Un Chirurgo in Brasile

postato da Sergio il 18.05.2013, nella categoria Young Expats say
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“Se fossi rimasto in Italia, sarei a questo punto?”: domanda forse retorica, ma perfettamente in grado di riassumere la storia di un’intera carriera medica, quella che Umberto Morelli, 34enne protagonista della puntata odierna di “Giovani Talenti”, rivolge alla fine della sua autopresentazione per i lettori del nostro blog. Umberto  ha trovato all’estero la sua personale “uscita di emergenza” da un sistema medico italiano chiuso e provinciale, dove l’affiliazione conta più del merito.

La sua lettera è tutta da leggere, la sua storia, oggi alle 13.30 (CET), tutta da ascoltare:

“Mi chiamo Umberto Morelli, ho 34 anni e sono un Chirurgo Generale e Colorettale, nonché ricercatore universitario.

Da quasi cinque anni ho lasciato l’Italia: attualmente vivo e lavoro in Brasile, tra Sao Paulo e Campinas, nello stato di Sao Paulo.

Andai via dall’Italia nel 2007, durante la mia specializzazione in Chirurgia, approdando a Strasburgo, in Francia, con la voglia di imparare e crescere professionalmente.

Al mio ritorno in Italia, mi scontrai con un sistema che non mi permetteva di crescere ulteriormente: da lì la mia seconda partenza in Brasile per l’ultimo anno di specializzazione, a UNICAMP.

Qui, a parte le opportunità di apprendimento pratico che in Italia erano appannaggio di pochissimi e raccomandati, mi fu offerta la possibilità di entrare nel cammino accademico, con un MSc in Chirurgia, che mi fu offerto dal mio professore brasiliano, che apprezzava il mio curriculum e le mie capacità come ricercatore.

Poi venne l’opportunità lavorativa e di carriera di una fellowship a Londra, al Royal London Hospital, in Chirurgia Colorettale, a metà 2010. Rimasi lì per un anno e dopo mi spostai in Francia , nuovamente in Alsazia, con un contratto da Chef de Clinique. Notare: per nessuno di questi lavori sono dovuto scendere a compromessi, sono stato sempre assunto sulla base di merito e capacità, cosa che mi ha sempre di più allontanato dal sistema lavorativo italiano, che considera altri parametri.

A fine 2012 decido di tornare in Brasile per finire il mio MSc e fare il PhD, che mi avrebbe aperto le possibilità accademiche come docente.

Attualmente lavoro come Assistente e Ricercatore in Università , come research consultant per una istituzione accademico-ospedaliera privata, sto aprendo una società privata di servizi medici e sono in shortlist per un posto da professore a contratto in una facoltà di Medicina.

Se fossi rimasto in Italia, mi chiedo, sarei a questo punto?”

Vi aspetto alle 13.30 (CET) sulle frequenze di Radio 24 – Stay tuned!

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Una Criminologa nel Regno di Sua Maestà

postato da Sergio il 11.05.2013, nella categoria Young Expats say
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Ha le idee chiare Roberta Facchini, 26enne Trainee Internet Investigator a Londra: noi italiani, soprattutto i nostri giovani, abbiamo una marcia in più. Ma le opportunità sono -all’estero- reali e concrete. E’ per questo che i nostri migliori giovani talenti emigrano. As simple as that

Roberta si presenta così ai lettori del blog di “Giovani Talenti”:

“Mi chiamo Roberta, ho 26 anni e sono di Fano (PU). Vi scrivo da Londra, citta nella quale vivo e lavoro ormai dal febbraio del 2011. Mi sono trasferita qui inizialmente per svolgere un periodo di internship di 4 mesi, e dopo due anni mi trovo ancora qui a Londra, a lavorare presso la Federation Against Copyright Theft, dove ricopro il ruolo di Trainee Internet Investigator.

La Federation Against Copyright Theft e’ un organismo che si occupa di difendere i diritti di proprieta intellettuale dei maggiori studios cinematografici americani, come la Walt Disney, la Warner Brothers, la 20th Century Fox e la Universal… giusto per citarne qualcuno, ma anche di canali telesivi come BBC e Sky.

