Lavorare in Teatro. Ma in Inghilterra.

postato da Sergio il 27.09.2014, nella categoria Young Expats say
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Storia “classica”, in un certo senso, quella di Michela Franzoi, 30 anni, responsabile degli eventi per un teatro nel sud dell’Inghilterra. “Classica”, perché riunisce un profilo giovane, una formazione umanistica, e un Paese -l’Italia- che non fornisce posizioni qualificate, ai suoi neolaureati. O lo fa molto poco. La differenza -stavolta- è che vi suggeriamo un modo per aggirare l’ostacolo. O meglio, lo fa Michela: che ci racconta come ha trovato un impiego all’estero con il programma UE Leonardo. Michela si presenta così agli ascoltatori di “Giovani Talenti”:

“Mi chiamo Michela Franzoi, ho 30 anni, provengo da Verona e grazie al progetto di mobilità europea “Leonardo da Vinci” poco più di un anno fa sono approdata a Portsmouth, nel sud dell’Inghilterra dove attualmente vivo e lavoro con un contratto a tempo indeterminato presso il Kings Theatre.

A differenza della nostra cara Italia, in Inghilterra hanno subito apprezzato il mio percorso universitario (laurea specialistica in Lingue per la Promozione del Turismo Internazionale e Organizzazione Eventi), abilità professionali e conoscenza delle lingue. Dopo tre mesi di stage infatti sono stata assunta  come responsabile all’ufficio marketing e successivamente (dopo appena sei mesi) come coordinatrice degli eventi culturali promossi dal teatro.

Non solo. Incredibile a dirsi (per noi Italiani), mi hanno da subito dato “carta bianca” per ideare ed organizzare progetti internazionali, in particolare relazionati con l’Italia. E adesso mi ritrovo con ben 4 progetti al mio attivo: due mostre di due pittrici italiane (una delle quali proprio di Verona) presso il teatro, uno scambio artistico-culturale con una Fondazione di teatro per ragazzi sempre di Verona, nonché la traduzione in italiano della guida turistica ufficiale del Comune di Portsmouth.

In poche parole posso dire che finalmente sono riuscita a realizzare il mio sogno di organizzatrice di eventi culturali … l’unico problema è che per farlo sono dovuta espatriare in Inghilterra!

Appare veramente strano che il nostro Paese, così pieno di arte, storia e cultura, debba far emigrare all’estero le sue giovani e preziose risorse, soprattutto se per lavorare in ambito culturale.

Il mio ultimo desiderio rimane perciò quello di poter tornare in Italia e mettere la mia esperienza a servizio del mio Paese e del suo inestimabile patrimonio artistico culturale dalle potenzialità spesso purtroppo ignorate”.

Vi aspetto alle 13.30 (CET) sulle frequenze di Radio 24 – Stay tuned!

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All’estero – con il “sistema Italia”. E’ possibile.

postato da Sergio il 24.09.2014, nella categoria You say
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Straordinaria, davvero straordinaria la storia del nostro ascoltatore Alessio, che abbiamo tenuto nel “freezer” per un po’ troppi mesi, causa pausa estiva. Oggi ve la proponiamo: con questa spinta iniziamo la nuova stagione del blog.

Mostrando una “terza via”: andare all’estero sì, per apprendere, crescere e avere importanti responsabilità fin da giovani. Ma anche le nostre aziende devono aggredire i mercati, globalizzarsi e puntare sui giovani. L’azienda di Alessio ne è un esempio. Un esempio che entrare nel XXI° secolo, per il sistema-Italia, è possibile.

“Mi chiamo Alessio , ho 39 anni e da 4 anni emigrato in Brasile. Oggi sono amministratore della filiale brasiliana della prima software house italiana, nonché una delle principali software house a livello europeo.

Professionalmente sono cresciuto dentro il gruppo. Sono stati quasi 10 anni di “gavetta”, nei quali però ho avuto il piacere e la fortuna di potere apprendere e crescere.

