Fantasia di frutta al chiar di luna con zenzero allo sciroppo d’acerocaramellato e

postato da Nicoletta Carbone il 15.05.2012
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Ingredienti per 2 persone
  • 1 kiwi sbucciato e affettato
  • 1 mela (biologica) tagliata a spicchi e poi affettata (non sbucciata)
  • 1 pera (biologica) tagliata a spicchi e poi affettata (non sbucciata)
  • 4 nespole tagliate a pezzetti
  • 100 g di fragole, lavate, asciugate e divise a metà
  • 30-40 g di zenzero fresco taglia a fettine molto sottili
  • 1 cucchiaio di sciroppo d’acero
  • 2 cucchiai di succo di lamponi (senza zucchero)
  • Alcune foglioline di menta (dolce) per decorare
  • Succo di limone q.b.

Adagiate le fettine di kiwi, mela e pera nei piatti cercando di creare una piacevole coreografia, unite le nespole e le fragole, irrorate con il succo di lamponi mescolato con alcune gocce di succo di limone e lasciate riposare in frigorifero per pochi minuti.
Nel frattempo scaldate in una padella lo sciroppo d’acero, unite le fettine di zenzero e fate caramellare a fuoco medio (lasciate dorare leggermente).
Distribuite le fettine di zenzero sopra la frutta fresca, decorate con le foglioline di menta e servite.
I consigli di Nicoletta Carbone
Lo sciroppo d’acero viene estratto dalla linfa di un particolare acero.
Questa linfa è raccolta nei mesi di marzo-aprile in Canada (orientale) e in alcuni Stati del Nord America.
Per ottenere il tipico sciroppo ambrato, la linfa viene fatta bollire e poi filtrata: il più denso è di grado A.
Quello più diffuso in Italia è il grado C, più chiaro e dal sapore delicato.
E’ delizioso nella macedonia, con le fragole, le ciliegie e i frutti di bosco.
Può essere utilizzato per preparare dolci, biscotti e muffin.
Non può mancare con i tipici pancakes (l’impasto è simile a quello delle crespelle, ma con una consistenza più densa e spugnosa).
Provate lo sciroppo d’acero anche nello yogurt naturale e nel gelato di riso alla vaniglia.

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Chi è senza peccato scagli la prima pietra

postato da Nicoletta Carbone il 14.05.2012
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In questi giorni riflettevo sull’abitudine tutta umana di giudicare… Lo so è una funzione della nostra mente, il cervello non può farne a meno. Nel mio lavoro mi hanno insegnato, e non in modo piacevole, ad accettare tutti i feed back, tutte le critiche come se fossero vere. Anche se sono assurde. Se le prendi per vere anche per pochi minuti ti aiutano a crescere.

Io vedo molte persone che criticano e basta.
Spesso criticano altre persone senza conoscerle, senza avere competenze, senza aver meriti per farlo. Sembra che ci sia una specie di regola, meno risultati la persona ha raggiunto in una determinata cosa e più critica chi li raggiunge… Un po’ troppo facile criticare direi.
L’ho fatto anche io lo ammetto, e probabilmente lo rifarò. Sono umano e quindi imperfetto. Spero di ricordarmi, tutte le volte che lo farò, che non serve a nulla, anzi mi qualifica come una persona poco furba per non dire altro.

Quando qualcuno criticherà te accogli la critica e fai finta che sia vera. Così per crescere. Fatto questo chiediti:

  • La persona ha le competenze per criticarmi? È un esperto in materia? Ha avuto risultati migliori dei miei?
  • Mi critica per farmi crescere? Perché mi vuole bene? O per altre ragioni meno nobili?
  • Mi conosce o conosce la situazione per poter criticare?

Siamo tutti un po’ troppo pronti per dire agli altri cosa e come dovrebbero comportarsi, quando c’è da fare invece vedo meno preparazione. In momenti difficili come questi la generosità della critica è all’ordine del giorno.
I nostri così detti “leaders” danno un esempio sconfortante. Dicono agli altri di fare cose che non fanno. Noi da buoni sudditi, seguiamo l’esempio…

E quindi cosa fare?
Io non posso scagliare la prima pietra. Nemmeno la seconda. Mi limito a invitarti a prestare meno l’orecchio alle critiche di chi dovrebbe stare zitto.
Poi magari tutti insieme critichiamo meno e facciamo un po’ di più. Chissà che troviamo in modo di migliorare la situazione.