Lavoriamo a stretto contatto con i ”Law Enforcement Bodies” inglesi e nel mondo, e svolgiamo indagini e investigazioni connesse alla pirateria di film.

Come sono arrivata fin qui?

In Italia ho conseguito una laurea triennale a L’Aquila in Scienze dell’Investigazione e una laurea specialistica a Milano in Scienze della Criminalità e Tecnologie per la Sicurezza. Quest’ultima prevedeva un periodo di stage nell’ultimo semestre, ma la mia università aveva principalmente contatti in Italia. Ho deciso cosi di mandare CV all’estero, essendo interessata esclusivamente a partire e a lavorare in qualche parte del mondo.

Fin da piccola infatti ho avuto la possibilita di essere a stretto contatto con ragazzi provenienti da altri Paesi, la mia famiglia ha ospitato per diversi anni ragazze con il programma Intercultura. Ho cosi vissuto con ragazze provenienti dall’Australia, dalla Germania, dalla Norvegia e dalla Polonia.

A mia volta, a 15 anni, ho preso il mio primo volo per trascorrere un mese in una famiglia in Finlandia, grazie ad una borsa di studio Eni, vinta sempre con Intercultura. A 17 anni ho trascorso un anno di scuole superiori negli Stati Uniti dove, dopo aver conseguito il diploma americano, sono rientrata a Fano per diplomarmi al Liceo Linguistico.

Dopo aver vissuto qualche mese anche in Norvegia, e dopo poco piu di due anni qui a Londra, mi rendo conto che -pur sentendo la mancanza del mio Paese- le opportunità in Italia per noi giovani non sono al passo con quelle che ci vengono concesse all’estero.

A Londra mi trovo in una azienda internazionale, dove l’età media e’ di 30 anni. Dove con impegno, ambizione e sicuramente flessibilita e passione, si ha modo di avanzare nella propria carriera professionale nel giro di poco tempo. Sono in un’azienda dove i manager ci tengono a formarti e a vederti crescere, dove danno peso alle tue proposte e ai tuoi interventi, dove a soli 25 anni ti mandano a seguire training sull’intelligence e le investigazioni online presso una delle maggiori centrali di polizia dell’Inghilterra, o dove ti mandano ad arrestare persone durante un’operazione di polizia, per poi proseguire con un interrogario in carcere, o dove ti fanno partecipare a meeting sulla criminalita organizzata presente in UK.

Queste sono solo alcune delle esperienze che nel giro di pochissimi anni ho avuto la possibilita di fare in quest’azienda, e che mi sembrano impensabili in Italia. Gli stimoli -in generale- qui in UK non mancano, e non escludo la possibilità di cambiare lavoro o addirittura Paese, iniziare un secondo master per ampliare le mie skills ed essere piu appetibile sul mercato, o magari trovare un lavoro che mi permetta soprattutto di viaggiare e migliorare altre lingue come lo spagnolo o il francese, soluzione che sarebbe per me ideale.

Due altre mie grandi passioni che sto riuscendo a portare avanti, stando proprio qui a Londra, sono quelle del viaggio e della fotografia. Carriera che porto avanti in parallelo e che condivido nel mio sito fotografico: www.robertafacchini.com

Qui in UK mi rendo conto che noi giovani possiamo ancora sognare e ci possiamo giocare qualsiasi carta, dipende principalmente da noi. Noi italiani abbiamo poi la fortuna di avere una forte preparazione universitaria e di essere avvantaggiati dal parlare più lingue - tutte queste skills sono decisamente apprezzate e valorizzate all’estero. Sono fiera di essere italiana, ma attualmente sono felice di poterlo essere all’estero”. 

Vi aspetto alle 13.30 (CET) sulle frequenze di Radio 24 – Stay tuned!