Quando, con 20 anni di età, sono entrato, ero un addetto all’assistenza telefonica: giorno dopo giorno, quasi senza accorgermene, le responsabilità sono aumentate, e nel giro di poco tempo mi sono ritrovato ad essere responsabile prodotto di una soluzione gestionale che contava circa 12.000 clienti ed una rete di 300 rivenditori.

Ero entusiasta del mio lavoro: mi piaceva vedere evolvere il prodotto, gestire il team di persone dedicate alla soluzione ed incontrare clienti e rivenditori: insomma, pur con le difficoltà che ogni tipo di professione presenta, ero entusiasta del mio lavoro.  Sono stati anni fondamentali, perché è stato in questo periodo che ho imparato le “regole del gioco”: regole non scritte, che cambiano frequentemente e che possono essere apprese solo parlando con i colleghi che hanno più esperienza e confrontandoti tutti i giorni con il mercato.

Giorno dopo giorno però mi sono accorto che volevo qualcosa di più: volevo avere la possibilità di “fare la differenza”. In un grande gruppo ogni persona è importante, ma quasi nessuno indispensabile: il tuo lavoro si fonde con quello di altre centinaia di persone, ed è difficile misurare il contributo individuale. Non mi sono mancati i riconoscimenti, ma volevo mettermi alla prova con una sfida più grande.

Cosi l’azienda mi ha offerto la possibilità di lavorare con progetti su scala internazionale (India, e Romania) ed ho capito che la strada per potere crescere sarebbe passata per lo sviluppo dei mercati esteri.  Ho lavorato circa un anno, per presentare un progetto alla direzione finalizzato all’apertura di una filiale in Brasile ed è andata bene. Ho la fortuna di lavorare per una azienda nella quale le nuove idee possono arrivare alla Direzione senza filtri e senza preconcetti: nel giro di poco tempo ero su un aereo diretto in Brasile, con una valigia, un sogno ed una discreto fardello di responsabilità.

I primi tempi non sono stati semplici:  l’adattamento, la lingua, la cultura, sono aspetti che raramente vengono considerati nei business plan, ma incidono inevitabilmente in qualsiasi attività economica.  Anche se in Italia sei il numero 1, quando arrivi in un altro Paese devi costruire tutto da zero, con umiltà e pazienza. In questa fase di accumula la tensione, crescono le aspettative di risultati da un lato, e le difficoltà, ma occorre mantenere la calma ed essere perseveranti.  La svolta è arrivata con l’acquisizione di una azienda locale. Da circa un anno e mezzo abbiamo concluso l’acquisizione e l’azienda sta crescendo ad un tasso in doppia cifra.

Oggi, in Brasile, tento di applicare quello che ho appreso durante la mia “gavetta” in Italia: il mio lavoro è produrre “qualità” che ci consenta di creare un gap competitivo con la concorrenza:  sono amministratore delegato ed ho la responsabilità di sviluppare un mercato enorme, di dimensioni continentali. Oggi sento che posso fare la differenza.

Ho raccontato la mia storia, un po’ diversa rispetto a quella di altri giovani e che non hanno avuto la fortuna di avere “una azienda alle spalle” per potere espatriare perché credo che il sistema “Italia” abbia bisogno di iniziative  di questo tipo. Aziende che si aprono a nuovi mercati, per garantire  il proprio futuro.  Non mi riferisco ad aziende che creano holding all’estero per “convenienza fiscale” ma di aziende che esportano il “Made in Italy” per garantire crescita ed occupazione in Italia.

Per la mia “Italia” spero  che i “giovani talenti” che sono emigrati, possano, anche dall’estero, in qualche modo contribuire alla crescita del Paese. Spero che la politica (quella con la “P” maiuscola) faccia la sua parte, ascoltando chi ha vissuto in altri Paesi, perché per migliorare basterebbe copiare quello che già funziona in altre parti del mondo. Infine spero che le aziende facciano la loro parte, investendo in mercati esteri ed occupazione in Italia.