A cura di Claudio Belotti, coach

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Guerra all’artrosi dell’anca

postato da Nicoletta Carbone il 10.05.2012
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L’artrosi, purtroppo, è un problema che non risparmia quasi nessuno e con questi suggerimenti che provengono dallo Yoga , si cerca anzitutto di prevenire la malattia ed eventualmente contenerla entro limiti accettabili prima che questa diventi invalidante.
Ci riferiamo in questo caso all’artrosi dell’anca-cosa assai dolorosa-che può essere affrontata con sicurezza, ma quotidianamente, e portare insperate soluzioni in termini di mobilità, assenza di dolore ecc

Ecco qui di seguito le nostre proposte: esercizi a terra

Stando sdraiati a terra, iniziamo una serie di circonduzioni con il ginocchio sinistro portandolo prima  verso l’esterno, poi avvicinandolo al petto, poi spostandolo a destra e infine allungando la gamba a terra come nella posizione di partenza.
Come se volessimo disegnare dei cerchi perfetti con il ginocchio sinistro. E sempre mantenendo una profonda respirazione completa.

Ripetere per 8 volte.
Replicare lo stesso movimento con il ginocchio destro e modalità identiche , sempre per 8 volte.

Se durante l’esecuzione avvertissimo qualche dolore proprio in corrispondenza del femore, si tratta di una regolare risposta del nostro corpo che si deve abituare a una posizione che non faceva da tempo…magari dall’infanzia!

A cura di Lisetta Landoni presidente Accademia di Kriya Yoga di Milano

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Focaccia integrale ai cereali e timo fresco

postato da Nicoletta Carbone il 09.05.2012
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Ingredienti per 6-8 porzioni

  • 100 g di farina di frumento tipo 0
  • 100 g di farina bianca di farro
  • 150 g di farina integrale di farro oppure di frumento
  • 100 g di farina d’orzo
  • 50 g di farina d’avena
  • 80 g di farina di grano duro oppure di grano khorasan (kamut)
  • 1 cubetto di lievito di birra
  • 100 ml di birra artigianale
  • 250-270 ml di acqua naturale tiepida
  • 1 cucchiaio (scarso) di olio extravergine d’oliva
  • 2 cucchiai di mandorle tritate grossolanamente
  • Timo fresco q.b.

Stemperate il lievito nell’acqua tiepida e lasciate riposare per 15 minuti a temperatura ambiente.
Mescolate le farine con le mandorle e le foglioline di timo.
Disponetele a fontana sul piano da lavoro, fate un incavo al centro e versate il lievito mescolato con la birra e l’olio. Iniziate a impastare: amalgamate bene fino a ottenere un composto morbido ed elastico. Avvolgetelo in un telo da cucina e lasciate lievitare nel forno (spento) per circa 2 ore.
Stendete l’impasto della forma desiderata, praticate alcuni fori con la forchetta e infornate a 200°C (180°C se ventilato) fino a quando la superficie appare dorata e l’interno è diventato soffice e poroso.
Lasciate raffreddare, tagliate a striscioline e mettete in tavola!

I consigli di Nicoletta Carbone

Questo impasto può essere utilizzato anche per preparare piccoli panini da farcire a piacere.
Se eliminate il timo e aggiungete 1 cucchiaio di zucchero di canna oppure di miele otterrete gustosi panini da consumare a colazione, o come spuntino, farciti con composta di frutta (senza zucchero) o con fettine di mela caramellate con sciroppo d’acero, o semplicemente accompagnati da alcune noci, nocciole o pistacchi.

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Cosa fare se vostro figlio adolescente fuma?

postato da Nicoletta Carbone il 08.05.2012
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Se vi accorgete che vostro figlio ha fumato, per prima cosa mantenete la calma, non è il caso di spaventarsi: la curiosità fa parte del normale sviluppo e inspirare il fumo di una sigaretta è un’esperienza quasi irrinunciabile per gli adolescenti. Queste prime sigarette di solito non piacciono per niente e il fumo inspirato risulta il più delle volte pungente e di odore nauseante. A rigor di logica, ci si dovrebbe fermare qui, dopo queste prime esperienze negative, ma spesso non è così.

Prima di tutto è bene ricordare che l’adolescenza è un periodo particolare: l’adolescente infatti ha alcuni importanti passi evolutivi da compiere, tra i quali l’inserimento in un contesto sociale, la costruzione di un’immagine di sé realistica e soddisfacente e quindi la distinzione dalla propria famiglia che avviene attraverso una fase di scontro, cui seguirà, una volta maturate le differenze, un riavvicinamento.
Detto ciò, che cosa si può fare?