 

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A Boston, tra Ricerca e Impresa

postato da Sergio il 04.05.2013, nella categoria Young Expats say
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Una lettera scritta con una lucidità incredibile. Una lettera che non porta alcun rancore, verso il Paese di origine, avaro di opportunità e stimoli per giovani di talento. Anzi… Gianluca De Novi, 37enne ricercatore e imprenditore negli Usa, nonché protagonista della puntata odierna di “Giovani Talenti”, si augura che anche qui le nuove generazioni possano percorrere quella strada che l’Italia, per blocchi e ostacoli strutturali di varia natura, gli ha impedito di percorre in patria.

Una splendida autopresentazione, per una storia che vi invitiamo a seguire questo pomeriggio sulle frequenze di Radio 24:

“Sono Gianluca De Novi, lavoro come instructor e ricercatore nei settori della chirurgia robotica, simulazione chirurgica e medical imaging alla Harvard Medical School (Cambridge) e al Massachusetts General Hospital (Boston), negli Stati Uniti d’America.

Nel mio gruppo di ricerca, il mio lavoro (in questo momento finanziato dalla U.S. Army) si sta concentrando su algoritmi che consentono di interpretare i movimenti dei chirurghi (durante le procedure operatorie) per generare feedback in real-time, incrementando -tra le altre cose- il livello di sicurezza durante gli interventi e migliorando le metriche di valutazione nei sistemi di addestramento per chirurghi.

La ricerca e’ per me una grande avventura e tocca ogni aspetto della mia vita, consentendomi di divertirmi mentre lavoro. La ricerca non e’ pero’ l’unica passione: infatti, sin da quando vivevo in Italia, ho creato diversi progetti imprenditoriali. Devo ammettere che in patria ho avuto grossi problemi a far convivere i miei progetti imprenditoriali con la mia vita accademica, pur non avendo mai avuto conflitti d’interesse né in termini di tempo né di settore.

Semplicemente, non erano visti di buon occhio all’interno dell’universita’.

Qui a Boston ho fondato una mia corporation (con la benedizione delle istituzioni per cui lavoro), dopo aver registrato un brevetto e trovato un investitore.

Non sento di aver lasciato il mio Paese per mancanza di riconoscenza, ma sono semplicemente venuto in un Paese che in questo momento mi ha offerto molte piu’ opportunita’ di fare cio’ che amo, nel miglior modo possibile. Se si considera che il mio campo e’ quello medico, si fa presto a capire che qui ho piu’ possibilita’ di fare cose che sono concretamente utili per il prossimo, oltre che per me stesso.

Qui ho trovato un ambiente molto piu’ meritocratico e competitivo, che porta stimoli positivi, spingendo chi e’ qui’ a fare il piu’ possibile e al meglio. Guardando al lato imprenditoriale della mia vita, posso dire che il vantaggio di vivere in un posto come questo e’ semplicemente dato dal fatto che negli Usa si investe ancora sulle idee e sugli individui, cosa che ormai in Italia non si fa piu’ da tempo, salvo poche eccezioni.

Vivere qui e’ come vivere nel “cervello del mondo”, un ambiente dinamico e vivo, pieno di startup, laboratori, ricercatori e inventori. Emergere con una carriera profiqua e progetti imprenditoriali validi in questo ambiente dà grandi soddisfazioni. Ho provato a fare quello che faccio qui anche nel mio Paese, a suo tempo, ma ogni volta i diversi progetti, accademici o imprenditoriali, si sono sempre arenati e mai concretizzati.

La mia speranza e’ che prima o poi il nostro bel Paese importi certi modelli, ormai consueti in altre nazioni, restituendo ai giovani sogni e ambizioni: questi ripagheranno sanando l’economia.

Ogni ricercatore/imprenditore che lascia l’Italia porta con sè brevetti e idee di cui gli altri Paesi beneficiano“.

Vi aspetto alle 13.30 (CET) sulle frequenze di Radio 24 – Stay tuned!

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Un Patent Attorney a Londra

postato da Sergio il 27.04.2013, nella categoria Young Expats say
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“La mia storia è un po’ diversa”: inizia così la presentazione di Simone Ferrara, 32enne Patent Attorney italiano a Londra, protagonista oggi a “Giovani Talenti”.