ALESSIO

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Lo startupper che tornò per “restituire” all’Italia…

postato da Sergio il 20.09.2014, nella categoria Young Expats say
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“L’Italia non è ancora il Paese dell’Innovazione: ho tuttavia sperimentato un potenziale enorme tra i giovani, anche superiore a quello della Silicon Valley. Basterebbe solo piu’ coraggio e -soprattutto- fame di creare/cambiare, comprendendo che la scienza e la tecnologia sono lo strumento migliore di affrancamento culturale e promozione sociale. “Stay Hungry. Stay Foolish”, come disse anni fa Steve Jobs ai ragazzi di Stanford“. Il biglietto da visita di Vincenzo Di Nicola, 34enne ingegnere e startupper diviso tra Stati Uniti e Italia, racconta tutto della sua voglia di “restituire” al proprio Paese quanto di meglio appreso e realizzato all’estero.

Partito per gli Stati Uniti seguendo le orme del nonno (anche lui emigrato Oltreoceano diversi decenni prima), Vincenzo -iscritto a Ingegneria Informatica- molla le ancore verso l’Università di San Diego, dove resta un altro anno come ricercatore.

L’approccio allo studio americano mi aveva davvero affascinato: meno “filosofia” dell’ingegneria, e molta piu’ sostanza pratica nel costruire progetti per il mondo reale“, ricorda Vincenzo a distanza di anni.

Negli anni successivi decide di abbandonare la carriera accademica, nella quale si stavano aprendo interessanti opportunità per lui, per intraprendere quella aziendale: Yahoo! e Microsoft rappresentano le prime fondamentali esperienze in questo senso, prima che -insieme ad un amico- nascesse l’idea di fondare una propria start-up.

Vede così la luce Go Pago, innovativa azienda pensata per ridurre i tempi di ordine, acquisto e ritiro di cibi e bevande presso i principali negozi e catene USA. Il tutto attraverso uno smartphone. GoPago rappresenta a tutt’oggi una delle iniziative di maggior successo tra i giovani startupper italiani negli Stati Uniti. Nove mesi fa l’azienda è stata venduta ad Amazon, per una cifra mai rivelata.

Vincenzo nel frattempo è tornato in Italia: sta valutando vari progetti, con l’obiettivo di far nascere qualcosa di importante qui. “Give back”…

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“Gli Ordini? Aboliamoli…”

postato da Sergio il 17.09.2014, nella categoria You say
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A conclusione dell’estate vi proponiamo i risultati della discussione che abbiamo lanciato a partire da giugno. Quella relativa al futuro degli ordini professionali italiani. Conservarli, riformarli drasticamente, o eliminarli del tutto?

Queste le vostre risposte, in maggioranza -va notato- favorevoli alla loro abolizione:

SIMONE

L’eliminazione degli ordini professionali è, secondo me, uno specchio per le allodole. Gli ordini professionali esistono in molti Paesi del mondo, per garantire al pubblico che i membri di tali professioni abbiano un certo livello di professionalità, e che siano regolamentati – così da evitare comportamenti non-etici. Eliminare gli ordini professionali eliminerebbe anche queste garanzie e sono sicuro che ciò non sia un beneficio per il pubblico. Il problema in Italia non è l’esistenza degli ordini professionali… ma l’abuso che viene fatto nell’accedere a tali ordini. Ci sono almeno tre livelli di abuso: il primo avviene al momento di accedere al tirocinio, il secondo al momento dell’esame, il terzo nel numero limitato consentito per certe professioni. Accesso al tirocinio: questo è di solito l’ostacolo più arduo, dove essere “figli di” aiuta. In Italia, secondo me, occorrerebbe introdurre l’obbligo di pagare uno stipendio adeguato ad ogni tirocinante. In questo modo si forzerebbe chi assume a selezionare i migliori, siano essi “figli di” o no. Esame: di nuovo, si tratta di evitare che il candidato sia identificabile durante il processo, per evitare che il “nome” prevalga sui meriti. La soluzione per me è avere una commissione giudicante completamente indipendente da coloro che gestiscono l’ordine professionale, totale anonimità dei candidati; eliminazione di qualsiasi esame orale. Infine, numero chiuso: ovviamente, questo è l’ostacolo principale di accesso a certe professioni, irrilevante per garantire la qualità dei membri dell’ordine, ed elimina la competizione. La soluzione è semplice: eliminare il numero chiuso.