  1. Imparare a conoscere e capire i motivi per cui si comincia a fumare. Quali possono essere?
  • Disagio personale
  • Far parte del gruppo
  • Imitazione del comportamento abituale nel proprio ambiente
  • Imitazione degli idoli
  • Pubblicità delle sigarette
  1. Parlare del fumo con vostro figlio
  • Se anche voi fumate (o fumavate), difficilmente le vostre motivazioni saranno le stesse di vostro figlio, quindi mettevi in ascolto evitando di fidarvi a priori della vostra opinione: questo aiuterà a far emergere, se ci sono, le problematiche di vostro figlio.
  1. Informare vostro figlio
  • che la nicotina contenuta nel fumo di tabacco  risulta gradevole ai fumatori e perciò è ricercata sempre di nuovo e sempre più spesso, e che da ciò può generarsi una dipendenza dalla quale non è facile liberarsi
  • che le sostanze dannose contenute nel fumo delle sigarette possono essere estremamente nocive. Che, ad esempio, il monossido di carbonio si sostituisce all’ossigeno e in tal modo sottrae all’organismo il nutrimento necessario
  • che la forma fisica peggiora già in età giovanile per gli effetti di monossido di carbonio e delle altre sostanze tossiche
  • che non volete che vostro figlio fumi, perché per voi è importante che sia libero da sostanze che creano dipendenza. Il fatto che eventualmente anche voi  fumiate non costituisce un impedimento al fatto che vi possiate impegnare assieme a vostro figlio perché mantenga la sua libertà dal fumo. Se poi voi desiderate smettere di fumare, provateci!
  1. Fare un patto con vostro figlio… Voi avanzate una proposta concreta, che potrebbe ad esempio presentarsi così: le prime tre sigarette nella vita di vostro figlio non sono un argomento su cui discutere, mentre dalla quarta se ne discute con i genitori. Ecco alcune questioni:
  • Perché ha fumato la sigaretta?
  • Chi gliel’ha offerta?
  • Ha accettato volentieri o si è sentito costretto ad accettare?
  • Gli è piaciuta la sigaretta?
  • Come evitare situazioni nelle quali si è “costretti” a fumare?
  • Vostro figlio pensa che fra due anni continuerà a fumare?

Se fornite una motivazione chiara del perché volete metterlo in guardia contro il fumo, allora potete conquistare la sua fiducia e rendere accettabile il vostro aiuto e il vostro appoggio. Affrontate l’argomento senza moralismi, considerate l’aiuto che date a vostro figlio perché rimanga libero dal fumo un impegno il cui unico scopo è evitare una dipendenza.
A cura del Dott. Roberto Boffi e della Dott.ssa Elena Munarini, Pneumologo e Psicologa del Centro Antifumo dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano

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Ciambella integrale con mele e composta di mirtilli

postato da Nicoletta Carbone il 07.05.2012
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Ingredienti

  • 150 g di farina tipo 00
  • 100 g di farina integrale (frumento o farro)
  • 100 g di farina d’orzo
  • 3 uova
  • 3 cucchiai d’olio extravergine d’oliva
  • 2 cucchiai (scarsi) di zucchero di canna
  • 1-2 mele, sbucciate e affettate finemente
  • 3 cucchiai di composta di mirtilli (senza zucchero)
  • 1 bustina di lievito istantaneo per dolci
  • Succo di mela (limpido) senza zucchero q.b.

Preriscaldate il forno a 180°C (160°C se ventilato).
Mescolate le farine con il lievito.
Sbattete i tuorli e amalgamateli con lo zucchero di canna.
Montate gli albumi a neve e incorporateli delicatamente ai tuorli.
Versate l’olio nelle farine e iniziate a impastare, unite il composto di tuorli, zucchero e albumi e continuate a impastare. Aggiungete il succo di mela fino a ottenere un composto morbido e omogeneo. Versatene metà in uno stampo forato leggermente oliato e infarinato, distribuite la composta di mirtilli e le fettine di mela, coprite con l’altra metà dell’impasto e infornate per circa 30 minuti.
I consigli di Nicoletta Carbone


Quando preparo i dolci preferisco usare lo zucchero di canna invece dello zucchero raffinato.
Le calorie non variano, ma il primo è più aromatico.
Per ridurre l’apporto di zucchero nelle mie ricette di pasticceria uso il succo di mela (limpido) non dolcificato. Con questo ingrediente riesco a ottenere impasti morbidi e piacevoli al palato anche quando non uso il burro o ne riduco notevolmente le dosi.