In parte è vero: Simone lavora in un settore abbastanza nuovo per la nostra trasmissione. In un certo senso, di nicchia. Nè è emigrato all’estero per mancanza di offerte di lavoro in Italia. Casomai era la mancanza di stimoli, nel Belpaese, a lasciarlo perplesso. 

Simone condivide però con centinaia di migliaia di coetanei, attualmente all’estero, lo stesso problema: a casa non c’è un Paese pronto a valorizzarlo. Pronto a fare tesoro delle sue competenze internazionali. Pronto a metterlo nel posto di guida della presente -e futura- classe dirigente. E’ questo il vero dramma italiano: la sua visione -lasciatecelo dire, con un po’ di ironia- “tolemaica”… il mondo che gira intorno alla Penisola. E non viceversa.

Simone si presenta così ai lettori del blog di “Giovani Talenti”:

Mi chiamo Simone, ho 32 anni, e da cinque anni vivo in Gran Bretagna – anche se ho lasciato l’Italia nel 2005.  La mia storia è un po’ diversa.  Non sono emigrato per mancanza di lavoro in Italia.  Al contrario, dopo essermi laureato in Ingegneria delle Telecomunicazioni, le offerte di lavoro non mancarono.  

Tuttavia, avevo voglia di continuare a vivere in una dimensione internazionale. Una voglia sbocciata da un’esperienza come ricercatore in Finlandia, durante la quale capii quanto siano grandi le potenzialità di crescita che sbocciano quando si lavora in un ambiente internazionale, dove ognuno arriva con un diverso bagaglio di esperienze personali e professionali, pronte per essere discusse e condivise.  

Così, dopo un periodo di studi negli Stati Uniti, sono approdato in Gran Bretagna dove, agli albori della crisi economica del 2008, e dopo un cambio di direzione professionale, ho iniziato a lavorare come Patent Attorney presso una Law Firm a Londra.  

Lavoro ora presso Vodafone dove, oltre ad occuparmi della gestione dei brevetti e della proprietà intellettuale, fornisco supporto legale alle varie compagnie operative, oltre che direttamente al gruppo.

Per me l’Italia è come un maestoso albero in fiore – ammirato da tutti per la sua bellezza – situato però nel mezzo di un deserto dove mancano mobilità, internazionalizzazione e stimoli.  Se domani decidessi di cambiare Paese, so che in molte nazioni avanzate quello che ho fatto finora verrebbe apprezzato, e mi permetterebbe di progredire con la mia carriera.  Se al contrario decidessi di tornare in Italia, nell’ 80-90% dei casi dovrei aspettarmi di ripartire da zero o, nel caso migliore, dal fondo della piramide.  E ciò non è – e non deve essere – accettabile.

Spesso mi chiedo se ho davvero del talento.  Non lo so.  Quello che so è che qualunque sia il mio talento, se fossi in Italia non avrei molte possibilità che esso venga sfruttato al massimo del suo potenziale“.

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Imprenditrice della Formazione a Barcellona

postato da Sergio il 20.04.2013, nella categoria Young Expats say
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A cavallo tra Europa ed Estremo Oriente. La storia professionale di Paola Costa, 36enne imprenditrice e fondatrice a Barcellona della scuola di insegnamento della lingua e della cultura cinese Orientalmente, rappresenta da sola un piccolo spaccato della globalizzazione in cui viviamo. Di fronte alla quale, spesso, si ha l’impressione che l’Italia arrivi molto impreparata, come sistema-Paese. Il mondo è cambiato. I nostri migliori giovani professionisti l’hanno capito. E si lanciano in avventure straordinarie, come quella che ha vissuto Paola, la cui ultima tappa -in ordine cronologico- la vede impegnata a Barcellona. Quando ha provato a rientrare in Italia -l’unica volta che lo ha fatto- la sola proposta che ha ricevuto è stata quella di lavorare come camierera sul treno veloce Roma-Milano, “poichè conosce le lingue” (le è stato precisato). Ogni commento è superfluo.

Paola si presenta così ai lettori del nostro blog:

“Mi chiamo Paola Costa, ho 36 anni. La mia storia parte da Roma, la città dove ho vissuto fino a 25 anni, quando mi sono laureata con 110 in Scienze Politiche.

