTO CONTRIBUTO IN ESCLUSIVA PER IL BLOG DI “GIOVANI TALENTI”.
“All’idea che qualche nostro giovane sia costretto a lasciare l’Italia perché il suo talento – se ne dispone, beninteso – trovi occasioni e modo di esprimersi, è giusto ribellarsi. Bruciano in particolare le considerazioni a cui ci obbligano periodicamente le storie di ricercatori affermatisi all’estero e che – volendo rientrare in Italia – trovano chiuse tutte le porte della ricerca. Per questo motivo in questa materia così sensibile – perché mette a nudo la cura nazionale dei nostri giovani, l’attenzione al loro futuro che è il futuro di tutti, nazionale – dobbiamo vigilare. Ogni storia negativa di fughe di giovani cervelli mette in gioco, infatti, in un colpo solo, l’idea di un’Italia in cui il merito prevalga sulla “raccomandazione” o sui “cognomi d’arte”, e il sentimento di quella particolare uguaglianza che le società liberali presidiano, anche per contrastare le disuguaglianze provocate dalla lotteria delle nascite. Ma accanto a tutto ciò dobbiamo anche guardare, con atteggiamento positivo, a chi lascia l’Italia magari alla ricerca di quel “dove” possa trovare le migliori condizioni per vincere la sfida personale e individuale per l’affermazione di sé. La dimensione globale che abitiamo conosce un va e vieni continuo, quasi una condizione pendolare tra le sponde degli oceani ed i paesaggi più lontani che non è necessariamente negativa. Al contrario fa ormai parte del bagaglio dell’esperienza necessaria a competere nel mercato delle risorse umane. L’importante semmai è costruire qui da noi situazioni attrattive perché i giovani italiani possano, rientrando, trovare condizioni nuove e migliori: anche assieme a giovani di altre parti del mondo che vengano a comporre in Italia il mosaico di un’immigrazione che può anche non essere l’immigrazione della povertà e del bisogno che abbiamo fin qui conosciuto”.
FRANCO FRATTINI

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A “GIOVANI TALENTI” SCRIVE IL DEPUTATO DEL PD GUGLIELMO VACCARO, IDEATORE DEL DDL CONTROESODO PER IL RIENTRO IN ITALIA DEI GIOVANI PROFESSIONISTI UNDER-40. IL DDL, APPROVATO A FINE MAGGIO DALLA CAMERA, E’ IN ATTESA DEL VOTO DEL SENATO, PER DIVENIRE LEGGE A TUTTI GLI EFFETTI.
“Controesodo – Talenti in movimento è un progetto che nasce circa due anni fa, all’interno di TrecentoSessanta, l’associazione che fa riferimento a Enrico Letta, dopo lunghe discussioni sull’incapacità del nostro Paese, non solo di attrarre talenti dall’estero, ma soprattutto di offrire una possibilità ai nostri giovani connazionali che si spostano all’estero e poi decidono di tornare. È proprio da queste riflessioni che sono nate le 5 proposte di legge che compongono, al momento, il progetto. Proposte sottoposte al giudizio di internauti e addetti ai lavori sia tramite il blog, www.controesodo.it, dove arrivavano costantemente segnalazioni e proposte di modifica, sia attraverso il tour, che ci ha portati nelle maggiori città, dall’Europa agli Stati Uniti, per discutere insieme alle comunità di italiani all’estero il progetto e le proposte.
Dunque, una grande partecipazione, ma non solo di quanti sono direttamente interessati. Sempre al centro del dibattito pubblico, il tema della fuga dei cervelli, infatti, ha interessato anche le istituzioni, tanto che il primo progetto di legge discusso alla Camera, «Incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia», è stato sostenuto da tutte le forze politiche (basti pensare che, caso più unico che raro, il voto finale alla proposta nel primo passaggio alla Camera non ha registrato neanche un voto contrario!), dall’Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà e da tutti gli esperti, professori e specialisti, intervenuti durante le audizioni informali a sostegno del progetto. La proposta dunque è stata approvata da Montecitorio e si appresta a essere discussa al Senato. Anche la seconda proposta, «Attrazione dei talenti dall’estero», per incentivare i giovani stranieri a venire a studiare in Italia e, successivamente, a fare impresa nel nostro Paese, è stata depositata alla Camera e attende di essere calendarizzata.
Queste proposte non sono quindi orientate a limitare il fenomeno della circolazione del cervelli, di per sé assolutamente positivo, che genera conoscenza e mette a disposizione le esperienze e le qualità individuali, quanto invece ad arginarne la fuga, che in un Paese come l’Italia, con una bassa natalità, rischia di farci perdere la forza giovane, linfa vitale e base necessaria per ritrovare sprint e sviluppo.
Infatti, il nostro Paese esporta il quadruplo dei laureati rispetto ai nostri vicini, Francia, Germania e Inghilterra e inoltre, rispetto a questi Paesi, abbiamo un grado di attrazione infinitamente più basso. Certo le condizioni per ritornare o, semplicemente, per venire in Italia sono difficili da creare, e di certo non è possibile farlo attraverso una proposta di legge. È necessario creare un sistema lavorativo in cui gli avanzamenti di carriera non siano basati sull’anzianità ma sulla meritocrazia, in cui i percorsi siano chiari e definiti, con importanti incentivi e risorse all’università e alla ricerca… Quindi siamo pienamente coscienti che il nostro non è che il primo passo, seppur importante in quanto dimostra tutto l’interesse del Parlamento a risolvere questa situazione. Allora speriamo che questa collaborazione continui, tra le forze politiche, come con quanti ci seguono e ci danno consigli. Noi continueremo nel nostro impegno”.
Guglielmo Vaccaro