MARCO

Abolendo gli ordini si eviterebbe in parte il problema parenti/amici. Ma temo che se li abolissimo, sicuramente ci si inventerà altre maniere per accontentare i propri amici … Forse si potrebbe sostituire gli ordini con una sorta di certificazione europea, che garantisca comunque la formazione continua e dia una parvenza di indipendenza.

DAVIDE

Credo che l’abolizione dei tanti ordini potrebbe rendere il mercato del lavoro più accessibile. Inoltre, la quota di iscrizione e’ un balzello inutile. Esami e concorsi dovrebbero essere già una garanzia delle capacità del professionista, oltre che l’eventuale esperienza maturata sul campo. Per me gli ordini sono inutili!

PATRIZIA

Sono una professionista che non appartiene ad un ordine professionale, ma ad un’associazione riconosciuta. Ho 55 anni. Sono a favore dell’abolizione degli ordini professionali, in quanto nel corso della mia carriera ho riscontrato -in molte occasioni- come non garantiscano né migliore formazione degli iscritti, né migliore tutela ai clienti. I giovani che intraprendono una professione sono molto spesso “sfruttati” dai dominus, e non viene data loro la possibilità di esprimere a pieno le proprie capacità.

SALVATORE

Gli ordini professionali sono stati destinatari di più di un intervento del legislatore negli ultimi anni, per cui si è giunti a un provvedimento di riforma a firma del Ministro Severino. Se ancora c’era il bisogno di precisarlo, il decreto-legge del Governo Monti ha ulteriormente ribadito che non possono essere poste dagli Ordini limitazioni all’accesso. Se anche non ci fossero gli Ordini professionali, qualche autorità dovrebbe pur verificare che gli aspiranti professionisti abbiano superato l’esame pubblico. Si avrebbero altrimenti tanti ignoranti, che in nome del “mercato” potrebbero mettere a repentaglio interessi patrimoniali e personali delle persone. Si continua a non capire che solo gli ordinamenti professionali garantiscono la deontologia dei professionisti.

ANONIMO

Non sono d’accordo in merito all’abolizione ordini professionali, in Italia.

Perche’? Per il semplice motivo che riporta ad un pensiero “ne giovane ne vecchio”, ma in grado di tutelare le utenze che richiedono valide e responsabili prestazioni professionali. E’ bello lavorare con i giovani ma e’ anche bello sentirsi tutelati da chi ha  esperienza.

L’esperienza dei piu’ anziani non puo’ essere inventata,  richiede piuttosto interazione tra i giovani senza che questi ultimi corrano troppo in fretta e pericolosamente.

No all’idea “tutto giovani” e basta…… almeno per certi lavori ex.. ingegneri, architetti,  notai e anche avvocati che hanno molte responsabilita’, per cui gli ordini servono penso anche a tutelare gli utenti che richiedono alta professionalita’  (a parte la libera concorrenza).

ENRICO

Abolizione Ordini professionali per liberare nuova Energia.

GIULIANO

Sono decisamente favorevole all’abolizione degli ordini professionali, che servono solamente a tutelare gli interessi degli iscritti a scapito delle nuove leve ed anche degli utenti.

ALBERTO

Gli ordini professionali vanno aboliti e basta.

LUCKY

Sono un farmacista pensionato e sono per l’ABOLIZIONE DEGLI ORDINI soprattutto quando è previsto un esame di stato per l’abilitazione professionale.

PAOLO

Sono un imprenditore iscritto all’albo dei dottori commercialisti di Milano. Cancellate questi inutili ordini ed entriamo finalmente nel XXI secolo.