La mia prima esperienza lavorativa full-time è stata a Shanghai, dove avevo soggiornato per sei mesi mentre facevo ricerche per la mia tesi di laurea, e dove ho trovato lavoro come responsabile del dipartimento dei vini italiani  in una trading company.

Nel 2003 lasciai la Cina per via della SARS e tornai a Roma, in cerca di lavoro… ma non trovai niente di interessante. 

Decisi così di trovare nuove opportunità formative a Barcellona, dove frequentai un Master in Marketing all’Università Pompeu Fabra, e dove mi fidanzai con un ragazzo catalano - che ora è mio marito.

Nel 2004 vinsi una borsa di studio dell’Istituto del Commercio Estero Spagnolo (ICEX), che mi diede la possibilità di frequentare un Master in “International Business and Managment and Trade” a Madrid, di lavorare successivamente come analista di mercato alla Camera di Commercio Spagnola a Taipei (Taiwan) e presso la sede di Hong Kong della banca spagnola BBVA.

Dopo essere  rimasta in Cina, tra Taipei, Hong Kong e Shanghai per ben sei anni, io e mio marito abbiamo deciso di tornare a Barcellona,  anche se la congiuntura economica era difficile.

Dopo una breve esperienza presso una trading company internazionale rimasi senza lavoro e decisi di aprire una mia attività.

E’ nata così nel giugno 2012 ORIENTALMENTE, un’accademia per l’insegnamento della lingua e della cultura cinese a distanza. L’idea è creare una struttura per far incontrare la domanda crescente dell’insegnamento del cinese con l’offerta formativa, cosa che oggigiorno è possibile grazie ad Internet e al sistema della videoconferenza. Un riconoscimento importante è stata la vincita del premio di Google “Euronews Business Awards” a fine novembre 2012.

ORIENTALMENTE, in appena 10 mesi, si è trasformata -da attività unipersonale che contava su due insegnanti in Cina- a una società che conta su: 2 sedi, una a Barcellona e una a Roma; 120 studenti; clienti come la rinomata Business School ESADE, l’Università Pompeu Fabra, la Business School di Touluse ESEC e la Fondazione Varrone di Rieti; un team di 12 insegnanti, 3 traduttori,  3 informatici, 2 disegnatori grafici ed 1 amministrativa.

In conclusione le idee ci sono, la voglia di lavorare non manca, ora serve solamente quel pizzico di fortuna che nella vita è sempre necessario per andare avanti e realizzare i nuovi progetti”.

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Un Senior Designer a Singapore

postato da Sergio il 13.04.2013, nella categoria Young Expats say
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La presentazione di Riccardo Bellotto, 30 anni, Senior Designer a Singapore, inizia con una frase che lascia -ammettiamolo- senza possibilità di replica. “Io sono il figlio della crisi e della politica fallimentare italiana“, scrive Riccardo a giovanitalenti@radio24.it Una dichiarazione secca, tranchant. Il perché lo spiega lo stesso Riccardo, nell’autopresentazione per il blog di “Giovani Talenti”.

Ultim’ora: purtroppo per un disguido aereo oggi Riccardo non potrà essere in onda con noi. Vi invitiamo però a leggere con attenzione la sua storia:

Sono un giovane emigrato, figlio della crisi e della politica fallimentare italiana.

Ho 30 anni, per metà della mia vita ho lavorato: per mia fortuna sono riuscito subito ad inquadrare quello che mi piaceva fare, “l’architetto”. Ho lavorato da dipendente e da solo, ma in entrambi i casi il problema dei giovani professionisti nel mio campo è sempre uno… trovare un lavoro dove ti possano assumere e pagare per quello che vali, non per quello che possono gli altri.

Ho iniziato come cameriere, poi come collaboratore, infine come libero professionista: il problema non era trovare lavoro, ma trovarne uno dove le tue capacità venissero riconosciute e retribuite.