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Dovrei, ci provo ma in passato ho sbagliato

postato da Nicoletta Carbone il 04.05.2012
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Conosco tante persone che passano troppo tempo a pensare agli errori del passato. “Avrei dovuto fare così, non avrei dovuto fare cosà”. Lo stesso vale per i “dovrei”. “Dovrei fare questo, dovrei fare quello”, che secondo me è l’anteprima del “ci provo”, la tipica frase di chi poi non fa.

Partiamo dai “avrei dovuto”. Tutti avremmo dovuto fare qualcosa o non fare qualcos’altro. È la vita. A volte abbiamo fatto come abbiamo fatto perché ci mancavano le risorse, altre perché eravamo emotivamente sfasati, ci sta. Lo stesso vale per le cose che non abbiamo fatto. Gli errori fanno parte del vivere, li facciamo perché siamo umani e li ripetiamo perché siamo umani quindi a volte dobbiamo ripetere la lezione per imparare.

Diabolico non è ripetere gli errori ma continuare a recriminare o rimpiangere. Se hai fatto un errore fai tesoro della lezione, chiedi scusa e fai qualcosa per rimediare. Come dice Randy Paush, chiedi scusa e chiedi come puoi rimediare. Se l’errore lo hai fatto con te stesso chiediti scusa e rimedia con te stesso.

I “dovrei” mi fanno impazzire.

Chiariamoci anche io dovrei fare tante cose che infatti non faccio. Una cosa è certa: dovrei fare le cose poco importanti perché quelle che contano le faccio.  Tony Robbins dice che il fallimento è il risultato di rendere le cose meno importanti di quello che sono e che lo stress nasce dal rendere le cose più importanti di quello che sono. Non so tu ma io spesso dò troppa importanza a cose che non ce l’hanno.

Magari mi deludo per un errore che ho fatto, ci rimango male, recrimino con me stesso invece di andare avanti e imparare.

Ultimamente mi sono imbattuto con un paio di persone che parlano tanto e fanno poco. “A parole sono tutti dei campioni” si dice e queste persone sono dei campionissimi.

Hanno un sacco di scuse e ragioni del perché non possono fare quello che vorrebbero o dovrebbero. Ovviamente le scuse vengono dal passato ed è sempre colpa di altri. Fanno dichiarazioni su quello che faranno che immancabilmente non fanno. È un circolo vizioso.

Se tu sei più disciplinato e porti avanti le cose, hanno commenti e giudizi su di te. Per loro sei fortunato, o rigido o chissà cosa. Quando non ti fai coinvolgere o li eviti pensano che sei uno stronzo, o che non li capisci. Se li lasci fuori dai tuoi progetti perché ti hanno stancato o fatto perdere tempo, dicono che sei un egoista.

Anche questa è la vita. Grazie a Dio ognuno la vive come crede e per la legge karmica (di causa e effetto) tutti raccogliamo cosa seminiamo. Di fatto non raccogliamo sempre, a volte c’è una gelata che rovina tutto.

Una cosa è certa se non semini non raccogli.

Ricordo anni fa quando Roberto Baggio giocava ancora. Era a fine carriera e giocava a Brescia. Dopo l’ennesima operazione al ginocchio rientrò in tempi record in campo, battendo tutte le più ottimistiche previsioni. La sua squadra stava lottando per salvarsi dalla retrocessione e lui voleva esserci. Al suo rientro segnò un goal importantissimo. Grazie a un passaggio si trovò davanti alla porta vuota, non dovette fare altro che tirare per segnare.

Ricordo i commenti degli stupidi che dicevano che era fortunato a essersi ritrovato sotto porta. I più attenti, apprezzavano il fatto che invece di recriminare per l’infortunio, o per errori passati, o per la sfortuna di essersi fatto male, si era posto un obiettivo. Invece di “dovrei rientrare” aveva fatto l’impossibile per essere in campo quando serviva.

Baggio purtroppo non viene ricordato per questo. I più lo ricordano per aver sbagliato quel rigore nella finale americana contro il Brasile. Io ricordo che ai quarti di finale e semifinale di quel campionato del mondo passammo per merito suo. Certo, aver visto quelle partite allo stadio mi aiuta a ricordare quegli eventi, ma quello che importa è senza di lui non saremmo nemmeno arrivati in finale.