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Anteprima “Giovani Talenti”

postato da Sergio il 13.09.2014, nella categoria Nava says
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Anteprima stagionale oggi per “Giovani Talenti”, che fa da prologo alla nuova stagione del programma.

Anche quest’anno tornano a trovarci due esperti di emigrazione e controesodo: Aldo Mencaraglia (Italiansinfuga) e Lorenzo Pompei (La Fonderia dei Talenti), con i quali facciamo il punto su mobilità e circolazione dei talenti.

L’Anteprima di “Giovani Talenti” farà anche il riassunto delle principali notizie dell’estate, con un approfondimento specifico sulla mobilità dei dottori di ricerca italiani, grazie all’intervista con la curatrice dell’indagine Isfol “Non sempre mobili”.

Infine, la parola a voi ascoltatori, con le vostre risposte alla discussione estiva sul futuro degli ordini professionali. La vostra opinione appare abbastanza netta…

Vi aspettiamo alle 13.30 (CET) sulle frequenze di Radio 24 – Stay tuned!


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GT is back On Air – Sabato 13 Settembre @ 13.30 CET

postato da Sergio il 10.09.2014, nella categoria Nava says
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“Giovani Talenti” is back! Da sabato 13 settembre, alle 13.30 (CET), torna il primo programma radiofonico che racconta le storie dei giovani professionisti italiani emigrati all’estero.

Perché abbiamo lasciato fuggire queste straordinarie risorse? Come rimetterle in gioco? Come trasformare l’Italia in un Paese attrattivo e di “circolazione dei talenti”, contrastando il declino?

Vi aspettiamo: 13/9/2014 @ 13.30 CET @ Radio 24 @ http://www.radio24.ilsole24ore.com/programma/giovani-talenti/index.php

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+ AAA Cercasi Storie Giovani Espatriati per “Giovani Talenti” – Radio 24! +

postato da Sergio il 19.07.2014, nella categoria Nava says
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Giovani Talenti” cerca le nuove storie del programma, in vista della ripresa del format autunnale il 13 settembre:

“Sei giovane e “under 40″? Laureato/a, magari con master? Sei emigrato/a dopo svariati tentativi di affermarti professionalmente in Italia, tutti andati a vuoto e/o deludenti, in termini di salario e prospettive di carriera?

Sei espatriato/a grazie a un contratto ottenuto per merito e selezione, che ti ha permesso -pur ventenne o trentenne- di raggiungere posizioni professionali inimmaginabili per te in Italia?

Nonostante ciò, non riesci a trovare posizioni equiparabili nel Belpaese, nell’ottica di un ritorno?”

—>Scrivi a: giovanitalenti@radio24.it – La tua storia potrebbe essere raccontata “on air” in una delle puntate autunnali!

N.B. Cerchiamo storie da TUTTE le professioni: dal manager all’imprenditore, dall’architetto all’ingegnere, dal ricercatore al professore, dal giornalista al medico, dall’avvocato all’informatico, ecc. ecc.. SCRIVETECI!

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Giovani Talenti Estate 2014

postato da Sergio il 02.07.2014, nella categoria Nava says
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Al via da sabato “Giovani Talenti Estate”, la serie estiva di “Giovani Talenti”: quest’anno abbiamo selezionato per voi le migliori puntate speciali andate in onda nel corso dei primi quattro anni e mezzo della trasmissione.

Puntate polifoniche, con più protagonisti, a più voci: puntate registrate in alcuni casi all’estero (a Londra, New York e Strasburgo), oppure aventi come filo rosso la città/regione di partenza, quali trampolino di lancio verso una carriera di successo oltreconfine.

Puntate da riscoprire – ancora attualissime, per i temi che contengono: temi di cambiamento e rinnovamento, per rendere l’Italia un Paese moderno e meritocratico, facendolo riemergere dalla palude in cui si è cacciato.