Sono riuscito anche ad avviare una piccola realtà ”chiavi in mano”: collaboravo con aziende ed artigiani, coordinavo il tutto per offrire al cliente un lavoro completo, dal design alla realizzazione. Tuttavia, dopo i primi problemi ad essere pagato, mi iniziò a passare la voglia di continuare a fare quel lavoro.

Sembra triste dover rinunciare a fare quello per cui si è portati e quello che piace.

Così, alla soglia dei miei 30 anni, ho scelto di lasciare il Paese che mi aveva dato i natali e scegliere una meta scoperta per pura casualità durante il mio viaggio di nozze, a Singapore.

Una città nuova, piena di vita e di possibilità.

Sono stato scelto mediante un colloquio in videoconferenza via skype da un’azienda di Singapore: neanche dopo 3 settimane ero già sbarcato in terra straniera.

Il periodo di prova doveva durare 3 mesi: dopo neppure uno ero già stato confermato, e avevo iniziato a fare carriera. In Italia non ero neanche considerato: qui sono un Senior Designer che coordina un team di 5 persone.

Il lavoro si svolge con ritmi totalmente diversi da quelli italiani, la gente qui si gode la vita, i centri commerciali sono sempre pieni, e le strade sono pullulanti di persone.

L’Italia è nel mio cuore, ma orami la mia relazione lavorativa con lei è finita, e -come tutte le storie finite- mi ha regalato ricordi belli e brutti“.

+++Noi vi aspettiamo alle 13.30 (CET) sulle frequenze di Radio 24 – Ne discuteremo con Bettina Di Virgilio, giovane designer che ha scelto di restare in Italia… e lavorare con l’Estremo Oriente.+++

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Lavorare nel Turismo a Washington DC

postato da Sergio il 06.04.2013, nella categoria Young Expats say
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Vi siete mai chiesti perchè l’Italia in poco più di 40 anni abbia perso ben quattro posizioni nella classifica mondiale delle mete turistiche, scivolando al quinto posto? Forse perchè, oltre a non avere una chiara strategia di promozione e accoglienza turistica, abbiamo perso per strada anche quei giovani professionisti che ci avrebbero potuto aiutare a mantenere le posizioni? Il dubbio viene, ascoltando e leggendo la storia di Letizia Sirtori, 32enne International Tourism Sales Manager all’ente del turismo di Washington DC. Letizia si presenta così ai lettori del blog di “Giovani Talenti”:

“Sono Letizia, ho 32 anni, vivo negli Stati Uniti dal 2005, ma ho lasciato l’Italia da molto piu’ tempo, passando dall’Europa, dall’Africa e dal Messico. Laurea quadriennale ottenuta in Italia, doppio Master ottenuto in America e poi un lavoro che mi ha aperto molte porte.

Il mio background e’ legato al settore del turismo, che e’ una passione.

Il primo lavoro e’ arrivato dall’Italia, ma quello per me e’ sempre stato un modo per arrivare agli States, un sogno che avevo fin da ragazzina. La Florida International University, presso la quale ho ottenuto i miei due Master, mi ha permesso di studiare e lavorare, offrendomi una piccola borsa di studio che ha aiutato a pagare le spese.

Al master sono seguite immediate offerte di lavoro e trasferimento in una nuova citta’ – Washington, DC: dopo una prima esperienza di tre mesi presso l’ente ufficiale di promozione del turismo Americano – U.S. Travel Association – , ho ottenuto un’offerta lavorativa presso la mia attuale azienda americana. Destination DC, che e’ l’ente ufficiale per la promozione del turismo della capitale americana. La prima promozione e’ arrivata dopo sei mesi, solo per merito.

Vorrei tornare, ma ogni volta che ci provo sembra che a nessuno interessi davvero avermi. Ho provato a contattare attraverso diversi canali enti del turismo in Italia (a tutti i livelli), ma senza risposte positive, nonostante lo stupore per avere un’italiana a rappresentare la capitale americana - e non l’Italia.