Ricordo anche la sua riposta quando a fine carriera qualcuno gli chiese cosa rispondeva a chi gli faceva domande su quel rigore. Lui disse: “dico che c’è chi sbaglia i rigori in finale di campionato del Mondo perché li tira. C’è chi non li tira mai quindi non sbaglia”.

Io ne ho sbagliati un sacco. Mi dispiace ma ci penso poco, ho imparato la lezione e la applico al prossimo da tirare. So anche che per segnarli devo prepararmi. Se provassi a prepararmi sarei sicuro di sbagliare ed è un’idea che non mi piace, la lascio a chi dalla tribuna ha da commentare su come gioco.

Dopotutto sono, come te, fortunato, rigido ed egoista.

E tu, ti stai preparando per il prossimo rigore?

A cura di Claudio Belotti, coach

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Sole ed eritemi solari

postato da Nicoletta Carbone il 03.05.2012
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I raggi solari permettono la vita, il sole è grande amico dell’uomo e del pianeta, e i raggi ultravioletti portano innumerevoli vantaggi alla nostra salute (permettono per esempio la produzione di vitamina D, che favorisce lo sviluppo osseo). Ma i raggi solari possono divenire un potente “veleno” se presi in eccesso. Anche in questo caso, è proprio vero il fatto che “è la dose che fa il veleno.

I raggi solari sono composti da “fotoni”, ovvero da particelle di energia. Questa immensa energia di cui sono dotati, va ad impattare sulla nostra pelle. Il colore della pelle rappresenta un mirabile sistema di difesa, poichè è causato dalla quantità di  melanina presente. Più la pelle è scura, quindi più produce melanina sotto stimolo solare, e più è difesa. Più la pelle è chiara, meno melanina produce, più si arrossa (invece che scurirsi) al sole, e più è vulnerabile all’immensa energia dei raggi ultravioletti. E più è elevata l’energia solare (mesi estivi, paesi tropicali), e più è violento l’impatto con le pelli chiare (quindi il danno conseguente).

Le regole importanti al sole
-       Valutare il proprio “fototipo”: in parole semplici, più vi scottate, e meno vi abbronzate, indipendentemente dal colore dei capelli, e più basso è il fototipo.
-       Se avete fototipo basso, potete esporvi con una certa tranquillità, e sempre protetti, solo al mattino presto e nel tardo pomeriggio. Ma chiunque voglia mantenere una pelle giovane, fresca, poco grinzosa e poco macchiata, dovrebbe seguire queste regole.
-       Mano a mano che la pelle si abitua al sole, produce melanina, si abbronza, si può esporre un pochino di più – ma sempre con protezione almeno media, una protezione sia nei confronti di UVB (SPF ), sia nei confronti dei raggi lunghi UVA (PPD)
-       L’eritema è la reazione “necessaria” per produrre melanina: se è roseo e impercettibile, va bene. Dopo 72 ore la  pelle inizia a avere quella che è la pigmentazione ritardata, cioè la vera abbronzatura. Non sempre l’eritema è patologico!

Ma l’eritema da sole può in alcuni casi esitare in una reazione pruriginosa, con papule, prurito e arrossamento (fotodermatite). Se si è predisposti a queste reazioni, occorre assumere per bocca sostanze fotoprotettive come i caroteni (iniziando possibilmente 15-20 giorni prima delle esposizioni), e esporsi gradualmente, con protezioni alte, formulate in veicoli per pelli sensibili.
Altre volte, se ci si è dimenticati di applicare la protezione, oppure ci si è addormentati, oppure si è trascurata una parte del corpo (spesso i piedi!), ecco che l’eritema può esitare in una vera e propria USTIONE SOLARE, con rossore intenso, dolore che spesso impedisce addirittura il sonno, formazione di vesciche e bolle. In questi casi, per non rovinarsi ulteriormente le vacanze, bisogna tassativamente evitare di esporsi al sole nei giorni seguenti, coprendosi con indumenti adeguati (anche quando si fanno i bagni in mare!). E applicare creme cortisoniche. L’assunzione di antistaminci orali può calmare prurito e fastidio.