Una sola, la condizione imprescindibile: affidarlo nelle mani di giovani di talento, liberi e slegati da logiche familistiche e corporative, nonché -preferibilmente- con esperienze all’estero. Questo l’identikit dei futuri leader del Paese.

L’ELENCO:

5 luglio – Puntata Speciale Parlamento Europeo 2014 (Strasburgo/UE)

12 luglio – Puntata Speciale Mostra “Erasmus Effect” / Architetti Italiani all’Estero

19 luglio – Puntata Speciale AntitrustItalia, Giovani Professionisti a Bruxelles

26 luglio – Puntata Speciale Fonderia Oxford, Accademici Italiani in UK

2 agosto – Puntata Speciale “Arrivederci Italia”, Italiani Espatriati in UK

9 agosto – Puntata Speciale “Young Venetian Excellence Award”, giovani veneti di talento emigrati

16 agosto – Puntata Speciale “Il Brain Drain italiano minaccia il futuro della nazione?”, dalla Stonybrook University (NY)

23 agosto – Puntata Speciale “Little Italy Big Italians”, da Pesaro

30 agosto – Puntata Speciale Exbo – Bolognesi nel Mondo

6 settembre – Puntata Speciale “Aspen Junior Fellows”, giovani talenti italiani nel mondo

BUONE VACANZE, TILL SEPTEMBER!


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Una Gallerista a Honk Kong

postato da Sergio il 28.06.2014, nella categoria Young Expats say
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Chiudiamo con stile -oggi- la stagione 2013-2014 di “Giovani Talenti”: voliamo fino a Honk Kong, per ascoltare insieme la storia di Arianna Gellini, co-direttrice di una galleria d’arte nell’ex-colonia britannica. Un’altra storia di talento italiano premiato all’estero, per concludere in bellezza gli ultimi dieci mesi insieme.

Avviso importante a tutti gli ascoltatori: da sabato 5 luglio e fino a metà settembre “Giovani Talenti” si trasforma in “Giovani Talenti Estate”. Ogni sabato, sempre alle 13.30 CET, potrete ascoltare -in FM e streaming web- le migliori puntate speciali che hanno contraddistinto i primi quattro anni e mezzo della trasmissione. La prossima settimana vi forniremo l’elenco completo.

Torniamo alla storia di oggi. Arianna si presenta così agli ascoltatori di “Giovani Talenti”:

“Mi chiamo Arianna Gellini, ho 30 anni e da circa 8 anni vivo e lavoro in Cina. Sono una curatrice di arte contemporanea: attualmente vivo ad Hong Kong.

Il mio primo contatto con l’Asia e’ iniziato con una laurea triennale in Lingue, Culture e Societa’ dell’Asia Orientale (Cina) presso l’Universita’ Ca’ Foscari di Venezia. In seguito ad un Master in Arte Contemporanea presso il “Sotheby’s Institute of Art” di Singapore, ho avuto la fortuna di lavorare con alcune della gallerie piu’ importanti e alternative in Asia.

Dal 2012 sono direttrice delle esibizioni di Gallery EXIT ad Hong Kong. Gallery EXIT e’ una giovane galleria che concentra il proprio focus su giovani e promettenti artisti da Hong Kong e dal sud est asiatico.

La galleria si e’ stabilita nel 2008: in questi anni abbiamo scoperto e supportato numerosi artisti, aiutandoli a sviluppare la loro pratica e portandoli ad un livello internazionale”.

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Tre “Modest Proposals” per il Governo

postato da Sergio il 25.06.2014, nella categoria You say
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Ultimo “post” della stagione 2013-2014, con le vostre riflessioni alla casella e-mail giovanitalenti@radio24.it Oggi riprendiamo la discussione lanciata ad aprile: ”Il premier più giovane nella storia guida un Governo “under 50″: l’occasione per una svolta generazionale, nella Penisola? Se sì, quali sono le vostre richieste al nuovo esecutivo, per non emigrare all’estero… o -meglio ancora- per progettare un ritorno in Italia? Inviateci poche -concrete- proposte, da girare al Governo!