Non mi ritengo speciale, come me ce ne sono tanti, ognuno con una storia diversa ma con un medesimo filo conduttore. Siamo quelli che hanno avuto le palle di andare via, di rischiare e di restare in un Paese che non e’ il nostro, che ci considera “foreigners”, ma che dal punto di vista del lavoro e della carriera sicuramente e’ pronto ad investire anche tanti soldi, perche’ riconoscono che la nostra preparazione e’ nettamente superiore a quella dei loro studenti locali“.

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Un Veterinario in Francia

postato da Sergio il 30.03.2013, nella categoria Young Expats say
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Anche i giovani veterinari emigrano. Oggi a “Giovani Talenti” la storia di Alessandro Vischi, 34enne veterinario ippiatra, in procinto di tornare in Francia. Alle spalle, lascia ben due tentativi di “controesodo” in Italia. Alessandro ha scoperto -suo malgrado- come il suo Paese sia ancora ostile a riaccogliere i suoi figli dall’esperienza più internazionale. E con la mentalità più globale.

Alessandro si presenta così ai lettori del blog di “Giovani Talenti”. Da noi tanti auguri di Buona Pasqua!

“Per la seconda volta sono tornato in  Italia, e per la seconda volta sto facendo le valigie per ripartire. Sono un medico veterinario ippiatra  (mi occupo di cavalli). Subito dopo la laurea sono emigrato in Belgio, per fare un anno di specializzazione. Non volevo fare stage gratuiti o -nella migliore delle ipotesi- essere sottopagato in nero presso qualche veterinario, come la maggior parte dei miei colleghi neolaureati. Ho lavorato presso la clinica equina dell’Università di Liegi per 16 mesi,  facendo un’esperienza che in Italia non avrei mai potuto nemmeno sognare. Al mio rientro ho cominciato un PhD. presso la clinica equina dell’Università di Milano. Ho pensato di essere una risorsa per la Facoltà, ma la mia visione delle cose era profondamente cambiata. Mi sono trovato impantanato nell’immobilismo universitario italiano. Ho così deciso di cercare un’opportunità in Francia, dove sono stato assunto in una clinica privata. Scaduto il contratto sono tornato in Italia, con la convinzione di restare, e con l’intenzione di associarmi con uno o due colleghi e -nell’arco di 2-3 anni- creare una nostra clinica. Questo è stato il secondo errore. E’ impossibile creare da noi una struttura che abbia come modello  quelle presenti in Francia e Belgio.La crisi ha ovviamente il suo peso, ma la cosa più triste è la mancanza di prospettiva che caratterizza i giovani veterinari italiani. Tra dieci giorni andrò a lavorare presso la clinica equina dell’Università di Tolosa, in Francia. Finalmente ritroverò il piacere di fare il mio lavoro: il riconoscimento economico e professionale. Mi dedicherò alla formazione di giovani veterinari francesi ed alla attività clinica, con la sgradevole sensazione di essere una risorsa persa per l’Italia e sentirmi un po’ vigliacco per aver abbandonato la barca che affonda…

Fino ad oggi ho fatto il pendolare tra il desiderio di stare nel mio Paese, accanto ai miei cari, e la realizzazione professionale. Forse riuscirò a conciliare le due cose: per il momento continuo con Champagne, rugby e baguettes”.

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Imprenditrice della Formazione in UK

postato da Sergio il 23.03.2013, nella categoria Young Expats say
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Partire per la Gran Bretagna, crearsi una professionalità di alto livello nel settore manageriale della formazione britannica. Fondare una propria società di consulenza, per aiutare i giovani italiani a trovare opportunità di studio Oltremanica. Questa è -in estrema sintesi- la storia di Sara Strafino, 37enne talento italiano a Londra. Storia che riassume molte delle caratteristiche comuni ai nostri espatriati: ottima formazione, ottimo curriculum zeppo di esperienze di lavoro oltreconfine… ma zero opportunità di rientro. Sara, protagonista della puntata di oggi, si presenta così ai lettori del blog di “Giovani Talenti”…

Sono partita dall’Italia nel 1999, dopo aver ottenuto la mia laurea in Scienze Politiche con il massimo dei voti. Avvertivo un profondo senso di insoddisfazione, perchè mi confrontavo quotidianamente con la dura realtà del precariato e non riuscivo a rientrare nella logica dei concorsi pubblici. Non mi vedevo come commercialista, consulente del lavoro, avvocato o insegnante, percorsi comuni tra chi proveniva da un contesto simile al mio. Sapevo di essere alla ricerca di qualcosa di diverso, così iniziai un percorso personale e professionale all’estero.