A cura della Dott.ssa Riccarda Serri, specialista in dermatologia

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Tramezzini integrali con lattuga, crescione, rucola e crema di ricotta al curry

postato da Nicoletta Carbone il 02.05.2012
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Ingredienti

  • 4 fette di pane integrale
  • 4 foglie di lattuga
  • 50 g di crescione
  • 3 cucchiai di ricotta fresca
  • 1 cucchiaio di yogurt naturale
  • 3 cucchiaini di olio extravergine d’oliva
  • 1 cucchiaio di erba cipollina tagliata finemente
  • 2 cucchiaini di semi di sesamo
  • Curry in polvere a piacere
  • Rucola q.b.

Amalgamate la ricotta con lo yogurt, il curry e l’erba cipollina. Coprite con un telo da cucina inumidito e lasciate riposare in frigorifero per 30 minuti circa.
Adagiate le fette di pane sul piano di lavoro, oliatele con un cucchiaino d’olio, distribuite la lattuga, il crescione e irrorate con i restanti 2 cucchiaini d’olio, spalmate la crema di ricotta, aggiungete la rucola e infine il sesamo.
Accostate le fette di pane e servite.
I consigli di Nicoletta Carbone


Quando non ho tempo di preparare il pane in casa, acquisto il pancarré integrale biologico nei negozi di alimenti naturali o nei supermercati più forniti.
La scelta è ampia: grano duro, grano tenero (bianco e integrale), farro, grano khorasan (kamut), mix di cereali, ecc.
Gli ingredienti sono di ottima qualità (quasi sempre: farine bianche e integrali macinate a pietra) e la percentuale di grassi è intorno al 5% (a volte anche meno) e di solito è rappresentata da olio di girasole, riso oppure olio extravergine d’oliva.
Alcuni panettieri producono pancarré freschi e fragranti con ingredienti sani e materie prime del territorio. Per conservarli li avvolgo in un telo da cucina e li metto in un sacchetto di carta. In frigorifero, se non sono tagliati a fette, si mantengono bene anche una settimana e preservano il giusto grado di umidità. Prima di consumarli li lascio almeno 20 minuti a temperatura ambiente. Per colazione, quando ho poco tempo, scaldo direttamente le fette nel tostapane.

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Ispirazioni

postato da Nicoletta Carbone il 27.04.2012
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La vita, il mondo, la crisi ci chiede di essere straordinari per poter affrontare e vincere le sfide. Lo sport è così. La musica è così. Il lavoro è così. La politica (quella vera dei grandi leader è così). Chi sa affrontare e vincere grandi sfide ci ispira, ci emoziona.
L’atleta che supera la fatica o un avversario superiore, ci ricorda che possiamo andare oltre. Il musicista che suona in modo straordinario, ci emoziona. Il grande leader del business, che crea prodotti o aziende che cambiano la vita, ci ispira. I leader politici che cambiano le sorti di un paese (come è appena successo in Birmania) ci mostrano una nuova via.
Solo gli esseri umani possono fare grandi cose. Solo gli uomini sanno vedere a occhi chiusi oppure vedere quello che non esiste. È la visione, quello che c’è nella nostra mente, cuore e anima.
Abbiamo bisogno di uomini e donne che ci fanno vedere quello che non c’è. Soprattutto abbiamo bisogno di chi ci dice “andiamo a creare quel futuro che non c’è, facciamolo insieme, io sono con te”.
Di persone che hanno idee, che parlano, che ci dicono cosa fare (farlo noi senza di loro) ce ne sono tante, troppe.
Io penso che ce ne siano anche tante di quelle che fanno, magari senza parlare troppo. Le trovo al mattino presto in macchina verso il lavoro, negli asili a educare i nostri figli, nelle parrocchie di tutte le religioni a passare qualche valore, nei negozi a servire (che bel verbo!) i clienti con passione… sono ovunque!
Forse in mancanza di persone famose che ci indicano la via possiamo prendere in prestito quelle di altri paesi. Oppure possiamo guardarci intorno. Sono sicuro che nel tuo quartiere c’è un eroe o una eroina che è fonte di ispirazione. Nessuno metterà la sua foto sul giornale, nessuno farà un film sulla sua vita ma tu puoi imparare da questa persona.
Magari la prossima volta che aggiorni il tuo stato su Facebook potresti parlare di lei, anche in modo anonimo, senza dire il suo nome. Parla solo di quello che fa e di cosa ti ha insegnato. Chissà che l’ispirazione non diventi contagiosa.
Buona settimana ispirata.

A cura di Claudio Belotti, Coach

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