Le vostre risposte:

ALBERTO:

Al giovane Capo del Governo ed alla sua squadra chiedo una cosa molto semplice, eppure poco evidenziata e sostenuta sia a livello socio-politico che mediatico:
non crede sia ora di iniziare a far crescere Competenza Imprenditoriale e Cultura d’Impresa nel sistema industriale Italiano?

Tradotto: elevare il livello ‘professionale’ degli imprenditori italiani, in particolare di quelli piccoli.
Fin quando i giovani talenti –preparati in Italia, con risorse italiane, dalla ‘disastrata’ scuola italiana– dovranno continuare ad andare all’estero per trovare aziende, ed attività capaci di utilizzare le loro competenze con buona, spesso ottima ,soddisfazione?
E’ vero ci sono anche carenze della scuola, ma quelle del sistema industriale sono molto più gravi. Quanti Imprenditori italiani sono d’accordo con Enrico Moretti, professore universitario in USA (Italiano!), quando afferma che oramai le aziende si possono classificare in due soli modi: quelle che Innovano e le altre?
Sarà necessario che chi ci governa ricordi che senza la capacità delle imprese di saper creare prodotti ad alto Valore Aggiunto, l’unica necessità di manodopera che continuerà a servire sarà solo quella con formazione professionale… altro che Laureati!
Eccolo il mismatch, un disallineamento non tra titoli di studio ‘alti’, ma tra inutilizzo di titoli alti e fabbisogno di titoli bassi…. paradossalmente quelli dove la nostra scuola, ben nota per i suoi limiti, dimostra il suo più alto grado di inefficienza !
Quindi caro Giovane Governo, cerca di non fermarti ai termini, e guarda dentro ai fatti, le cose sono molto semplici, basta volerle VEDERE. senza una presa di coscienza i tempi saranno ancora lunghissimi.

ANTONIO:

Mi permetto di dare alcuni consigli per il nostro Premier, sono piccole cose, ma se si riesce ad applicarle sulla base del nostro quadro normativo sarebbero delle rivoluzioni.

1. Dare ai cittadini italiani una carta d’identità elettronica, invece di mandarci in giro con un documento di riconoscimento peggiore dell’Albania, con tutto il rispetto

2. Obbligare che tutti i viaggi per motivi di lavoro pagati dallo stato contribuiscano punti miglia, che vadano a favore dello Stato come in Germania

3. Ridurre le prerogative costituzionali di Regioni A Statuto speciale come la Sicilia fino a che non sia allineano a livelli di servizio comparabili con quelli delle altre regioni, tagliando spese infruttifere

4. Ridurre la spesa per salari del 30% della PA, riducendo i dipendenti,ed utilizzando i risparmi per acquisto di beni e servizi tangibili per la popolazioni con acquisiti nel settore privato a prezzi commerciali (non stragonfiati)

5. Fare una seria legge anticorruzione per la PA

GUIDO:

“Quando una piccola impresa nasce occorre farla attecchire, crescere: Dopo, se cresce e si struttura, allora si puo’ richiedere gradualmente una certa  accountability burocratica e fiscale.

Ma e’ distruttivo applicare a una giovane impresa una complessa articolata draconiana normativa in termini di tutela dei lavoratori, permessi, Siae, bolle di accompagnamento, scontrino fiscale, complessi percorsi amministrativi e complicata imposizione fiscale .

Finche’ continua cosi’ meglio emigrare in un terreno amico alla crescita. Scappare a gambe levate!

Allora facciamo

>poche

>ragionevoli

>chiare

Regole e facciamole rispettare.

Servono nuove regole per le piccole imprese.

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I VOSTRI FEEDBACK CONTANO!

Sei un giovane espatriato od espatriata? Oppure vivi in Italia, ma stai pensando di emigrare? Scrivici una lettera, con le tue riflessioni e i tuoi pensieri sui perché della tua scelta. La pubblicheremo online. Scrivi a: giovanitalenti@radio24.it