A Londra sono arrivata senza obiettivi precisi, neanche credevo che mi sarei fermata a lungo, desideravo solo imparare l’inglese e tornare in Italia, per avere maggiori opportunità di lavoro. Sono riuscita a ‘farmi strada’ senza raccomandazione alcuna, ma solo lavorando sodo: dopo alcuni anni di esperienza nel settore universitario inglese, ho lanciato il progetto imprenditoriale UKEDUEXPERT, e successivamente ho pubblicato un libro interamente in inglese, “The MBA Admissions Handbook”.

Londra mi ha formata sia umanamente che professionalmente, non so cosa avrei fatto se fossi rimasta in Italia, ciò di cui sono sicura è  che se dovessi trasferirmi in un altro paese, con l’esperienza londinese nel bagaglio, non avrei difficoltà alcuna ad adattarmi al nuovo contesto“.

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Un Analista Finanziario a Mosca

postato da Sergio il 16.03.2013, nella categoria Young Expats say
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Perdiamo talenti fin dalla giovanissima età? Oggi “Giovani Talenti” ospita il più giovane protagonista negli oltre tre anni di vita della trasmissione. Si chiama Neri Tollardo, ha 21 anni appena, ma ha già raccolto numerose soddisfazioni di studio e professionali. Il sistema-Italia non pare aver fatto il minimo caso, al suo curriculum. Così lui ha fatto le valigie ed è partito per la Russia. Oggi racconterà ai nostri microfoni la sua storia. Neri si presenta così ai lettori del blog di “Giovani Talenti”…

“Sono Neri, ho 21 anni e abito a Mosca, dove lavoro per Morgan Stanley come “Equity Research Analyst” nel settore metallurgico russo.

Nel 2002, all’eta’ di 10 anni, mi sono trasferito in Russia grazie al lavoro di mio padre. Dopo un anno di scuola italiana a Mosca, in procinto di cominciare le scuole superiori, mi sono trasferito alla Anglo-American School of Moscow, dove ho studiato altri 5 anni, completando le scuole superiori, ottenendo l’International Baccalaureate, dove ho imparato sia l’inglese сhe il russo.

Nel 2008, dopo le scuole superiori, ho cominciato a studiare International Economics and Management all’Universita’ Bocconi (con programma di scambio di un semestre alla University of Hong Kong), dove avevo ottenuto la borsa di studio Merit Award, rinnovata poi per i tre anni della triennale. Nell’estate 2010 ho fatto una summer internship alla Morgan Stanley a Londra, dopo la quale ho ricevuto un’offerta di lavoro per cominciare nell’estate del 2011.

Invece di cominciare a lavorare direttamente nel 2011, ho raggiunto un accordo con la Morgan Stanley per spostare l’inizio del contratto all’estate 2012, così da potermi iscrivere alla London School of Economics per un MSc in Finance and Private Equity, dove ho ottenuto il premio Antoine Faure-Grimaud come miglior studente del corso.

Lavorare in un Paese pieno di opportunita’ come la Russia, per un’azienda dove il nepotismo e i favoritismi lasciano spazio alla meritocrazia, fa riflettere molto su quanto l’Italia sia rimasta indietro – nonostante l’enorme potenziale сhe ha il nostro Paese. Spero un giorno di poter tornare per promuovere questi ideali, e per applicare quello che ho imparato in questi anni di vita internazionale”.

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I VOSTRI FEEDBACK CONTANO!

Sei un giovane espatriato od espatriata? Oppure vivi in Italia, ma stai pensando di emigrare? Scrivici una lettera, con le tue riflessioni e i tuoi pensieri sui perché della tua scelta. La pubblicheremo online. Scrivi a: giovanitalenti@radio24.it